Nuovo: Poesie d'amore divino
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ultimo aggiornamento 26 gennaio 2010
 

VITA QUOTIDIANA

Una donna confida al padre: “Quando ero piccola volevo diventare santa”.
Il padre, commosso, la incoraggia: “E adesso?”
“ Adesso ci sto pensando di nuovo, ma in modo più maturo”.
“ Anch’io quando ero giovane volevo diventare santo – mormora il padre – ma adesso che sono vecchio preferisco lasciare a Dio la gloria di perdonarmi. (cc)

 


 

E P I FA N I A

I Maghi che visitano Gesù sono citati solo nel vangelo di Matteo, al cap.2, vv. 1-12.


Sono personaggi positivi, circondati da un’aura di rispetto e di mistero. Questa positività contrasta con la visione conflittuale che ha di loro l’antico testamento, e la stessa chiesa primitiva. La ragione si spiega facilmente: nell’antico testamento i Maghi appartengono ai popoli pagani e la loro sapienza fa riferimento alle divinità pagane, mentre nel popolo d’Israele la divinazione è compito dei profeti ispirati dal Dio che si è manifestato nella storia della salvezza.

Più difficile è spiegare l’ostilità verso i maghi della chiesa nascente, ma sembra, secondo il libro degli Atti degli apostoli, che si sia trattato solo di una fase nella conversione del mago Simone, che, pur battezzato, non aveva compreso la diversità fra quello che si poteva ottenere con le sue conoscenze occulte e i frutti della preghiera rivolta a Dio (Atti 8,9-25).
Se vogliamo condividere l’annuncio festoso dei magi nel vangelo di Matteo dobbiamo ammettere che di per sé non c’è contrasto fra le scienze , fossero pure le scienze esoteriche, e il vangelo. L’uomo esercita il suo compito di conoscere il creato e governarlo, cercando criteri di armonia con le leggi divine.

ricercatori spiritualiin cammino

IMMACOLATA di Giovanni Vannucci (estratto)

Nel tempo della più densa tenebra dell’anno qualitativo, l’anno liturgico, quando tutto sembra ritornare tenebra nel caos primordiale, viene celebrata la solennità della Luce incon-taminata, dell’Ideazione incorrotta del creato, della Concezione Immacolata. La manifestazio-ne dell’incorrotta Luce è la Vergine-Madre che, il 25 dicembre, contempleremo immersa nella luce e nel canto degli Angeli dopo aver dato alla Luce il Salvatore.
Nella teofania dell’Immacolata Concezione la creazione è stata riplasmata, ricostruita, ripartorita. Nel suo seno la natura umana ha ripreso il suo destino divino, e agli uomini è stata restituita la facoltà di divenire «figli di Dio». L’Immacolata è un concetto che prelude a un al-tro, quello dell’Assunta. L’Immacolata e l’Assunta non costituiscono soltanto la gloria di Ma-ria Madre di Gesù, ma anche la gloria dell’umanità esprimente Gesù, e riassunta e riespressa in Cristo.
Maria è la prima creatura che ha realizzato il suo corpo immacolato e glorioso, ma essa non è che una caparra, una promessa, un invito. Tutti ritroveremo l’Immacolata Concezione e tutti saremo assunti. Maria è l’atomo infranto attraverso il quale la creazione passerà. Maria è l’archetipo umano per eccellenza, come Cristo è l’archetipo cosmico per eccellenza: misteri che il linguaggio umano può sfiorare, ma non spiegare.


Salmo in lode della Vergine Maria
Dio si è unito all’umana natura,
la parte si annienta nel tutto,
il finito nell’infinito, il tempo nell’eternità.
La Parola si è fatta carne,
viva è la carne per l’abbraccio dello Spirito,
la terra ritrova il suo perduto ritmo.
Nell’unità è abolita la separazione,
alba è la Vergine del tuo eterno giorno, o Signore,
per l’umanità infranta nella notte dei tempi.
Il peccato antico, densità della forza separatrice,
è abolito dal “si” della Vergine,
al folgorante bacio dello Spirito.
Eva è tornata nel fianco di Adamo,
gli opposti principi riuniti nell’unum,
il serpente separatore ha perso il veleno.
L’inquieta ricerca è placata,
un canto nuovo intonano i cieli,
la Parola vive nella carne, la carne nella Parola.
L’uomo non è più figlio solitario della carne,
figli non genera più il sangue,
erompe la vita nell’estasi dell’unum.
La tua discesa nella carne, o Parola eterna,
rivela la purità dell’amore immanente nel creato,
la verità di ogni sogno di vita,
il compimento di tutte le attese.

