Quale etica
Siamo sempre più spesso scioccati
da segni di mancanza di un’etica. La
ragazzina appena entrata nell’adolescenza che si fotografa nuda e vende queste
foto per comperarsi abiti firmati. Ragazzi che si prendono gioco di un
handicappato. Preti pedofili. Autorità politiche che continuano a riproporre
leggi a tutela di propri privati interessi. Un clero (forse anche un papa, o
ho
capito male?) che
apprezza come un miglioramento l’ascesa al potere di un simile ceto politico
,
sostanzialmente perché promette finanziamenti e ostenta un ossequio palesemente
ipocrita…
L’etica, si sa, è un sistema
di valori, un accordo interno a una determinata cultura che individua le
priorità fra azioni buone e cattive. L’etica vittoriana copriva le gambe dei
tavoli. L’etica degli
scribi e dei farisei, spesso venata da ipocrisia, venne ferocemente aggredita
da Gesù. L’etica feudale non era uguale all’etica della società industriale o
all’etica della democrazia.
Quello che è grave non è che
si dissolva un sistema etico, è che non se ne veda all’orizzonte un altro
accettabile.
Mi domando: che cosa ci
direbbe Gesù oggi? Di fronte ai precetti degli scribi e dei farisei ebbe parole
durissime, rivoluzionarie. Il sabato è
fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato. Non fatevi chiamare padre o maestro
(o monsignore) perché uno solo è il vostro Padre nei
cieli. Non preoccupatevi dicendo “Che cosa mangeremo, che cosa berremo (come ci
finanzieremo)”. .Non preoccupatevi di quello che entra
nella vostra bocca, ma di quello che esce dal cuore, perché quello che entra in
bocca finisce al cesso, ma dal cuore escono invidie e ogni genere di
cattiverie.
Questo sistema etico in
disfacimento può essere un dono divino.
Il Signore ci invita oggi a sperimentare la gioia di ascoltare nel silenzio interiore
la sua voce. A credere
che è possibile coltivare la propria coscienza, ed ascoltare la
voce dello Spirito.
Il disastro di una società
in disfacimento morale può creare le condizioni migliori per la nascita di una
nuova etica nata nell’ascolto interiore e nell’affetto per ciascuno dei nostri
fratelli.
Qualche cattolico – come io
credo di essere – può giustamente temere in questa scelta basata sulla
coscienza individuale un rischio per l’unità della Chiesa, ma di questo potremo
parlare una prossima volta.