| Nuovo: Poesie d'amore divino |
ultimo aggiornamento 27 marzo 2010
|
| Pasqua di Resurrezione 2010 |
|
In Tre Giorni Creata per aleggiare fra i mondi beffata l’umanità precipitava sulla materia s’involveva nella roccia del pianeta. In Tre Giorni cambiò il destino del cosmo: dalla roccia del sepolcro sorse un’opposta Energia. Svettò la parabola |
![]() |
BUONA PASQUA C’è un esempio solo, quello di Cristo. Che è tutt’uno con l’esempio che sta dentro di noi, frutto della nostra conversione e con l’umile riconoscimento del nostro fardello di errori. Questo periodo
pasquale – sono
50 giorni! – ci dice che
Dio ama il peccatore e che non rifiuta la veste bianca a chi accetta
di essere amato |
|||||
Premessa
I miti, l’antroposofia, la teosofia.
Spiritualità circolare, lineare, a spirale
Che cosa significa dire che Gesù è morto per i nostri peccati
L’esperienza mistica
Il mistero pasquale di Cristo secondo la fede degli apostoli
Premessa
Per secoli il riferimento a esperienze religiose precristiane era guardato con grande diffidenza nella Chiesa, quasi che ci fosse il pericolo di sminuire il mistero di Cristo attraverso certi paragoni. Oggi l’essere umano è più maturo. Papa Giovanni ci ha invitato a guardare quello che ci unisce piuttosto che quello che ci divide. Il concilio Vaticano II ha avviato un approccio nuovo verso le religioni non cristiane, arrivando a considerarle come una preparazione alla conoscenza di Cristo. L’esperienza della meditazione profonda ci fa capire che la conoscenza intellettuale di Dio è molto limitata e che l’esperienza contemplativa non è traducibile in ragionamenti perfetti. Padre Vannucci diceva che in ogni uomo c’è un particolare messaggio di Dio, indipendentemente dalla fede di quest’uomo.
Tutti i cercatori di Dio hanno qualcosa da insegnarmi. Solo se ho poca fede posso temere l’incontro, ma se ho conosciuto Gesù Cristo, non potrò fare a meno di leggere alla sua luce le esperienze più diverse, e decifrare così qualcosa di più nel messaggio per me che lui ha nascosto nei fratelli che mi fa incontrare.
I miti, l’antroposofia, la teosofia.
L’esperienza della primavera è una delle esperienze più forti dell’essere umano. E’ l’esperienza di una rinascita generale. Nel mondo fisico vediamo la luce che ritorna e supera la durata dell’oscurità; il gelo che cede il posto a un’aria più tiepida. Nel mondo eterico vediamo le forze formatrici ridestarsi con una grande attività nella vita vegetale e anche in quella animale.
Molti miti prendono lo spunto da questa esperienza vitale e raccontano di morte e rinascita di un Dio: Osiride in Egitto, Bacco in Grecia, Krishna in India muoiono e risorgono. L’esperienza di base è sempre la vittoria del Sole, che ci riempie di gioia all’equinozio di primavera.
Uno dei massimi esponenti dell’esoterismo moderno, Rudolf Steiner, in una conferenza sul susseguirsi delle stagioni come processo di respirazione della terra, dice:
“Se l'uomo imparerà a pensare assieme al corso dell'anno, congiungerà ai pensieri umani delle forze che nuovamente gli permetteranno di conversare con le potenze divine spirituali che si rivelano nelle stelle. Dalle stelle l'uomo ha preso la forza di fondare feste che possiedono valore umano interiore. L'uomo dovrà ora fondare feste partendo dall'intima forza esoterica. Discorrendo con le piante che appassiscono e maturano, con la terra che muore, egli troverà nel vero, intimo sentimento festivo che lo porta a ciò, la possibilità di conversare anche con gli Dei. Il vero pensiero di Pasqua risorgerà quando sarà talmente pieno di vita da far sorgere il pensiero di S. Michele.”
Cioè il pensiero di Pasqua deve essere così pieno di vita primaverile da ricollegarsi al pensiero della festa di San Michele, pieno di maturità autunnale.
