| Nuovo:
Poesie d'amore divino
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ultimo
aggiornamento 26 gennaio 2010 |
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VITA QUOTIDIANA
Una donna confida al padre: “Quando ero
piccola volevo diventare santa”.
Il padre, commosso, la incoraggia: “E adesso?”
“
Adesso ci sto pensando di nuovo, ma in modo più maturo”.
“
Anch’io quando ero giovane volevo diventare santo – mormora
il padre – ma adesso che sono vecchio preferisco lasciare a Dio
la gloria di perdonarmi. (cc)
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E P I
FA N I A
I
Maghi che visitano Gesù sono citati solo nel vangelo di Matteo,
al cap.2, vv. 1-12.
Sono personaggi positivi, circondati da un’aura di rispetto e di mistero.
Questa positività contrasta con la visione conflittuale che ha di loro
l’antico testamento, e la stessa chiesa primitiva. La ragione si spiega
facilmente: nell’antico testamento i Maghi appartengono ai popoli pagani
e la loro sapienza fa riferimento alle divinità pagane, mentre nel popolo
d’Israele la divinazione è compito dei profeti ispirati dal Dio
che si è manifestato nella storia della salvezza.
Più difficile è spiegare l’ostilità verso
i maghi della chiesa nascente, ma sembra, secondo il libro degli Atti
degli apostoli, che si sia trattato solo di una fase nella conversione
del mago Simone, che, pur battezzato, non aveva compreso la diversità fra
quello che si poteva ottenere con le sue conoscenze occulte e i
frutti della preghiera rivolta a Dio (Atti 8,9-25).
Se vogliamo condividere l’annuncio festoso dei magi nel vangelo
di Matteo dobbiamo ammettere che di per sé non c’è contrasto
fra le scienze , fossero pure le scienze esoteriche, e il vangelo. L’uomo
esercita il suo compito di conoscere il creato e governarlo, cercando
criteri di armonia con le leggi divine.
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ricercatori spirituali in cammino |
IMMACOLATA di Giovanni Vannucci (estratto)
Nel tempo della più densa tenebra dell’anno qualitativo,
l’anno liturgico, quando tutto sembra ritornare tenebra nel caos
primordiale, viene celebrata la solennità della Luce incon-taminata,
dell’Ideazione incorrotta del creato, della Concezione Immacolata.
La manifestazio-ne dell’incorrotta Luce è la Vergine-Madre
che, il 25 dicembre, contempleremo immersa nella luce e nel canto degli
Angeli dopo aver dato alla Luce il Salvatore.
Nella teofania dell’Immacolata Concezione la creazione è stata
riplasmata, ricostruita, ripartorita. Nel suo seno la natura umana ha
ripreso il suo destino divino, e agli uomini è stata restituita
la facoltà di divenire «figli di Dio». L’Immacolata è un
concetto che prelude a un al-tro, quello dell’Assunta. L’Immacolata
e l’Assunta non costituiscono soltanto la gloria di Ma-ria Madre
di Gesù, ma anche la gloria dell’umanità esprimente
Gesù, e riassunta e riespressa in Cristo.
Maria è la prima creatura che ha realizzato il suo corpo immacolato
e glorioso, ma essa non è che una caparra, una promessa, un invito.
Tutti ritroveremo l’Immacolata Concezione e tutti saremo assunti.
Maria è l’atomo infranto attraverso il quale la creazione
passerà. Maria è l’archetipo umano per eccellenza,
come Cristo è l’archetipo cosmico per eccellenza: misteri
che il linguaggio umano può sfiorare, ma non spiegare.
Salmo in lode della Vergine Maria
Dio si è unito all’umana
natura,
la parte si annienta nel tutto,
il finito nell’infinito, il tempo nell’eternità.
La Parola si è fatta carne,
viva è la carne per l’abbraccio dello Spirito,
la terra ritrova il suo perduto ritmo.
Nell’unità è abolita la separazione,
alba è la Vergine del tuo eterno giorno, o Signore,
per l’umanità infranta nella notte dei tempi.