 

 
 
29 novembre 2009 – 1° Domenica di Avvento - Testi ed interrogativi
Prima Lettura Ger 33, 14-16
Dal libro del profeta Geremia.
Ecco verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa di Israele e alla casa di Giuda. In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra. In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia.
Che senso hanno queste promesse quando ancora oggi il popolo d’Israele non ha pace?
Che cosa vuoi dirci, Signore?
Nel tentativo di trovare una via per la risposta condividiamo uno spunto:
Il popolo d’Israele è un mistero, segno e incubatrice dell’umanità nuova trasformata dalla grazia dell’incarnazione. E' un’icona dell’umanità, del suo dramma e del suo destino



Seconda Lettura
1 Tes 3, 12- 4,2
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi.
Fratelli, il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, al momento della venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi. Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio – e così già vi comportate –, possiate progredire ancora di più. Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù.

Paolo parla della seconda venuta di Gesù e della necessità che in quella circostanza il comportamento dei fedeli sia conforme all’insegnamento di Gesù. Ci piacerebbe conoscere le “regole di vita” che Paolo dichiara di aver dato “da parte del Signore”. Certamente c’è la regola dell’amore, ma c’è forse dell’altro?
Paolo, che nella elaborazione più matura della sua dottrina sosterrà con forza il primato della fede sulle opere, sembra proporre qui una morale ancora centrata sulle regole.

Vangelo
Lc 21, 25-28.34-36
Dal vangelo secondo Luca.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina". State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell'uomo".
Il Vangelo abitualmente rassicura i peccatori sull’amore del Padre che non viene mai meno. Qui invece troviamo un testo minaccioso. E’ certo dovuto alle caratteristiche dello stile apocalittico adottato in questo brano, ma si parla chiaramente della necessità di essere forti per sfuggire al terrore che si abbatterà sul mondo. Gesù dice tuttavia che alla conclusione della vicenda umana potremo ben risollevarci e alzare il capo perché la liberazione è vicina. Nelle letture di questa prima domenica di Avvento troviamo dunque un invito ad affrontare con coraggio le difficoltà grandi della condizione umana, nell’attesa della seconda venuta del Signore.
   
 

Lettera aperta a don Alessandro Santoro
29 ottobre 2009 - Tonio Dell'Olio

Caro Alessandro, fratello mio. La notizia della tua rimozione da tutti
gli incarichi (pastorali e non) da parte dell’Arcivescovo di Firenze
perché hai celebrato le nozze di una donna nata uomo, mi coglie
assolutamente di sorpresa. Non mi interessa qui entrare nel merito
delle questioni teologico-morali e canoniche. L’aspetto che
maggiormente mi amareggia è venire a conoscenza del fatto che il
provvedimento sia stato assunto in maniera chirurgica e non olistica.
Per parlar semplice mi pare che l’arcivescovo non sia mai venuto ad
incontrare il quartiere e i suoi problemi, la tua comunità e i suoi
operatori, ovvero non abbia tenuto in conto il complesso della tua/
vostra azione pastorale e sociale a favore della gente che abita le
case de Le Piagge e soprattutto degli ultimi accanto ai quali vi
spendete quotidianamente.
L’augurio è che il tempo di riflessione e preghiera, che sembra
esserti ingiunto come una punizione, possa divenire tempo di Dio per
tutti. Anche per il vescovo della tua chiesa locale e per tutti coloro
che si sentono parte della comunità cristiana e che rischiano ancora
di ritrovarsi in mano le pietre destinate all’adultera e sono sordi
all’invito del Maestro.
Coraggio, fratello proseguiamo il cammino. Insieme. Ho la convinzione
profonda che alla fine il paradiso ci riserverà un sacco di belle
sorprese!

http://www.peacelink.it/mosaico/a/30435.html

 

 

Perchè la meditazione silenziosa

estratto da John Main OSB, fondatore della Comunità mondiale per la meditazione cristiana

Fuori, dentro. Perdere, trovare. Questo è il problema che si pone quando parliamo di meditazione. Qualsiasi linguaggio decidiamo di utilizzare, esso inizierà ad alterare alcuni aspetti di questa esperienza nel momento esatto in cui cominceremo ad usarlo. Se io dico “ perdere la vita” non posso spiegarti quanto la nostra vita ci venga donata in modo pieno e profondo. L’idea della perdita ci fa perdere la consapevolezza della vita come dono assoluto, qualcosa che non scorre attraverso una clessidra ma che si espande verso l’eternità.