Il modo più classico con cui l’esoterismo vede la Pasqua è il processo iniziatico che conduce alla morte dell’io e alla rinascita come Sé, o più precisamente conduce alla morte dell’Io tramite la maturazione della coscienza del Sé. Se abbiamo presente che l’essere umano, prima di aver compiuto un lungo cammino di autocoscienza, è un aggregato di istinti, desideri, pulsioni, pensieri che si esprimono in molteplici subpersonalità, possiamo concepire l’Io come il primo centro unificatore della personalità. L’Io è il principio unificante a livello superficiale, esterno, ma rimane in gran parte determinato dall’esperienza dei sensi. Lungo il cammino spirituale si comincia a sperimentare un livello di coscienza superiore, in cui i desideri e la volontà cominciano ad armonizzarsi con quelli del Creatore. Comincia così a manifestarsi un nuovo centro unificatore del soggetto, che chiamiamo Sé. La relazione tra l’Io e il Sé ricorda l’asse verticale della Croce, mentre l’armonia che viene a formarsi con le creature ha una dimensione orizzontale.
In una lezione sul “Significato esoterico della Pasqua” diffusa in forma dattiloscritta da Angela Maria La Sala Batà – uno dei migliori insegnanti spirituali (di orientamento teosofico) di cui ha potuto godere Roma negli ultimi decenni - si elencano cinque iniziazioni cui corrispondono altrettanti eventi della vita del Cristo. Esse corrispondono a cinque fasi della nostra evoluzione spirituale:
1) risveglio della coscienza (nascita, Natale);
2) purificazione della sfera emotiva (simboleggiata dall’acqua: Battesimo nel Giordano);
3) superamento della personalità e presa di coscienza del compito superiore (Trasfigurazione);
4) morte dell’io personale seguita dalla vittoria sulle attrazioni mondane e dall’armonia fra spirito e materia, governata dallo spirito (morte e risurrezione: Pasqua);
5) unione con il Padre (che in questo caso può essere indicato come Monade) con l’affermazione definitiva della coscienza superiore, per cui l’Iniziato diviene un Maestro (Ascensione).
Con riferimento al mistero pasquale e alla iniziazione di morte e risurrezione La Sala Batà scrive:
“Il momento in cui Gesù Cristo sale consapevolmente sulla croce e accetta di morire ha un profondo significato interiore ed universale, e ci mostra emblematicamente l’esperienza che ogni uomo dovrà attraversare quando, superata l’identificazione con l’Io, saprà mettersi al centro della croce unificando gli opposti, il Sé e la personalità, e salirà verso il Padre, la Monade e cioè il Sé universale trascendente”.
E continua:
“E’ la resurrezione il culmine della Pasqua, che vede il Cristo risorgere dopo tre giorni dalla tomba con il corpo glorioso, immortale, incorruttibile (...) E’ l’oro puro dell’alchimia che sorge dalla combustione dei metalli grezzi, come risultato del lungo processo di trasformazione e sublimazione della materia ad opera dello Spirito”.
Spiritualità circolare, lineare, a spirale
La lettura esoterica del mistero pasquale ha evidenti radici nella natura, nei miti, nella filosofia e nella psicologia e raggiunge elementi di verità importanti (che riconosciamo veri perché risuonano in noi e risvegliano qualcosa nel nostro spirito).
La lettura cristiana non contraddice quella esoterica, ma si pone in un’ottica diversa. Essa si basa su due fatti storici: 1) la liberazione del popolo d’Israele dall’Egitto, e soprattutto 2) la morte e risurrezione di Gesù.
L’evento storico di Cristo, avvenuto una sola volta, innestandosi sulla religiosità ciclica degli antichi, basata sul moto degli astri e sul susseguirsi delle stagioni, innesta sulla circolarità preesistente la linearità della storia, dandole un orientamento verticale. Ecco quindi che la spiritualità dell’uomo degli ultimi 2000 anni non è circolare, come quella degli antichi, non è lineare come quella degli ebrei, è una spirale che si sviluppa in verticale, e questa è l’esperienza che ne fanno tutti i cercatori spirituali. Quando si realizza un passaggio significativo nella propria vita spirituale, si scopre che questo ricalca a un’ottava superiore un analogo passaggio avvenuto nel proprio passato.
Che cosa significa dire che Gesù è morto per i nostri peccati
Il significato spirituale della liberazione dall’Egitto e della morte e risurrezione di Gesù, e la gioia dirompente che ne deriva, si comprendono bene se facciamo chiarezza su due coppie di concetti: schiavitù-liberazione e peccato-redenzione. Sono due coppie molto simili, al punto che si può parlare di una sola coppia: schiavitù/peccato-liberazione/redenzione.
