Chi ci separerà dall’amore di Cristo? 3 agosto 2008
Nella seconda lettura
della messa di oggi, domenica 03 Agosto 2008, XVIII
del tempo ordinario, si legge questo brano della Lettera di Paolo ai Romani
8,35.37-39:
“Chi ci separerà dunque dall'amore di
Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la
persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste
cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né
principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né
alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù,
nostro Signore.”
Sono parole che danno al
nostro spirito un respiro profondo. Propongo solo qualche cenno per introdurre
un momento contemplativo.
- Il peccato maggiore è non credere che Dio ci ama. Accettiamo di essere amati, per quanto grandi
possano essere le nostre debolezze e miserie. Non è vero che non possiamo
godere di un momento di contemplazione, di un tenero abbraccio del
Signore, perché abbiamo peccato. Io posso peccare, e subito dopo rendermi
conto dell’amore di Dio nascosto proprio nel mio peccato: può essere un
insegnamento di umiltà, un passo in avanti nel mio cammino…
- A molti credenti capita di sentirsi non amati
da Dio a causa delle sofferenze che attraversano. Paolo spazza via questi
sentimenti deboli. Per sentirsi amati da Dio bisogna dare importanza al
punto di vista di Dio (le Beatitudini! La lezione sulla “perfetta letizia”
di san Francesco!)
- Il punto di vista umano è condizionato dall’esperienza
dei sensi. Questa esperienza è ingannevole. Qualcosa dentro di noi ci
induce a credere che la percezione sensoriale sia la verità definitiva:
questo è frutto di un cataclisma psichico intervenuto nella formazione
della coscienza umana. Questo cataclisma è descritto letterariamente nel
mito del peccato originale, ma non abbiamo elementi sufficienti per
descriverlo nei suoi vari aspetti.
- A questo cataclisma sembra riferirsi Paolo
quando elenca possibili entità ostili e ambienti ingannevoli: né morte né vita, né
angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né
altezza né profondità, né alcun'altra creatura.
- Per fortuna un numero sempre maggiore di
esseri umani sta imparando ad accedere a un’altra fonte di conoscenza: la contemplazione. Questa
è una delle possibilità dischiuse dall’opera compiuta da Gesù Cristo. Questa
opera comprende incarnazione, morte, risurrezione e creazione di una nuova
entità umana tendente a divenire una cosa sola in Lui, cioè il Cristo
mistico. Grazie a quest’opera il velo del mistero ha già cominciato a
sollevarsi. Grazie a quest’opera siamo ulteriormente rassicurati che
nessuna creatura, come insegna Paolo, “potrà
mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.”