Il linguaggio riesce con difficoltà a spiegare la pienezza del mistero. Ecco perché il silenzio assoluto durante la meditazione riveste una così grande importanza. Non cerchiamo di pensare a Dio, parlare a Dio o immaginare Dio. Noi restiamo in quel maestoso silenzio aperti all’eterno silenzio di Dio. Scopriamo nella meditazione, attraverso la pratica e l’esperienza quotidiana, che questo è l’ambiente naturale per tutti noi. Siamo stati creati per questo e il nostro essere fiorisce e si espande in quell’eterno silenzio.

La parola “silenzio”, comunque, altera già l’esperienza e forse scoraggia la gente, poiché essa suggerisce alcune esperienze negative, la privazione del suono o del linguaggio. La gente teme che il silenzio della meditazione sia regressivo. Ma l’esperienza e la tradizione ci insegnano che il silenzio della preghiera non rappresenta lo stato pre-linguistico ma post-linguistico nel quale il linguaggio ha completato il compito di guidarci attraverso ed oltre sé stesso e l’intero regno della consapevolezza mentale. Il silenzio eterno non viene privato di nulla, né priva noi di qualcosa. E’ il silenzio dell’amore, dell’accettazione assoluta e incondizionata.

Medita per trenta minuti. Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra 'Maranatha'. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. I pensieri e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e semplicità, dall'inizio alla fine della tua meditazione.

Dov'è la cella dell'eremita? (foto Dafne)

A COSTO DI PERDERE UN POTERE DIVENUTO INFAME
Dopo avere scritto un libro come Angeli a Montecitorio, ed. Il Segno dei Gabrielli, quello che sto per dire potrà sembrare contradditorio. Allora, era il 1998, abbiamo fermato l’attenzione sul rapporto fra lavoro politico e impegno spirituale. L’attenzione era rivolta non ai casi clamorosi rivelati nelle aule giudiziarie, ma a quelle persone spiritualmente sensibili che avvertono come la politica proceda spesso lungo strade che una coscienza desta sente disagevoli. Oggi, dopo 11 anni, misuriamo un peggioramento della situazione e vogliamo sottolineare come occorra con urgenza un forte impegno morale nel campo dell’etica politica.


“ La politica, dopo la teologia, è la più alta forma di carità, perché si occupa del bene comune”.

Lo disse Pio XII (cito a memoria). In attuazione forse un po’ brusca di quel principio numerosi esponenti dell’Azione cattolica furono traghettati nei quadri della Democrazia cristiana. Il flirt durò poco, a pensare al bene comune e alla carità politica rimasero solo Giorgio La Pira e pochissimi altri. I cattolici d’azione in parte si adattarono alle dure esigenze del potere e in parte, trovandosi spaesati in politica, lasciarono i posti chiave ai soliti vecchi volponi.
L’alleanza fra cattolici e socialisti fece il resto. I dirigenti socialisti rivendicarono la “pari dignità” e solo allo scoppio di tangentopoli il pubblico scoprì che pari dignità significava che le tangenti dovevano essere spartite in ugual misura.
La gente semplice, che fino ad allora aveva delegato il potere a un ceto di avvocati, sindacalisti e funzionari di partito, perché si fidava di chi “aveva studiato”, reagì imbufalita. Non è che il nuovo ceto politico creato dai padani fosse molto meglio, ma era nuovo. Quanto a etica politica, ricordo che Bossi si vantò pubblicamente di aver messo nel sacco Andreotti e le sue aspirazioni alla presidenza della Repubblica facendogli credere che avrebbe avuto i voti della Lega, che invece furono dirottati su Scalfaro, considerato meno pericoloso. Rimasi molto colpito da questo gloriarsi di un imbroglio. L’etica era dunque tanto svalutata?
Su questa etica già precaria si innestò un altro ceto politico costruito attorno a Berlusconi come nobiltà di campagna attorno a un sovrano assoluto. Berlusconi, cavalcando l’antistatalismo delle masse, sminuì ulteriormente il (poco) prestigio della legge e delle istituzioni. Per esempio invitò i cittadini a non pagare il canone Rai e lasciò capire che poteva essere virtuoso non pagare le tasse. Egli propagò una nuova etica basata sul successo e sul sembrare piuttosto che sull’essere.
Alla sinistra tradizionale intanto venivano a mancare i punti di riferimento. Finita l’Unione sovietica, impresentabile la Cina, disagevole perfino Cuba, venuti meno i grandi leader, trovava sempre più difficoltà ad incarnare i grandi ideali. La politica urbanistica di molte giunte di centrosinistra ne è testimonianza.
Intanto la società dà segni di sfacelo. Chi riesce ad ottenere un posto pubblico si sente fedele non alle istituzioni ma al padrino di turno. La scuola mette in evidenza falle vistose e i giovani non trovano né una sana cultura dell’ideale né figure di riferimento.
La Chiesa che fa di fronte a una simile crisi?
Tace, o si accontenta di bioetica e di finanziamento pubblico alle scuole private. Neanche una parola per esortare i cattolici all’etica pubblica, sempre nel timore che il grande elemosiniere di turno si disamori.
A questo punto che fare? Occorre smettere di aspettare e lamentarsi. Ci sono epoche in cui i grandi sono perdenti. Nessun leader e nessuna istituzione potrà indicarci una linea morale se prima non troviamo in noi stessi gli imperativi etici e la forza di seguirli, a costo di perdere un potere divenuto infame.
Carlo Crocella