Per la cultura di oggi,
segnata dalla psicanalisi e dai diritti dell’uomo, è difficile
accogliere la nozione di peccato. Accettiamo di avere un merito per
le cose buone che facciamo, ma troviamo mille scusanti per le cose
cattive. In realtà per cominciare a intendere il mistero pasquale
di Cristo non è il caso di partire da questo o quel singolo
nostro peccato individuale. Dobbiamo piuttosto fermare la nostra attenzione
sulla condizione di disarmonia, di conflitto, che sperimentiamo con
le altre persone, le altre creature, e persino dentro noi stessi
.
Gesù ci dice che si tratta di una condizione di coscienza che ci fa tristi, da cui possiamo uscire per vivere nella gioia. Tutta la prima parte della sua missione è piena di questo entusiasmo: le Beatitudini, l’annuncio del regno, il discorso della montagna, le guarigioni. Soprattutto il Padre nostro. Per rendere quello che potrebbe essere il senso del testo aramaico proviamo quest’altra traduzione:
Padre nostro dei cieli
Ti offriamo la terra
Governiamola insieme
i nostri desideri s’incontrino in ogni livello di coscienza
Tu ci dai ogni giorno il pane e il tuo amore
e fai pace con noi.
Così noi possiamo far pace con tutti
perché tu ci aiuti a non peccare
e ci liberi dal male.
Non posso dire questa preghiera senza sentirmi preso da una gioia ingenua, fanciullesca, leggera. Non sono davanti al paterfamilias del diritto romano, che ha potere di vita e di morte e davanti al quale mi presento tremante per i miei errori. Ha già perdonato tutto, è lui che vuole lavorare con me su questo pianeta, mi dà tutti gli strumenti, mi aiuta a non peccare e mi libera dal male! Va tutto bene, non c’è nessuna paura, papà non è andato via, papà non mi sgrida, è qui con me e mi aiuta a crescere.
Questo non è solo l’insegnamento di un Maestro. E’ un’opera compiuta dal Figlio di Dio nei mondi spirituali che si trovano fuori del tiro della nostra ragione ordinaria. È il mistero pasquale di Cristo. Collegandoci alla lunghezza d’onda di Cristo, alla sua sfera di energia, possiamo superare la frattura radicale, la disarmonia di fondo che sperimentiamo nella nostra condizione umana.
Una luce su questa frattura radicale è gettata dalle prime pagine della Bibbia. Bastano poche frasi:
Gen.1,26 “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza”: è l’uomo del 7° giorno, simile a Dio, che lavora senza fatica, in piena armonia e gioia;
Gen.3,4 “Se mangerete questo frutto... diventerete come Dio”: è l’8° giorno, l’uomo sceglie di essere un’immagine di Dio antagonista;
Gen. 3,22 “L’uomo è diventato come uno di noi, conoscendo il bene e il male. Che non allunghi la mano per cogliere anche dell’albero della vita e vivere eternamente”: bisogna ormai aspettare un nuovo giorno: sarà il giorno della Resurrezione di Cristo.
L’uomo dunque è creato in naturale armonia con tutte le creature e con il Creatore. Un Nemico introduce l’opposizione, la frattura. Si mostra nemico dell’armonia. Sembra avere un potere grande sul mondo materiale, una capacità di porre nella materia una forza di attrazione così forte che l’uomo resti schiacciato addosso alla materia e non riesca a gestirla in armonia con i mondi spirituali.
Il Verbo di Dio, assumendo in se stesso la condizione umana, sventa il progetto dell’Avversario. Non accettando le regole dell’Avversario (quelle che gli erano state dettate nelle tre tentazioni) egli accetta di subire la conseguenza: il mondo di coloro che sono attaccati alla dimensione materiale e alle logiche di potere che ne derivano lo espelle, come in una crisi di rigetto. Ma al momento della sua morte rimane sancito il fatto che “il Principe di questo mondo non ha alcun potere su di lui” (Gv 14,30): per la prima volta dai giorni della Creazione, nella natura umana è nato qualcosa in armonia piena col progetto divino. A questo punto “il principe di questo mondo è cacciato fuori” (Gv 12,31).
Il Corpo risorto di Cristo diventa una sorta di potente magnete, il nucleo di un organismo destinato a comprendere in sé tutta l’umanità.
L’esperienza mistica
Anche uno scrittore esoterico non cristiano come Yogi Ramacharaka ha compreso qualcosa di questo mistero quando, usando i concetti a lui familiari, scrive che Cristo, nato direttamente dal Padre senza karma personale, ha assunto su di sé il karma di tutta l’umanità e ancora oggi soffre nell’umanità per farci consapevoli che noi siamo Dio. (Cristianesimo mistico, p. 155 ss. e 161-162).
