Obbedire alla Chiesa è conciliabile con una ricerca interiore?

La domanda, postami da un frequentatore del sito, merita una risposta pubblica perché non pochi laici sono trattenuti dal dedicarsi alla contemplazione pensando che il modo di credere e di pregare non debba essere elaborato liberamente dal credente, sotto l’impulso dello Spirito, ma debba essere dettato da un’autorità religiosa.

Attorno al 1864 Pio IX, ancora per poco re di Roma, emanò un documento ufficiale noto come il Sillabo, in cui enunciava, sotto pena di scomunica, gli errori filosofici, morali, religiosi della società moderna. Fra questi una delle proposizioni condannate che fece più scalpore diceva che “La chiesa deve conciliarsi con il mondo moderno”. Il Concilio Vaticano II al contrario ebbe in molti dei suoi documenti solenni parole di apprezzamento per il mondo moderno, a volte usando espressioni assai simili a quelle condannate cento anni prima.  Dal confronto fra questi due documenti si può dedurre con chiarezza che neppure una dichiarazione di scomunica deve essere considerata infallibile dai cattolici. D'altra parter proprio in questi giorni il papa Benedetto XVI ha auspicato la canonizzazione di suor MacKillop, che più di un secolo fa era stata scomunicata dal vescovo di Adelaide.

Il dogma dell’infallibilità del papa fu promulgato dal Concilio Vaticano I pochi anni dopo il Sillabo (1870). Di che infallibilità si tratta? Un famoso cardinale inglese, Newman, che aveva partecipato al concilio, dichiarò “Io brindo al papa, ma prima brindo alla mia coscienza”. Il Concilio infatti aveva dichiarato solamente che il papa è infallibile quando, dopo aver constatato l’orientamento della chiesa universale (il cosiddetto sensus ecclesiae), dichiara che una determinata affermazione in materia di fede e di morale è contenuta nella rivelazione. L’ultima proclamazione infallibile risale al 1950, quando il papa Pio XII proclamò il dogma dell’assunzione in cielo della Vergine Maria con il corpo. E' chiaro che la massima parte degli insegnamenti ufficiali dei papi e della curia romana sono liberamente discutibili. Personalmente li considero insegnamenti autorevoli e rispettabili, con cui mi sento chiamato a confrontarmi, senza sentirmi obbligato in coscienza a condividerli.

In realtà il vincolo che unisce i fedeli al papa e a tutta la chiesa è molto più profondo della semplice adesione mentale. Non si tratta infatti di un vincolo di adesione intellettuale a una dottrina, ma di un vincolo di amore. Io posso disapprovare in cuor mio una posizione pratica enunciata da un’autorità ecclesiastica ma conservare con la persona che l’ha enunciata un vincolo di amore cristiano. Questo amore cambia profondamente la visione delle cose. “Che siano tutti una cosa sola – insegna Gesù – come tu Padre sei in me ed io in te, così siano anch’essi una cosa sola in noi”.

Gesù ci fornisce il criterio per individuare la nostra stessa collocazione nel mondo. Non si tratta più di stabilire relazioni individuali, ma di immergerci nell'energia cristica, dove condividiamo la gloria e il peccato di ciascuno. Aprirsi a questo livello di coscienza ci offre una nuova responsabilità individuale e insieme ci unisce in un nuovo essere del quale tutti partecipiamo: il Cristo glorioso. (c.c.)