     

 

 

 

PENTECOSTE 2009

In primavera la liturgia ci rinnova e ci entusiasma con la presentazione al nostro spirito delle vicende salienti del mistero cristiano. Sfila sotto i nostri occhi le fasi del Mistero: passione, resurrezione, ascensione, ed infine pentecoste. Come la natura è ripiena di vita prorompente, generata dall’attesa invernale, dal rinnovato calore e dalla luce primaverile, così il nostro spirito è nutrito, corroborato, illuminato dalla meditazione dei sacri Misteri.
Il nostro spirito, se solo accetta di sostare un momento in meditazione, è inondato dalla luce e dal calore di quel nuovo sole che è il Cristo risorto e asceso al cielo. Dal cielo ora Cristo effonde la sua presenza, resa manifesta nei doni spirituali della Pentecoste.
Qualcuno potrebbe dire che sono cose note. Eppure non è l’informazione che conta. È la disposizione interiore a lasciare che questi eventi rinnovino il nostro spirito.
Allora potremo rileggere nella vita quotidiana un senso nuovo, ed ascoltare nel nostro intimo un cantico di esultanza.

 


Nell’icona della Pentecoste sopra riportata vengono accentuati significati mistici più che descrittivi. È raffigurato fra i presenti s. Paolo, che all’epoca non era ancora convertito e anzi perseguitava i discepoli di Cristo. Nella caverna in basso è rappresentato – incoronato, ma senza aureola, il re del Cosmo, cioè del mondo materiale, come in attesa del rinnovamento che l’effusione dello Spirito è destinata a portare nel mondo materiale
.

 


 

PENSIERI PASQUALI
In Tre Giorni
Creata per aleggiare fra i mondi
beffata l’umanità
precipitava sulla materia
s’involveva nella roccia del pianeta.
In Tre Giorni
cambiò il destino del cosmo: dalla roccia del sepolcro
sorse un’opposta Energia.
Svettò la parabola
evolutiva
materia e spirito
ora possono amarsi.
cc


Per quanto le forze dell’inganno ancora presenti fra noi si affannino a banalizzare il grande mistero, non possono riuscirci. Troppo grande è l’evento, e di portata cosmica.
L’umanità era stata creata capace di “aleggiare fra i mondi”: tutto quello che esiste tra la materia e Dio poteva essere vissuto dall’essere umano: materia, vita, emozione, pensiero, contemplazione. Qualcuno ha immaginato che l’antico Serpente non potesse accettare che una creatura materiale godesse di facoltà spirituali e persino di amicizia divina. Di qui il subdolo suggerimento: “Potrai essere veramente come Dio solo se gli sarai antagonista!”
Dalla vastità degli orizzonti assegnatigli l’uomo cominciò a ritrarsi, attratto da una grande forza che lo proiettava verso la materia.
Quando questa forza era vicina a diventare irresistibile, Dio si fece presente nella materia umanizzata. L’incarnazione del Verbo cambiò il destino del cosmo. Lo cambiò nei tre giorni di Pasqua.
Sono i giorni in cui la parabola evolutiva dell’umanità – e del cosmo che le è collegato - invertì il suo cammino: solo ora materia e spirito possono cominciare a guardarsi senza sospetti. Né la materia vuol distruggere lo spirito, né lo spirito vuol distruggere la materia. Perché in quei tre giorni uno di noi, Gesù, ha dato il via al cammino dell’amore.
Abbiamo molto da fare per adeguarci. Siamo portati a lottare più che ad amare. Persino l’affermazione dello Spirito tende a essere vissuta come sopraffazione dello spirito sulla materia.
Non è questa la strada… lasciamo che ogni creatura possa portare la sua parte di bene, ed avviamoci insieme verso la Resurrezione.