Una descrizione di questo genere presuppone un’esperienza di unione mistica. In questo caso la traduzione in termini di dottrina di questa esperienza è in sintonia con la stessa dottrina cristiana. Ma è bene ricordare che, in linea generale, il dono dell’esperienza mistica è destinato a stimolare la crescita spirituale di altri, ma non è di per sé garanzia di una dottrina corretta.
L’esperienza interiore dei mistici sembra avere qualche analogia con quella che è stata chiamata la quinta iniziazione, che porta all’unione con il Padre e all’acquisizione di una coscienza unificata. Si tratta di una esperienza che non può essere tradotta adeguatamente in termini razionali. Lo stesso Paolo ci fa sapere di un’estasi non descrivibile con parole (2 Cor. 12, 1-4). Altri santi cristiani (e di altre religioni) hanno provato a esprimere in concetti un’esperienza mistica. Ciascuno ha utilizzato i contenuti mentali della propria cultura, ma questi vanno sempre trascesi per avvicinarsi al nucleo dell’esperienza.
Quando il mistico è stato condotto dalla grazia alle vette dell’unione divina, ridiscendendo verso la coscienza ordinaria attraversa le regioni della mente, dell’emozione, della sfera vitale, e infine di quella fisica. L’esperienza della vetta arricchisce tutta l’umanità e l’aiuta a incamminarsi sulle vie verso il divino aperte da Cristo. Ma quando il mistico, tornando alla coscienza ordinaria, scende sul livello mentale (descrizioni, dottrine...), emotivo (devozioni), fisico (per esempio dipingere immagini o, come san Francesco, ricostruire una chiesa diroccata), tutto questo resta nei limiti dell’esempio e della testimonianza, e non costituisce norma di fede.
Il mistero pasquale di Cristo secondo la fede degli apostoli
Norma di fede sono invece gli scritti mistici del Nuovo Testamento, specie le lettere di Paolo e il vangelo di Giovanni, che presentano il mistero di Cristo con grande vigore. Non possiamo nei limiti posti a questo intervento prenderli in esame compiutamente. E neppure sarebbe tanto utile farlo in forma di conferenza o di articolo. È un cammino di conoscenza che richiede un contesto di preghiera. Di più, richiede l’azione dello Spirito Santo, per illuminare sul peccato, sulla grazia divina in Cristo e sulla sconfitta di Satana (Gv 16,8). Sono temi a cui accostarsi con la mente genuflessa, in una meditazione che predisponga all’apertura del cuore, della mente e dell’aura alla sommità del capo. Occorre predisporsi con la preghiera di Paolo:
“il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi
dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza
di lui. Possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi
comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude
la sua eredità fra i santi” (Efesini 1,17-18).
Questo tesoro di gloria è proprio il mistero pasquale di Cristo, che Paolo descrive con immagini diverse, componendo come una corona di immagini e concetti attorno al nucleo indicibile del mistero.
E’ il mistero di un Figlio eterno di Dio (il Logos del Vangelo di Giovanni, il primogenito di tutte le creature di Paolo) in cui tutte le creature sono state create; è il mistero della sua morte in croce, in cui tutte le creature sono state riconciliate; è il mistero della sua resurrezione, in cui tutte le creature saranno rinnovate; è il mistero di una grazia, un’energia, un eone che promana da Cristo e permea tutta la creazione fino a far apparire cieli nuovi e terra nuova. Questo mistero, tenuto nascosto per secoli anche agli Angeli (Efesini 1,9; Romani 16,25, ecc.), è stato rivelato nella morte e nella risurrezione di Gesù.
Ma leggiamo le parole della Scrittura:
“Gesù Cristo, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini. Apparso in forma umana, umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome. Perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre” (Filippesi 2, 5-11)
“(Dio manifestò la straordinaria grandezza della sua potenza) in Cristo quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione [sono nomi dati dallo gnosticismo a potenti entità spirituali], di ogni altro nome che si possa nominare, non solo nel secolo presente, ma anche in quello futuro. Tutto infatti ha sottoposto ai suoi piedi e lo ha costituito su tutte le cose a capo della Chiesa, la quale è il suo corpo, la pienezza di colui che si realizza interamente in tutte le cose” (Efesini 1, 19-23).
“Egli è la nostra pace... colui che ha annullato per mezzo della sua carne la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo... per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l’inimicizia” (Efesini 2,14-16).
“Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura. Per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui. Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose. Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli” (Colossesi 1,15-20).
“Siano tutti una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me ed io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me” (Giovanni 17,21-23).