Il peccato antico, densità della forza separatrice,
è
abolito dal “si” della Vergine,
al folgorante bacio dello Spirito.
Eva è tornata nel fianco di Adamo,
gli opposti principi riuniti nell’unum,
il serpente separatore ha perso il veleno.
L’inquieta ricerca è placata,
un canto nuovo intonano i cieli,
la Parola vive nella carne, la carne nella Parola.
L’uomo non è più figlio solitario della carne,
figli non genera più il sangue,
erompe la vita nell’estasi dell’unum.
La tua discesa nella carne, o Parola eterna,
rivela la purità dell’amore immanente nel creato,
la verità di ogni sogno di vita,
il compimento di tutte le attese.
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| 29 novembre
2009 – 1° Domenica
di Avvento - Testi ed interrogativi |
Prima Lettura Ger 33, 14-16
Dal libro del profeta Geremia.
Ecco verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali io realizzerò le
promesse di bene che ho fatto alla casa di Israele e alla casa di Giuda. In quei
giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto,
che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra. In quei giorni
Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata:
Signore-nostra-giustizia. |
Che senso
hanno queste promesse quando ancora oggi il popolo d’Israele
non ha pace?
Che cosa vuoi dirci, Signore?
Nel tentativo di trovare una via per la risposta condividiamo uno spunto:
Il popolo d’Israele è un mistero, segno e incubatrice dell’umanità nuova
trasformata dalla grazia dell’incarnazione. E' un’icona dell’umanità,
del suo dramma e del suo destino |
Seconda Lettura
1 Tes 3, 12- 4,2
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi.
Fratelli, il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore
fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, per rendere
saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti
a Dio e Padre nostro, al momento della venuta del Signore nostro Gesù con
tutti i suoi santi. Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo
nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi
il modo di comportarvi e di piacere a Dio – e così già vi
comportate –, possiate progredire ancora di più. Voi conoscete
quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù.
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Paolo parla della seconda
venuta di Gesù e della necessità che
in quella circostanza il comportamento dei fedeli sia conforme all’insegnamento
di Gesù. Ci piacerebbe conoscere le “regole di vita” che
Paolo dichiara di aver dato “da parte del Signore”. Certamente
c’è la regola dell’amore, ma c’è forse
dell’altro?
Paolo, che nella elaborazione più matura della sua dottrina sosterrà con
forza il primato della fede sulle opere, sembra proporre qui una morale ancora
centrata sulle regole. |
Vangelo
Lc 21, 25-28.34-36
Dal vangelo secondo Luca.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Vi saranno segni nel
sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per
il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e
per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze
dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire
su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste
cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina".
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni,
ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso;
come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano
sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate
la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire
davanti al Figlio dell'uomo". |
Il Vangelo abitualmente
rassicura i peccatori
sull’amore del Padre che non viene mai meno. Qui invece troviamo un testo
minaccioso. E’ certo dovuto alle caratteristiche dello stile apocalittico
adottato in questo brano, ma si parla chiaramente della necessità di essere
forti per sfuggire al terrore che si abbatterà sul mondo. Gesù dice
tuttavia che alla conclusione della vicenda umana potremo ben risollevarci e
alzare il capo perché la liberazione è vicina. Nelle letture di
questa prima domenica di Avvento troviamo dunque un invito ad affrontare con
coraggio le difficoltà grandi della condizione umana, nell’attesa
della seconda venuta del Signore. |
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Lettera aperta a don Alessandro Santoro
29 ottobre 2009 - Tonio Dell'Olio
Caro Alessandro, fratello mio. La notizia della tua rimozione da tutti
gli incarichi (pastorali e non) da parte dell’Arcivescovo di
Firenze
perché hai celebrato le nozze di una donna nata uomo, mi coglie
assolutamente di sorpresa. Non mi interessa qui entrare nel merito
delle questioni teologico-morali e canoniche. L’aspetto che
maggiormente mi amareggia è venire a conoscenza del fatto che
il
provvedimento sia stato assunto in maniera chirurgica e non olistica.