QUARESIMA 2009

Preghiera di Sant’ Efrem il Siro (306-373)

Signore e Maestro della mia vita
Allontana da me lo spirito di pigrizia, di abbattimento
di dominazione, di vane parole.
Concedi a me, tuo servitore
uno spirito di castità, di umiltà, di pazienza e d’amore.
Sì Signore, Re, donami di vedere i miei peccati
e di non giudicare il mio fratello
Tu che sei benedetto nei secoli. Amen




Un po’di silenzio (febbraio 2009)
Ci sono problemi etici che non emozionano nessuno: sono questioni dottrinali, cose per specialisti.
Ci sono invece problemi impersonati da qualcuno, per esempio una bella ragazza in coma irreversibile e suo padre. Giornali e tv se ne impadroniscono, l’opinione pubblica si appassiona, la politica viene coinvolta e dà risposte a livello alto, oppure fa calcoli di bottega.
Trattandosi di etica, la Chiesa ritiene di dover intervenire.
Gesù in casi simili guariva il malato. I suoi discepoli si preoccupano di quale dottrina imporre.
C’è qualcosa che stride. Se non si può intervenire con il miracolo, si faccia almeno un gesto di amore, e di venerazione. Amore per il tormento del padre, venerazione per il mistero di una nostra sorella stabilmente in bilico fra la vita e la morte.
Ci sono dei casi in cui Dio stesso non ha messo tutto il bene da una parte e tutto il male dall’altra. E con questo ci dice che tocca a ciascuno di noi la fatica di curare la crescita della nostra coscienza.
Rispettiamo la sofferenza di chi ha il compito di decidere. E soprattutto non imponiamo a nessuno pesi che noi non tocchiamo neanche con un dito.

 

 

 

 

 

La vittoria dei Magi
Epifania 2009

I Magi quest’anno si fermano a Gaza
È lì che il Bambino è in pericolo:
il futuro è negato.
Risvegliano tutto il coraggio
ed ecco non vedono nemici
ma fratelli in divenire.
Di nuovo cade
Il vero nemico.

 

 

Pensiero settimanale (o quasi...) leggi i "pensieri" precedenti

Oggi la nostra coscienza sosta nel pensiero molto più di un tempo. Ci sono ancora molte persone che pensano poco e male, prese dalle crude urgenze della sopravvivenza fisica; oppure persone con pensieri subordinati a un mondo emotivo dominante.
I pensieri che vorremmo proporre qui non sono di questo tipo. Vorremmo cercare di sviluppare una capacità di pensare armoniosa, consapevole delle legittime esigenze fisiche, vitali ed emotive, ma aperta a cogliere le esigenze della razionalità e soprattutto guidata dallo spirito.
Proponiamo questa rubrica anche come occasione di condivisione.
Chi desidera partecipare può inviare il suo “pensiero” per email indirizzando a carlo@nuovimagi.it e scrivendo nell’oggetto “pensiero nuovimagi”. I testi devono essere firmati, ma si può chiedere che sul sito appaia solo una sigla o un nome di fantasia.


Natale 2008: così piccolo!

Molti di noi, persone perbene, di fronte al Natale siamo presi dall’ansia di “non essere all’altezza”.
Io dovrei essere in un certo modo e invece sono in un altro.
Dovrei essere pieno di grazia e invece sono svogliato, stanco e impigrito.

Ma la scoperta è proprio questa: va bene così.
Il Signore non ci vuole santi preconfezionati.
Ci ama come siamo. E ci propone di credere a questo suo amore.
E’ per essere credibile che si è fatto così piccolo!