L’infinito mistero di amore che ci è stato manifestato in Gesù Cristo si può comprendere solo se si tenta di spingere lo sguardo, aiutati dalla Scrittura, fino al dramma cosmico originale descritto come peccato di Adamo. Adamo in questo caso non è solo un singolo, ma rappresenta l’intera condizione umana. S.Atanasio afferma che “L’uomo non poteva essere salvato in altro modo” che con la passione di Cristo (Disc. 4,1-2; PG 89,1347-1349[1]). In realtà nell’intervento salvifico divino si manifestano doni molto sovrabbondanti, che vanno molto al di là di quanto era necessario alla nuda salvezza. Dio, non solo non punisce in modo definitivo la decisione di Adamo di ergersi ad antagonista dell’armonia del creato, e neppure si limita a perdonarlo. Dio fa molto di più. Lo glorifica oltre misura. Dio assume egli stesso la natura di Adamo e accetta di abbassare la propria gloria fino ai limiti della carne e all’ignominia della croce. Accetta l’esperienza umana della morte per capovolgere il sistema di valori “tutto posto nelle mani del maligno” (1Gv 5,19) che era stato avviato dalla scelta di Adamo e si era consolidato in una storia umana scritta in gran parte sotto l’influenza dell’Avversario.
Con la sua Resurrezione è resa possibile la resurrezione dell’intera
umanità, e con lei di tutto il creato, perché Dio in Cristo diventa
il cuore di un organismo mistico destinato a comprendere tutta l’umanità,
e persino tutte le creature.
Tutta l’umanità in Cristo è destinata a diventare
centro e corona del creato. Questo è amore! Un amore da vertigine.
Che la nostra mente può tentare di capire, ma le cui luminose
altezze e profondità restano avvolte nello splendore del mistero.
Per quanto contempliamo Cristo, qualcosa resta insondabile, come egli
stesso ci ha insegnato: “Nessuno conosce il Figlio se non il
Padre” (Luca 10,22).
-------------------------------------------------------------------------------
[1] Il brano si legge nell’Ufficio divino del martedì dopo
Pasqua.
VITA QUOTIDIANA
Una donna confida al padre: “Quando ero
piccola volevo diventare santa”.
Il padre, commosso, la incoraggia: “E adesso?”
“
Adesso ci sto pensando di nuovo, ma in modo più maturo”.
“
Anch’io quando ero giovane volevo diventare santo – mormora
il padre – ma adesso che sono vecchio preferisco lasciare a Dio
la gloria di perdonarmi. (cc)

E P I FA N I A
I Maghi che visitano Gesù sono citati solo nel vangelo di Matteo, al cap.2, vv. 1-12.
Sono personaggi positivi, circondati da un’aura di rispetto e di mistero.
Questa positività contrasta con la visione conflittuale che ha di loro
l’antico testamento, e la stessa chiesa primitiva. La ragione si spiega
facilmente: nell’antico testamento i Maghi appartengono ai popoli pagani
e la loro sapienza fa riferimento alle divinità pagane, mentre nel popolo
d’Israele la divinazione è compito dei profeti ispirati dal Dio
che si è manifestato nella storia della salvezza.
Più difficile è spiegare l’ostilità verso
i maghi della chiesa nascente, ma sembra, secondo il libro degli Atti
degli apostoli, che si sia trattato solo di una fase nella conversione
del mago Simone, che, pur battezzato, non aveva compreso la diversità fra
quello che si poteva ottenere con le sue conoscenze occulte e i
frutti della preghiera rivolta a Dio (Atti 8,9-25).
Se vogliamo condividere l’annuncio festoso dei magi nel vangelo
di Matteo dobbiamo ammettere che di per sé non c’è contrasto
fra le scienze , fossero pure le scienze esoteriche, e il vangelo. L’uomo
esercita il suo compito di conoscere il creato e governarlo, cercando
criteri di armonia con le leggi divine.
in cammino IMMACOLATA di Giovanni Vannucci (estratto)
Nel tempo della più densa tenebra dell’anno qualitativo,
l’anno liturgico, quando tutto sembra ritornare tenebra nel caos
primordiale, viene celebrata la solennità della Luce incon-taminata,
dell’Ideazione incorrotta del creato, della Concezione Immacolata.
La manifestazio-ne dell’incorrotta Luce è la Vergine-Madre
che, il 25 dicembre, contempleremo immersa nella luce e nel canto degli
Angeli dopo aver dato alla Luce il Salvatore.