Per parlar semplice mi pare che l’arcivescovo non sia mai venuto
ad
incontrare il quartiere e i suoi problemi, la tua comunità e
i suoi
operatori, ovvero non abbia tenuto in conto il complesso della tua/
vostra azione pastorale e sociale a favore della gente che abita le
case de Le Piagge e soprattutto degli ultimi accanto ai quali vi
spendete quotidianamente.
L’augurio è che il tempo di riflessione e preghiera, che
sembra
esserti ingiunto come una punizione, possa divenire tempo di Dio per
tutti. Anche per il vescovo della tua chiesa locale e per tutti coloro
che si sentono parte della comunità cristiana e che rischiano
ancora
di ritrovarsi in mano le pietre destinate all’adultera e sono
sordi
all’invito del Maestro.
Coraggio, fratello proseguiamo il cammino. Insieme. Ho la convinzione
profonda che alla fine il paradiso ci riserverà un sacco di
belle
sorprese!
http://www.peacelink.it/mosaico/a/30435.html
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Perchè la
meditazione silenziosa
estratto da John Main OSB, fondatore della Comunità mondiale
per la meditazione cristiana
Fuori, dentro.
Perdere, trovare. Questo è il problema che si pone quando
parliamo di meditazione. Qualsiasi linguaggio decidiamo di utilizzare,
esso inizierà ad alterare alcuni aspetti di questa esperienza
nel momento esatto in cui cominceremo ad usarlo. Se io dico “ perdere
la vita” non posso spiegarti quanto la nostra vita ci venga
donata in modo pieno e profondo. L’idea della perdita ci fa
perdere la consapevolezza della vita come dono assoluto, qualcosa
che non scorre attraverso una clessidra ma che si espande verso l’eternità.
Il linguaggio
riesce con difficoltà a spiegare la pienezza del mistero.
Ecco perché il silenzio assoluto durante la meditazione riveste
una così grande importanza. Non cerchiamo di pensare a Dio,
parlare a Dio o immaginare Dio. Noi restiamo in quel maestoso silenzio
aperti all’eterno silenzio di Dio. Scopriamo nella meditazione,
attraverso la pratica e l’esperienza quotidiana, che questo è l’ambiente
naturale per tutti noi. Siamo stati creati per questo e il nostro
essere fiorisce e si espande in quell’eterno silenzio.
La parola “silenzio”,
comunque, altera già l’esperienza e forse scoraggia
la gente, poiché essa suggerisce alcune esperienze negative,
la privazione del suono o del linguaggio. La gente teme che il silenzio
della meditazione sia regressivo. Ma l’esperienza e la tradizione
ci insegnano che il silenzio della preghiera non rappresenta lo stato
pre-linguistico ma post-linguistico nel quale il linguaggio ha completato
il compito di guidarci attraverso ed oltre sé stesso e l’intero
regno della consapevolezza mentale. Il silenzio eterno non viene
privato di nulla, né priva noi di qualcosa. E’ il silenzio
dell’amore, dell’accettazione assoluta e incondizionata.
Medita per trenta
minuti. Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi
gli occhi delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio,
interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo
il mantra 'Maranatha'. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale
lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente.
Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. I pensieri
e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare.
Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e
semplicità, dall'inizio alla fine della tua meditazione.
Dov'è la
cella dell'eremita? (foto Dafne)
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A COSTO DI PERDERE UN POTERE DIVENUTO INFAME
Dopo avere scritto un libro come Angeli a Montecitorio, ed. Il
Segno dei Gabrielli, quello che sto per dire potrà sembrare contradditorio.
