Ci sentiamo condurre verso la
preghiera continua
Rende sapienti i semplici e semplici i
sapienti.
Fa riscoprire l’esperienza vitale della
Trinità e della Croce nei primi cristiani
Ci apre per esperienza interiore al
mistero della Trinità
Ci fa rallegrare di simili cammini
spirituali in altre tradizioni religiose
Ci fa scoprire il centro del cuore, dove si
possono intravedere futuri scenari cosmici
Siedi in meditazione
profonda.
Come al
solito metti il corpo fisico in una posizione di quiete e disidentificati
dal corpo: io non sono il mio corpo fisico. Il mio corpo fisico è un dono di
Dio, un “veicolo”, lo strumento essenziale per il compito affidatomi nel mondo
materiale. E’ lo strumento con cui entro in comunione con l’incarnazione di
Cristo (la via per realizzare il compito), ma io non sono il mio corpo fisico.
Metti le tue emozioni in una
posizione di quiete e disidentificati dalle emozioni:
io non sono le mie emozioni. La mia sfera emotiva è un
dono di Dio, un veicolo, un livello di manifestazione del mio Spirito. E’ lo
strumento ordinario in cui muovo i primi passi verso il mistero dell’amore
divino, ma io non sono le mie emozioni.
Metti i tuoi pensieri in uno
stato di quiete e disidentificati dai pensieri: io
non sono i miei pensieri. I miei pensieri, sono un
dono di Dio, uno strumento essenziale per l’operare umano, sono un riflesso del
Logos divino, ma io non sono i miei pensieri.
A questo punto puoi dire: Io
sono.
Dimentica il tuo corpo
fisico: se ti disturba con qualche prurito o altro fastidio, basta un sorriso
interiore, comprensivo, ma fermo.
Osserva svanire le tue
emozioni.
Non dedicare attenzione ai
tuoi pensieri. Lasciali sorgere e svanire, sempre più radi. Assumi la posizione
dell’Osservatore: tu vedi passare i tuoi pensieri, ma non sei loro preda. Non
dare ad essi la tua energia.
Respira.
Senti la tua energia vitale
che si rinnova nel respiro.
Inspiri, e senti
contemporaneamente l’energia che scende all’alto e quella che sale dal basso.
Le puoi visualizzare, sono due colonne luminose. Una
scende dal Cielo, penetra alla sommità del capo e scende lungo l’asse centrale
del tuo corpo; l’altra sale dalla Terra, penetra alla
base del tronco e sale a incontrare l’altra.
Sembrano andarsi contro,
invece si vanno incontro, si cercano. Sono l’energia del Padre che si protende
dal cielo e quella del Figlio incarnato che germoglia dalla terra. Quando hai
finito l’inspirazione si incontrano nel punto del
cuore.
Espiri. Questo incontro
d’amore è incandescente, come un arco voltaico. Il punto del cuore si accende
come una stella e l’energia si irradia orizzontalmente
su tutte le creature.
Inspiri: Nel nome del Padre
e del Figlio. Le energie del Cielo e della Terra si cercano e si incontrano.
Espiri: e dello Spirito
Santo. Si irradia l’amore, energia strutturante del
regno di Dio, e rinnova i rapporti fra le creature.
Questo mantram
è di una fecondità straordinaria. Credo che la ricchezza dei doni che ne
possono derivare sia incommensurabile. Posso provare ad elencarne alcuni, ma
solo la pratica può rivelare a ciascuno i doni che a lui in particolare sono
destinati. Infatti “tutto è nostro”, come dice Paolo, ma lungo il cammino
ognuno progredisce secondo un ritmo determinato dal tipo di immagine
divina che egli riveste, dalle decisioni che egli prende nella sua libertà e
dalle decisioni delle altre creature libere con cui entra in relazione. Così i
doni che ciascuno incontra sono proprio quelli che corrispondono alle sue
qualità, al suo lavoro, al suo destino, al suo mistero. Occorre solo, come
sempre nella vita spirituale, pazienza. Non aspettarsi nulla
e ripetere l’esercizio. Se è arido e non ti
dice nulla, sii certo che l’esercizio sta lavorando per te a livelli di cui in
questo momento non sei cosciente. Continua.