Nella teofania dell’Immacolata Concezione la creazione è stata
riplasmata, ricostruita, ripartorita. Nel suo seno la natura umana ha
ripreso il suo destino divino, e agli uomini è stata restituita
la facoltà di divenire «figli di Dio». L’Immacolata è un
concetto che prelude a un al-tro, quello dell’Assunta. L’Immacolata
e l’Assunta non costituiscono soltanto la gloria di Ma-ria Madre
di Gesù, ma anche la gloria dell’umanità esprimente
Gesù, e riassunta e riespressa in Cristo.
Maria è la prima creatura che ha realizzato il suo corpo immacolato
e glorioso, ma essa non è che una caparra, una promessa, un invito.
Tutti ritroveremo l’Immacolata Concezione e tutti saremo assunti.
Maria è l’atomo infranto attraverso il quale la creazione
passerà. Maria è l’archetipo umano per eccellenza,
come Cristo è l’archetipo cosmico per eccellenza: misteri
che il linguaggio umano può sfiorare, ma non spiegare.
Salmo in lode della Vergine Maria
Dio si è unito all’umana
natura,
la parte si annienta nel tutto,
il finito nell’infinito, il tempo nell’eternità.
La Parola si è fatta carne,
viva è la carne per l’abbraccio dello Spirito,
la terra ritrova il suo perduto ritmo.
Nell’unità è abolita la separazione,
alba è la Vergine del tuo eterno giorno, o Signore,
per l’umanità infranta nella notte dei tempi.
Il peccato antico, densità della forza separatrice,
è
abolito dal “si” della Vergine,
al folgorante bacio dello Spirito.
Eva è tornata nel fianco di Adamo,
gli opposti principi riuniti nell’unum,
il serpente separatore ha perso il veleno.
L’inquieta ricerca è placata,
un canto nuovo intonano i cieli,
la Parola vive nella carne, la carne nella Parola.
L’uomo non è più figlio solitario della carne,
figli non genera più il sangue,
erompe la vita nell’estasi dell’unum.
La tua discesa nella carne, o Parola eterna,
rivela la purità dell’amore immanente nel creato,
la verità di ogni sogno di vita,
il compimento di tutte le attese.
Seconda Lettura
1 Tes 3, 12- 4,2
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi.
Fratelli, il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore
fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, per rendere
saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti
a Dio e Padre nostro, al momento della venuta del Signore nostro Gesù con
tutti i suoi santi. Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo
nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi
il modo di comportarvi e di piacere a Dio – e così già vi
comportate –, possiate progredire ancora di più. Voi conoscete
quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù.
Lettera aperta a don Alessandro Santoro
29 ottobre 2009 - Tonio Dell'Olio
Caro Alessandro, fratello mio. La notizia della tua rimozione da tutti
gli incarichi (pastorali e non) da parte dell’Arcivescovo di
Firenze
perché hai celebrato le nozze di una donna nata uomo, mi coglie
assolutamente di sorpresa. Non mi interessa qui entrare nel merito
delle questioni teologico-morali e canoniche. L’aspetto che
maggiormente mi amareggia è venire a conoscenza del fatto che
il
provvedimento sia stato assunto in maniera chirurgica e non olistica.
Per parlar semplice mi pare che l’arcivescovo non sia mai venuto
ad
incontrare il quartiere e i suoi problemi, la tua comunità e
i suoi
operatori, ovvero non abbia tenuto in conto il complesso della tua/
vostra azione pastorale e sociale a favore della gente che abita le
case de Le Piagge e soprattutto degli ultimi accanto ai quali vi
spendete quotidianamente.
L’augurio è che il tempo di riflessione e preghiera, che
sembra
esserti ingiunto come una punizione, possa divenire tempo di Dio per
tutti. Anche per il vescovo della tua chiesa locale e per tutti coloro
che si sentono parte della comunità cristiana e che rischiano
ancora
di ritrovarsi in mano le pietre destinate all’adultera e sono
sordi
all’invito del Maestro.
Coraggio, fratello proseguiamo il cammino. Insieme. Ho la convinzione
profonda che alla fine il paradiso ci riserverà un sacco di
belle
sorprese!
http://www.peacelink.it/mosaico/a/30435.html
Perchè la meditazione silenziosa
estratto da John Main OSB, fondatore della Comunità mondiale per la meditazione cristiana
Fuori, dentro. Perdere, trovare. Questo è il problema che si pone quando parliamo di meditazione. Qualsiasi linguaggio decidiamo di utilizzare, esso inizierà ad alterare alcuni aspetti di questa esperienza nel momento esatto in cui cominceremo ad usarlo. Se io dico “ perdere la vita” non posso spiegarti quanto la nostra vita ci venga donata in modo pieno e profondo. L’idea della perdita ci fa perdere la consapevolezza della vita come dono assoluto, qualcosa che non scorre attraverso una clessidra ma che si espande verso l’eternità.