Allora, era il 1998, abbiamo fermato l’attenzione sul rapporto
fra lavoro politico e impegno spirituale. L’attenzione era rivolta
non ai casi clamorosi rivelati nelle aule giudiziarie, ma a quelle
persone spiritualmente sensibili che avvertono come la politica proceda
spesso lungo strade che una coscienza desta sente disagevoli. Oggi,
dopo 11 anni, misuriamo un peggioramento della situazione e vogliamo
sottolineare come occorra con urgenza un forte impegno morale nel campo
dell’etica politica.
“
La politica, dopo la teologia, è la più alta forma di carità,
perché si occupa del bene comune”.
Lo disse Pio XII (cito
a memoria). In attuazione forse un po’ brusca di quel principio
numerosi esponenti dell’Azione cattolica furono traghettati nei
quadri della Democrazia cristiana. Il flirt durò poco, a pensare
al bene comune e alla carità politica rimasero solo Giorgio La
Pira e pochissimi altri. I cattolici d’azione in parte si adattarono
alle dure esigenze del potere e in parte, trovandosi spaesati in politica,
lasciarono i posti chiave ai soliti vecchi volponi.
L’alleanza fra cattolici e socialisti fece il resto. I dirigenti
socialisti rivendicarono la “pari dignità” e solo
allo scoppio di tangentopoli il pubblico scoprì che pari dignità significava
che le tangenti dovevano essere spartite in ugual misura.
La gente semplice, che fino ad allora aveva delegato il potere a
un ceto di avvocati, sindacalisti e funzionari di partito, perché si
fidava di chi “aveva studiato”, reagì imbufalita.
Non è che
il nuovo ceto politico creato dai padani fosse molto meglio, ma
era nuovo. Quanto a etica politica, ricordo che Bossi si vantò pubblicamente
di aver messo nel sacco Andreotti e le sue aspirazioni alla presidenza
della Repubblica facendogli credere che avrebbe avuto i voti della
Lega, che invece furono dirottati su Scalfaro, considerato meno
pericoloso.
Rimasi molto colpito da questo gloriarsi di un imbroglio. L’etica
era dunque tanto svalutata?
Su questa etica già precaria si innestò un altro ceto politico
costruito attorno a Berlusconi come nobiltà di campagna attorno
a un sovrano assoluto. Berlusconi, cavalcando l’antistatalismo
delle masse, sminuì ulteriormente il (poco) prestigio della legge
e delle istituzioni. Per esempio invitò i cittadini a non pagare
il canone Rai e lasciò capire che poteva essere virtuoso non pagare
le tasse. Egli propagò una nuova etica basata sul successo e sul
sembrare piuttosto che sull’essere.
Alla sinistra tradizionale intanto venivano a mancare i punti di
riferimento. Finita l’Unione sovietica, impresentabile la Cina, disagevole perfino
Cuba, venuti meno i grandi leader, trovava sempre più difficoltà ad
incarnare i grandi ideali. La politica urbanistica di molte giunte di
centrosinistra ne è testimonianza.
Intanto la società dà segni di sfacelo. Chi riesce ad
ottenere un posto pubblico si sente fedele non alle istituzioni ma
al padrino
di turno. La scuola mette in evidenza falle vistose e i giovani
non trovano né una sana cultura dell’ideale né figure
di riferimento.
La Chiesa che fa di fronte a una simile crisi?
Tace, o si accontenta di bioetica e di finanziamento pubblico alle
scuole private. Neanche una parola per esortare i cattolici all’etica
pubblica, sempre nel timore che il grande elemosiniere di turno si
disamori.
A questo punto che fare? Occorre smettere di aspettare e lamentarsi.
Ci sono epoche in cui i grandi sono perdenti. Nessun leader e nessuna
istituzione potrà indicarci
una linea morale se prima non troviamo in noi stessi gli imperativi
etici
e la forza di seguirli, a costo di perdere un potere divenuto infame.