Come altre forme di
meditazione con mantra, giaculatorie, respiro, il mantra della Croce si può
ripetere anche fuori dalla pratica formale della
meditazione profonda. Può venire spontaneo ripeterlo per strada, in autobus, in
ascensore, nei tempi di attesa, in auto,
camminando… Il mantra accompagna il passo, accompagna il respiro… A un certo punto non è più necessario
ripetere mentalmente la formula, essa rimane nel cuore, come pura
consapevolezza del mistero trinitario di cui siamo partecipi.
Il mantra della Croce
unifica tendenze che nei primi tratti del sentiero spirituale ci appaiono
contrapposte. Prendiamo ad esempio le coppie io-Dio, mente-cuore,
contemplazione-azione.
Nella ripetizione
dell’esercizio divento consapevole che le mie esigenze personali non sono in
contrasto con la proposta divina, anzi, questa è la loro piena realizzazione. Tutto il mio essere di figlio della terra è
proteso ad accogliere l’Amore che scende dall’alto, ma la mia natura carnale fa
pienamente parte del gioco, è questa che il Padre ama, ed è questa che io devo
accogliere, riconoscere e rispettare. Il mio Spirito non anela ad abbandonare
la carne, anela a svolgere nella carne il compito del Figlio di Dio incarnato.
E’ dunque tutta la mia vita terrena con le sue relazioni che io accompagno con
il respiro nella sua salita verso l’alto, fino a
incontrare l’abbraccio del Padre.
Un altro apparente contrasto
è quello fra la mente e il cuore. La mente è un dono grandissimo, in essa si manifestano i misteri del pensiero e della coscienza
di sé, ma da sola è fredda e piena di rischi. Il cuore può sembrare una via
alternativa, più sicura e gradevole. In realtà la mente e il cuore devono
procedere insieme, e fornirsi reciprocamente i rispettivi strumenti di
controllo, lo spirito critico da una parte e l’amore dall’altra. L’esercizio
accompagna dolcemente la mente verso il cuore, in un modo tale che rende la
consapevolezza beatificante. Il cuore a sua volta deve liberarsi dalle
espressioni della sfera emotiva più bassa e grossolana. Carolina Bauer é solita ripetere: “Gesù non era un coccolone!”
L’esercizio aiuta il cuore a spogliarsi delle passioni fasulle e a riempirsi di
sapienza.
Nelle prime fasi del
sentiero spirituale molti sperimentano un dilemma fra contemplazione e azione.
L’esercizio sana questo dilemma, perché conduce a comprendere che l’azione è
frutto dello Spirito acceso dall’incontro del Padre con il Figlio, è frutto
della contemplazione vissuta nel mistero del cuore. Il cuore è incendiato
dall’incontro della terra e del cielo (linea verticale), e questo produce
effetti materiali e sociali (linea orizzontale). Basta lasciarsi condurre,
quello che importa non è realizzare grandi opere nel mondo. La grande opera siamo noi stessi, possiamo cambiare il mondo
semplicemente accendendo la nostra energia interiore, come altrettanti
ripetitori del grande generatore cosmico di essere, coscienza e amore, cioè di
Dio Trinità.
L’esercizio ci introduce nel mistero per intuizione ed esperienza
interiore, senza elucubrazioni mentali. Chi è abituato al lavoro mentale della
riflessione teologica e filosofica trova nella sua propria
carne, nel suo respiro stesso, le risposte che cercava. Le trova in un modo
gratuito, come verità che emergono dalla sua propria
natura, eppure che vengono ricevute come un dono.
Chi invece cammina nella
semplicità, o perché diffida delle capacità stesse del pensiero, o perché non
ha avuto occasione di percorrere le impervie vie del pensiero verso l’Assoluto,
attraverso la ripetizione del mantra della Croce trova nel cuore con allegrezza
risposte che forse non aveva neppure cercato.
I primissimi discepoli di
Gesù lo avevano udito spesso parlare del Padre, di sé stesso come Figlio che è
“una cosa sola” con il Padre, e dello Spirito inviato dal Padre e dal Figlio.