Il linguaggio riesce con difficoltà a spiegare la pienezza del mistero. Ecco perché il silenzio assoluto durante la meditazione riveste una così grande importanza. Non cerchiamo di pensare a Dio, parlare a Dio o immaginare Dio. Noi restiamo in quel maestoso silenzio aperti all’eterno silenzio di Dio. Scopriamo nella meditazione, attraverso la pratica e l’esperienza quotidiana, che questo è l’ambiente naturale per tutti noi. Siamo stati creati per questo e il nostro essere fiorisce e si espande in quell’eterno silenzio.
La parola “silenzio”, comunque, altera già l’esperienza e forse scoraggia la gente, poiché essa suggerisce alcune esperienze negative, la privazione del suono o del linguaggio. La gente teme che il silenzio della meditazione sia regressivo. Ma l’esperienza e la tradizione ci insegnano che il silenzio della preghiera non rappresenta lo stato pre-linguistico ma post-linguistico nel quale il linguaggio ha completato il compito di guidarci attraverso ed oltre sé stesso e l’intero regno della consapevolezza mentale. Il silenzio eterno non viene privato di nulla, né priva noi di qualcosa. E’ il silenzio dell’amore, dell’accettazione assoluta e incondizionata.
Medita per trenta minuti. Ricorda: siediti. Resta seduto con la schiena eretta: chiudi gli occhi delicatamente. Resta rilassato ma vigile. In silenzio, interiormente, comincia a pronunciare una sola parola. Noi suggeriamo il mantra 'Maranatha'. Recitalo scandendo le quattro sillabe di eguale lunghezza. Ascoltale mentre le pronunci, gentilmente ma continuamente. Non devi pensare o immaginare nulla di spirituale o altro. I pensieri e le immagini si proporranno ma tu limitati a lasciarli passare. Mantieni la tua attenzione al mantra con fedeltà, umiltà e semplicità, dall'inizio alla fine della tua meditazione.
Dov'è la
cella dell'eremita? (foto Dafne)
A COSTO DI PERDERE UN POTERE DIVENUTO INFAME
Dopo avere scritto un libro come Angeli a Montecitorio, ed. Il
Segno dei Gabrielli, quello che sto per dire potrà sembrare contradditorio.
Allora, era il 1998, abbiamo fermato l’attenzione sul rapporto
fra lavoro politico e impegno spirituale. L’attenzione era rivolta
non ai casi clamorosi rivelati nelle aule giudiziarie, ma a quelle
persone spiritualmente sensibili che avvertono come la politica proceda
spesso lungo strade che una coscienza desta sente disagevoli. Oggi,
dopo 11 anni, misuriamo un peggioramento della situazione e vogliamo
sottolineare come occorra con urgenza un forte impegno morale nel campo
dell’etica politica.
“
La politica, dopo la teologia, è la più alta forma di carità,
perché si occupa del bene comune”.
Lo disse Pio XII (cito
a memoria). In attuazione forse un po’ brusca di quel principio
numerosi esponenti dell’Azione cattolica furono traghettati nei
quadri della Democrazia cristiana. Il flirt durò poco, a pensare
al bene comune e alla carità politica rimasero solo Giorgio La
Pira e pochissimi altri. I cattolici d’azione in parte si adattarono
alle dure esigenze del potere e in parte, trovandosi spaesati in politica,
lasciarono i posti chiave ai soliti vecchi volponi.
L’alleanza fra cattolici e socialisti fece il resto. I dirigenti
socialisti rivendicarono la “pari dignità” e solo
allo scoppio di tangentopoli il pubblico scoprì che pari dignità significava
che le tangenti dovevano essere spartite in ugual misura.
La gente semplice, che fino ad allora aveva delegato il potere a
un ceto di avvocati, sindacalisti e funzionari di partito, perché si
fidava di chi “aveva studiato”, reagì imbufalita.
Non è che
il nuovo ceto politico creato dai padani fosse molto meglio, ma
era nuovo. Quanto a etica politica, ricordo che Bossi si vantò pubblicamente
di aver messo nel sacco Andreotti e le sue aspirazioni alla presidenza
della Repubblica facendogli credere che avrebbe avuto i voti della
Lega, che invece furono dirottati su Scalfaro, considerato meno
pericoloso.
Rimasi molto colpito da questo gloriarsi di un imbroglio. L’etica
era dunque tanto svalutata?