Carlo Crocella
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PENTECOSTE 2009
In primavera la liturgia
ci rinnova e ci entusiasma con la presentazione al nostro spirito
delle vicende salienti del mistero cristiano. Sfila sotto i nostri
occhi le fasi del Mistero: passione, resurrezione, ascensione, ed
infine pentecoste. Come la natura è ripiena di vita prorompente,
generata dall’attesa invernale, dal rinnovato calore e dalla
luce primaverile, così il nostro spirito è nutrito,
corroborato, illuminato dalla meditazione dei sacri Misteri.
Il nostro spirito, se solo accetta di sostare un momento in meditazione, è inondato
dalla luce e dal calore di quel nuovo sole che è il Cristo risorto e
asceso al cielo. Dal cielo ora Cristo effonde la sua presenza, resa manifesta
nei doni spirituali della Pentecoste.
Qualcuno potrebbe dire che sono cose note. Eppure non è l’informazione
che conta. È la disposizione interiore a lasciare che questi eventi
rinnovino il nostro spirito.
Allora potremo rileggere nella vita quotidiana un senso nuovo, ed ascoltare
nel nostro intimo un cantico di esultanza. |
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Nell’icona della Pentecoste sopra riportata vengono accentuati
significati mistici più che descrittivi. È raffigurato
fra i presenti s. Paolo, che all’epoca non era ancora convertito
e anzi perseguitava i discepoli di Cristo. Nella caverna in basso è rappresentato – incoronato,
ma senza aureola, il re del Cosmo, cioè del mondo materiale,
come in attesa del rinnovamento che l’effusione dello Spirito è destinata
a portare nel mondo materiale.
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| PENSIERI PASQUALI
In Tre Giorni
Creata per aleggiare fra i mondi
beffata l’umanità
precipitava sulla materia
s’involveva nella roccia del pianeta.
In Tre Giorni
cambiò il destino del cosmo: dalla roccia del sepolcro
sorse un’opposta Energia.
Svettò la parabola
evolutiva
materia e spirito
ora possono amarsi.
cc
Per quanto le forze dell’inganno
ancora presenti fra noi si affannino a banalizzare il grande mistero,
non possono riuscirci. Troppo grande è l’evento, e di portata
cosmica.
L’umanità era stata creata capace di “aleggiare fra i mondi”: tutto
quello che esiste tra la materia e Dio poteva essere vissuto dall’essere umano:
materia, vita, emozione, pensiero, contemplazione. Qualcuno ha immaginato che
l’antico Serpente non potesse accettare che una creatura materiale godesse
di facoltà spirituali e persino di amicizia divina. Di qui il subdolo
suggerimento: “Potrai essere veramente come Dio solo se gli sarai antagonista!”
Dalla vastità degli orizzonti assegnatigli l’uomo cominciò a
ritrarsi, attratto da una grande forza che lo proiettava verso la materia.
Quando questa forza era vicina a diventare irresistibile, Dio si fece presente
nella materia umanizzata. L’incarnazione del Verbo cambiò il destino
del cosmo. Lo cambiò nei tre giorni di Pasqua.
Sono i giorni in cui la parabola evolutiva dell’umanità – e del cosmo
che le è collegato - invertì il suo cammino: solo ora materia
e spirito possono cominciare a guardarsi senza sospetti. Né la materia
vuol distruggere lo spirito, né lo spirito vuol distruggere la materia.
Perché in quei tre giorni uno di noi, Gesù, ha dato il via al
cammino dell’amore.
Abbiamo molto da fare per adeguarci. Siamo portati a lottare più che
ad amare. Persino l’affermazione dello Spirito tende a essere vissuta come
sopraffazione dello spirito sulla materia.
Non è questa la strada… lasciamo che ogni creatura possa portare la
sua parte di bene, ed avviamoci insieme verso la Resurrezione.
QUARESIMA 2009
Preghiera di Sant’ Efrem il Siro (306-373)
Signore e Maestro della mia vita
Allontana da me lo spirito di pigrizia, di abbattimento
di dominazione, di vane parole.
Concedi a me, tuo servitore
uno spirito di castità, di umiltà, di pazienza e d’amore.