L’ultimo compito affidato da Gesù ai discepoli dopo la resurrezione è quello di
“battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (Matteo
28,19). Ben presto l’espressione “nel nome del Padre, del Figlio e dello
Spirito Santo” accompagnò ogni preghiera e ogni benedizione. La benedizione in
un primo tempo era accompagnata dalla imposizione (con
o senza contatto fisico, secondo i casi) di una mano o di entrambe. A un certo punto questo gesto prese l’aspetto di una croce
tracciata nell’aria, e più tardi divenne devozione generale fra i cristiani
compiere sulla propria persona il segno di croce come lo conosciamo oggi.
Uno dei massimi esponenti
della prima generazione cristiana post-apostolica, Ireneo di Lione, scrive:
“È per opera del Verbo di
Dio che tutte le cose quaggiù sono state disposte e strutturate:
per questo la crocifissione del Figlio di Dio si è compiuta anche lungo tutt'e quattro queste dimensioni, quando egli ha tracciato
sull'universo il segno della sua croce. Infatti, col suo farsi visibile, ha
dovuto rendere visibile la partecipazione di questo nostro universo alla sua
crocifissione, per mostrare, con la sua forma visibile, l'azione che egli
esercita sull'universo visibile: che egli cioè
illumina l'altezza, cioè tutto quanto è nel cielo, che contiene la profondità,
cioè quanto esiste nelle viscere della terra, che estende la sua lunghezza da
oriente a occidente, che governa come nocchiero la regione di Arturo e la
larghezza del Mezzogiorno, chiamando d'ogni parte coloro che sono dispersi,
alla conoscenza del Padre”. (Ireneo di Lione 140 ca. - 202 ca., Dimostrazione della predicazione apostolica, 31-34.
Il mistero della Trinità e
quello della Croce si richiamano a vicenda ed illuminano la grande
vicenda della creazione, della condizione umana attuale, della redenzione e
della resurrezione finale. In altri termini, ci aiutano a dare un senso al cosmo e all’intera vicenda umana.
Cerchiamo di immedesimarci
in quei primissimi discepoli e di condividere la loro conoscenza esperienziale di Dio proteso verso la Terra a donarle il
Figlio, di Gesù primo essere umano che abbia compiuto il suo percorso terreno
senza cedere all’inganno dell’avversario, neanche quando questi ha sferrato
l’attacco supremo della crocefissione, dello Spirito
che dopo la Resurrezione viene effuso sui discepoli e,
in germe, sull’intera creazione… Cerchiamo di cogliere quale fosse la loro
esperienza interiore nell’essere benedetti con i nomi delle tre Persone divine…
Non possiamo farlo con l’intelletto. La ripetizione del mantra può riprodurre
in noi quell’esperienza e introdurci in una sintonia profonda con quei primi nostri fratelli nella fede.
I misteri, si dice, non
possono essere spiegati in base a un puro procedimento
razionale. Possono essere avvicinati di più con l’intuizione artistica o con
l’esperienza spirituale interiore. Il mantra trinitario della Croce ci può
condurre, senza forzature, su questa strada. Possiamo cogliere per esperienza
interiore un riflesso in noi della Trinità. Più ancora che un riflesso,
possiamo sperimentare qualcosa della stessa vita trinitaria. Possiamo
riconoscere in noi un padre assiso alla sommità del capo e un figlio
affaccendato con le vicende della vita quotidiana sulla terra. I due sono
protesi l’uno verso l’altro: il padre ha bisogno del figlio terrestre per
svolgere il suo compito, il figlio ha bisogno del padre per la stessa ragione.
Il mio Sé spirituale ha un compito da svolgere sulla terra e non può svolgerlo
senza la mia personalità esteriore con cui opera nel mondo materiale. Quando i
due si incontrano è un abbraccio incandescente, è la
beatitudine. Allora nasce una nuova energia che procede da entrambi. Essa opera
nel mondo con la chiarezza interiore dello Spirito e con i mezzi appropriati di
cui è dotato l’essere umano incarnato. Questa unità e trinità ha un riscontro fisico ancora più determinato: è il cuore
dell’uomo. Più precisamente, nel corso dell’esercizio, è il cuore inondato di
beatitudine, di luce e di amore nell’attimo di
sospensione tra l’inspirare e l’espirare. In quell’istante la forza che ci
viene dall’alto (dalla nostra dimensione celeste), quella che accogliamo dalla
terra, e quella che è pronta ad effondersi per mezzo nostro sulle creature sono
una cosa sola, unite nella più stretta unità.