BUON NATALE !
www.nuovimagi.it

Verso il Natale

Che cosa non ci piace del periodo prenatalizio:

  • Non significa più niente…
  • È solo un fatto commerciale…
  • Che pizza questi pranzi con nonni, zii e cugini!
  • Non so mai che cosa regalare…

… e così via.

Per tutti noi che abbiamo il dono di gustare la preparazione al Natale, ma siamo immersi in un ambiente che lo rende difficile, ecco qualche suggerimento:

v     Annunciare la buona notizia: imparare a dire, sommessamente, che “al Natale mi preparo con gioia

v     Individuare qualche figura di questo tempo di preparazione e richiamarla spesso alla mente: Maria, Elisabetta, Giovanni Battista, l’arcangelo Gabriele

v     Quando prepariamo l’elenco delle persone cui inviare gli auguri, o un regalo, soffermarsi qualche istante a pregare per ciascuno

v     Scegliere ogni giorno qualche momento di silenzio e goderne la bellezza.

cc 12dic08


La personalità e il Sé della Chiesa
24 ottobre 2008

La psicosintesi e altre scuole psico-spirituali insegnano a individuare la differenza fra personalità e Sé. Il Sé può essere descritto come la parte superiore dell’organismo psico-spirituale, percepita da una coscienza illuminata. La personalità invece è la manifestazione della persona sul piano psicologico.
In questa epoca in cui sono diffuse scuole e maestri spirituali di vari indirizzi, si può sentire talvolta fra i discepoli più avanzati questa osservazione: “E’ un grande maestro, mi sta aiutando molto a evolvere nel mio cammino spirituale… ma se fosse per la sua personalità me ne andrei subito”.
E’ vero. Un maestro può avere un carattere difficile, un temperamento che lascia venire a galla vecchi difetti, ma quello che conta è la sua capacità di condurre il discepolo lungo il sentiero in cui si aprono le porte del Sé. I difetti della personalità non disturbano più di tanto quando si è intravista la soglia dietro cui si manifesta il nostro Spirito.
Qualcosa di simile avviene nel rapporto tra un credente e la sua Chiesa.
Le Chiese hanno un Sé a contatto con i doni divini e una personalità piena di difetti, cioè una zavorra di qualità umane non purificate.
Lasciamo perdere la zavorra e cerchiamo i doni divini.
Msc

 

Un’ipotesi: non riusciamo a migliorare il mondo
perché corriamo troppo

7 ottobre 2008

Il compito di ciascuno di noi, esseri umani, è quello di armonizzare spirito e materia. Adamo, fatto di fango e di alito divino, grazie a questa sua costituzione complessa è in grado di penetrare la natura profonda di ogni creatura e di attribuirle un nome. In ogni epoca, il compito dell’uomo è stato quello di incarnare il proprio spirito nel mondo materiale. In ogni epoca ha cercato la via per attuare il suo compito confrontandosi con le difficoltà proprie di quell’epoca.
Oggi sembra che questa incarnazione sia ostacolata dalla fretta che ci è imposta quasi senza interruzione.
Dopo che la cultura del primo novecento aveva esaltato “il secolo della corsa”, l’alba del nuovo secolo sembra iniziata con una consapevolezza crescente del bisogno di lentezza. La critica del fast food e la nascita dello slow food ne è un esempio.
Chi deve sempre correre è ansioso del futuro e non riesce a sostare per apprezzare il presente. Per contemplarlo. È attratto dai sensi, ma sfiora gli oggetti del mondo senza “conoscerli” e quindi non può esercitare quella funzione creativa portatrice di senso e di armonia che era il compito affidato ad Adamo.
Chi si muove con una lentezza attiva e consapevole riesce a gustare il presente e a contribuire alla sua realizzazione armoniosa.
Un pasto povero preso lentamente di fronte al Padre celeste dà molta più gioia di un abboffarsi insaziabile. Attraversare un giardino a piedi arricchisce lo spirito molto più di un attraversamento in macchina.
La lentezza ci consente di penetrare nell’esperienza del momento presente fino ad incarnarci in essa. Anzi, la nostra dimensione spirituale può incarnarsi nel mondo fisico solo se la nostra dimensione fisica vi si accosta con la giusta misura di lentezza.
Rallentiamo, se vogliamo provare a restituire il mondo alla sua bellezza creaturale!
(Msc)

 

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L'acrobata (Marc Chagall).

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