Sì Signore, Re, donami di vedere i miei peccati
e di non giudicare il mio fratello
Tu che sei benedetto nei secoli. Amen
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Un
po’di silenzio (febbraio 2009)
Ci sono problemi etici
che non emozionano nessuno: sono questioni dottrinali, cose per
specialisti.
Ci sono invece problemi impersonati da qualcuno, per esempio una bella ragazza
in coma irreversibile e suo padre. Giornali e tv se ne impadroniscono, l’opinione
pubblica si appassiona, la politica viene coinvolta e dà risposte a
livello alto, oppure fa calcoli di bottega.
Trattandosi di etica, la Chiesa ritiene di dover intervenire.
Gesù in casi simili guariva il malato. I suoi discepoli si preoccupano
di quale dottrina imporre.
C’è qualcosa che stride. Se non si può intervenire con
il miracolo, si faccia almeno un gesto di amore, e di venerazione. Amore per
il tormento del padre, venerazione per il mistero di una nostra sorella stabilmente
in bilico fra la vita e la morte.
Ci sono dei casi in cui Dio stesso non ha messo tutto il bene da una parte
e tutto il male dall’altra. E con questo ci dice che tocca a ciascuno
di noi la fatica di curare la crescita della nostra coscienza.
Rispettiamo la sofferenza di chi ha il compito di decidere. E soprattutto non
imponiamo a nessuno pesi che noi non tocchiamo neanche con un dito.
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La vittoria dei Magi
Epifania 2009

I Magi quest’anno
si fermano a Gaza
È
lì che il Bambino è in pericolo:
il futuro è negato.
Risvegliano tutto il coraggio
ed ecco non vedono nemici
ma fratelli in divenire.
Di nuovo cade
Il vero nemico.
Pensiero
settimanale (o quasi...) leggi
i "pensieri" precedenti
Oggi la nostra
coscienza sosta nel pensiero molto più di un
tempo. Ci sono ancora molte persone che pensano poco e male, prese
dalle crude urgenze della sopravvivenza fisica; oppure persone con
pensieri subordinati a un mondo emotivo dominante.
I pensieri che vorremmo proporre qui non sono di questo tipo. Vorremmo
cercare di sviluppare una capacità di pensare armoniosa, consapevole
delle legittime esigenze fisiche, vitali ed emotive, ma aperta a cogliere
le esigenze della razionalità e soprattutto guidata dallo spirito.
Proponiamo questa rubrica anche come occasione di condivisione.
Chi desidera partecipare può inviare il suo “pensiero” per
email indirizzando a carlo@nuovimagi.it e
scrivendo nell’oggetto “pensiero
nuovimagi”. I testi devono essere firmati, ma si può chiedere
che sul sito appaia solo una sigla o un nome di fantasia.

Natale
2008: così piccolo!
Molti di noi, persone perbene,
di fronte al Natale siamo presi dall’ansia
di “non essere all’altezza”.
Io dovrei essere in un certo modo e invece sono in un altro.
Dovrei essere pieno di grazia e invece sono svogliato, stanco e impigrito.
Ma la scoperta è proprio questa: va bene così.
Il Signore non ci vuole santi preconfezionati.
Ci ama come siamo. E ci propone di credere a questo suo amore.
E’ per essere credibile che si è fatto così piccolo!
BUON NATALE !
www.nuovimagi.it
Verso il Natale
Che
cosa non ci piace del periodo prenatalizio:
- Non significa più niente…
- È solo un fatto commerciale…
- Che pizza questi pranzi con nonni,
zii e cugini!
- Non so mai che cosa regalare…
… e
così via.