La croce è uno dei più
antichi simboli mistici dell’umanità. In molte culture di tipo panteistico sciamanico si incontrano riti che
danno rilievo alla verticale cielo-terra e al suo incontro con la linea
dell’orizzonte. Altri riti si rivolgono ai quattro punti cardinali, che
disegnano pure una forma di croce. Una somiglianza maggiore si trova nello
yoga: con la sua attenzione al respiro e alla visualizzazione dell’energia
ascendente e dell’energia discendente, lo yoga ha contribuito certamente a ispirare gli aspetti respiratori del mantra. Anche gli
esercizi spirituali di ispirazione sufi
conoscono intensi ritmi di inspirazione ed espirazione accompagnati da
movimenti che segnano l’alto, il basso e la dimensione orizzontale. Abbiamo
visto che Sant’Ireneo condivideva un approccio simile
al mistero della Croce.
Rudolf Steiner infine ha dettato
per i praticanti della spiritualità antroposofica, da
lui ispirata, una formula, da lui chiamata “mantram
della croce”, per la verità notevolmente diversa dall’esercizio qui proposto,
ma di grande forza spirituale:
“Nel segno della Croce
circondata di rose
sentendola
vediamo il risveglio dello Spirito del Mondo.
Si staccano dalle profondità
dell’anima
Le forze nascoste del
Mistero,
forze che agirono in principio
forze che devono agire alla fine
forze nelle quali noi pensando siamo
nelle quali amando viviamo
nelle quali la devozione respiriamo.”
Steiner dunque propone di porsi davanti al mistero della
Croce non solo in modo mentale, ma rendendo attive tutte le facoltà dell’anima,
ed in particolare il sentire, il pensare e l’amare.
Con questo atteggiamento attivo si può percepire che
il mistero della Croce è strettamente correlato con lo Spirito che anima il
Mondo. Si può spingere lo sguardo dunque fino a
intuire un significato cosmico nella Croce di Cristo.
Riscontrare tali somiglianze
ci rallegra al pensiero di quanto gli esseri umani, in ogni tempo e in ogni
cultura, abbiano lavorato, nei modi più diversi, per
costruire l’opera che Dio ha loro affidato. E ci conforta, quasi come una prova
che il nostro cammino si inserisce con giusta
direzione nel cammino dell’umanità. Per il discepolo di Cristo è poi una grande gioia scoprire che in lui è la pienezza di ogni
cammino e di ogni percorso. Questa gioia è pura se non ci si pone in
atteggiamento di superiorità settaria, ma si rimane disposti ad imparare da
ciascun essere umano che abbia vissuto la tensione fra la terra e il cielo
aprendo il cuore a tutte le creature.
Proseguendo nella pratica
potrà accadere che a un certo punto si avverta
l’energia della croce (verticale-orizzontale)
evolvere in globo che pulsa. Dapprima il momento della espirazione
sembra irradiare non più solo in senso orizzontale, ma sfericamente. Poi anche l’inspirazione pare accompagnata da un’energia che,
provenendo come dalla superficie di una sfera, si diriga verso il cuore.
Il centro energetico del cuore viene percepito
pulsante e acceso di bagliori. Si diviene consapevoli che lì è veramente il
nostro centro, e che nessuna conoscenza, nessuna opera
ha valore se non viene vitalizzata all’interno di
questa fornace. Le faccende domestiche, la conoscenza dello scienziato, il
lavoro del politico, il compito dell’impiegato, il travaglio del giovane che
impara a governare la propria crescita, la fatica del vecchio che sente le
forze venir meno, tutto diventa la grande opera
alchemica dell’uomo.
Questo pulsare di un amore
che comprende in modo vitale e concreto Dio e tutte le creature ci addestra forse a compiti che ci saranno dati dopo la morte:
accendere centri di energia per l’evoluzione dell’umanità, fino ad accendere il
cuore di una stella, o semplicemente stare nel cosmo davanti a Lui portando in
noi l’immagine della sua beatitudine, della sua sapienza e del suo amore.
Carlo Crocella
Pubblicato
in Appunti di Viaggio n.62, sett.-ott.
2002, p.27-33.