Per
tutti noi che abbiamo il dono di gustare la preparazione al Natale,
ma siamo immersi in un ambiente che lo rende difficile, ecco qualche
suggerimento:
v Annunciare la buona notizia: imparare a dire, sommessamente,
che “al Natale mi preparo con gioia”
v Individuare qualche figura di questo tempo di preparazione
e richiamarla spesso alla mente: Maria, Elisabetta, Giovanni Battista,
l’arcangelo Gabriele
v Quando prepariamo l’elenco delle persone cui inviare gli
auguri, o un regalo, soffermarsi qualche istante a pregare per ciascuno
v Scegliere ogni giorno qualche momento di silenzio e goderne
la bellezza.
cc 12dic08
La personalità e il Sé della
Chiesa
24 ottobre 2008
La psicosintesi e altre scuole psico-spirituali insegnano a individuare
la differenza fra personalità e Sé. Il Sé può essere
descritto come la parte superiore dell’organismo psico-spirituale,
percepita da una coscienza illuminata. La personalità invece è la
manifestazione della persona sul piano psicologico.
In questa epoca in cui sono diffuse scuole e maestri spirituali di
vari indirizzi, si può sentire talvolta fra i discepoli più avanzati
questa osservazione: “E’ un grande maestro, mi sta aiutando
molto a evolvere nel mio cammino spirituale… ma se fosse per
la sua personalità me ne andrei subito”.
E’ vero. Un maestro può avere un carattere difficile,
un temperamento che lascia venire a galla vecchi difetti, ma quello
che conta è la sua capacità di condurre il discepolo
lungo il sentiero in cui si aprono le porte del Sé. I difetti
della personalità non disturbano più di tanto quando
si è intravista la soglia dietro cui si manifesta il nostro
Spirito.
Qualcosa di simile avviene nel rapporto tra un credente e la sua Chiesa.
Le Chiese hanno un Sé a contatto con i doni divini e una personalità piena
di difetti, cioè una zavorra di qualità umane non purificate.
Lasciamo perdere la zavorra e cerchiamo i doni divini.
Msc
Un’ipotesi:
non riusciamo a migliorare il mondo
perché corriamo troppo
7
ottobre 2008 Il
compito di ciascuno di noi, esseri umani, è quello di armonizzare
spirito e materia. Adamo, fatto di fango e di alito divino, grazie
a questa sua costituzione complessa è in grado di penetrare
la natura profonda di ogni creatura e di attribuirle un nome. In ogni
epoca, il compito dell’uomo è stato quello di incarnare
il proprio spirito nel mondo materiale. In ogni epoca ha cercato la
via per attuare il suo compito confrontandosi con le difficoltà proprie
di quell’epoca.
Oggi sembra che questa incarnazione sia ostacolata dalla fretta che
ci è imposta quasi senza interruzione.
Dopo che la cultura del primo novecento aveva esaltato “il secolo
della corsa”, l’alba del nuovo secolo sembra iniziata con
una consapevolezza crescente del bisogno di lentezza. La critica del
fast food e la nascita dello slow food ne è un esempio.
Chi deve sempre correre è ansioso del futuro e non riesce a
sostare per apprezzare il presente. Per contemplarlo. È attratto
dai sensi, ma sfiora gli oggetti del mondo senza “conoscerli” e
quindi non può esercitare quella funzione creativa portatrice
di senso e di armonia che era il compito affidato ad Adamo.
Chi si muove con una lentezza attiva e consapevole riesce a gustare
il presente e a contribuire alla sua realizzazione armoniosa.
Un pasto povero preso lentamente di fronte al Padre celeste dà molta
più gioia di un abboffarsi insaziabile. Attraversare un giardino
a piedi arricchisce lo spirito molto più di un attraversamento
in macchina.
La lentezza ci consente di penetrare nell’esperienza del momento
presente fino ad incarnarci in essa. Anzi, la nostra dimensione spirituale
può incarnarsi nel mondo fisico solo se la nostra dimensione
fisica vi si accosta con la giusta misura di lentezza.
Rallentiamo, se vogliamo provare a restituire il mondo alla sua bellezza
creaturale!
(Msc)
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Foglio di collegamento |
il
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febbraio 2004
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febbraio 2005
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ottobre 2005
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L'acrobata (Marc Chagall).
per chi può cambiare
prospettiva |
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gli altri
sono ovunque |
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per
il cercatore di Dio |