Su questa etica già precaria si innestò un altro ceto politico
costruito attorno a Berlusconi come nobiltà di campagna attorno
a un sovrano assoluto. Berlusconi, cavalcando l’antistatalismo
delle masse, sminuì ulteriormente il (poco) prestigio della legge
e delle istituzioni. Per esempio invitò i cittadini a non pagare
il canone Rai e lasciò capire che poteva essere virtuoso non pagare
le tasse. Egli propagò una nuova etica basata sul successo e sul
sembrare piuttosto che sull’essere.
Alla sinistra tradizionale intanto venivano a mancare i punti di
riferimento. Finita l’Unione sovietica, impresentabile la Cina, disagevole perfino
Cuba, venuti meno i grandi leader, trovava sempre più difficoltà ad
incarnare i grandi ideali. La politica urbanistica di molte giunte di
centrosinistra ne è testimonianza.
Intanto la società dà segni di sfacelo. Chi riesce ad
ottenere un posto pubblico si sente fedele non alle istituzioni ma
al padrino
di turno. La scuola mette in evidenza falle vistose e i giovani
non trovano né una sana cultura dell’ideale né figure
di riferimento.
La Chiesa che fa di fronte a una simile crisi?
Tace, o si accontenta di bioetica e di finanziamento pubblico alle
scuole private. Neanche una parola per esortare i cattolici all’etica
pubblica, sempre nel timore che il grande elemosiniere di turno si
disamori.
A questo punto che fare? Occorre smettere di aspettare e lamentarsi.
Ci sono epoche in cui i grandi sono perdenti. Nessun leader e nessuna
istituzione potrà indicarci
una linea morale se prima non troviamo in noi stessi gli imperativi
etici
e la forza di seguirli, a costo di perdere un potere divenuto infame.
Carlo Crocella

PENTECOSTE 2009
In primavera la liturgia
ci rinnova e ci entusiasma con la presentazione al nostro spirito
delle vicende salienti del mistero cristiano. Sfila sotto i nostri
occhi le fasi del Mistero: passione, resurrezione, ascensione, ed
infine pentecoste. Come la natura è ripiena di vita prorompente,
generata dall’attesa invernale, dal rinnovato calore e dalla
luce primaverile, così il nostro spirito è nutrito,
corroborato, illuminato dalla meditazione dei sacri Misteri.
Il nostro spirito, se solo accetta di sostare un momento in meditazione, è inondato
dalla luce e dal calore di quel nuovo sole che è il Cristo risorto e
asceso al cielo. Dal cielo ora Cristo effonde la sua presenza, resa manifesta
nei doni spirituali della Pentecoste.
Qualcuno potrebbe dire che sono cose note. Eppure non è l’informazione
che conta. È la disposizione interiore a lasciare che questi eventi
rinnovino il nostro spirito.
Allora potremo rileggere nella vita quotidiana un senso nuovo, ed ascoltare
nel nostro intimo un cantico di esultanza.
Nell’icona della Pentecoste sopra riportata vengono accentuati
significati mistici più che descrittivi. È raffigurato
fra i presenti s. Paolo, che all’epoca non era ancora convertito
e anzi perseguitava i discepoli di Cristo. Nella caverna in basso è rappresentato – incoronato,
ma senza aureola, il re del Cosmo, cioè del mondo materiale,
come in attesa del rinnovamento che l’effusione dello Spirito è destinata
a portare nel mondo materiale.

Creata per aleggiare fra i mondi
beffata l’umanità
precipitava sulla materia
s’involveva nella roccia del pianeta.
In Tre Giorni
cambiò il destino del cosmo: dalla roccia del sepolcro
sorse un’opposta Energia.
Svettò la parabola
evolutiva
materia e spirito
ora possono amarsi.
cc
Per quanto le forze dell’inganno
ancora presenti fra noi si affannino a banalizzare il grande mistero,
non possono riuscirci. Troppo grande è l’evento, e di portata
cosmica.
L’umanità era stata creata capace di “aleggiare fra i mondi”: tutto
quello che esiste tra la materia e Dio poteva essere vissuto dall’essere umano:
materia, vita, emozione, pensiero, contemplazione. Qualcuno ha immaginato che
l’antico Serpente non potesse accettare che una creatura materiale godesse
di facoltà spirituali e persino di amicizia divina. Di qui il subdolo
suggerimento: “Potrai essere veramente come Dio solo se gli sarai antagonista!”
Dalla vastità degli orizzonti assegnatigli l’uomo cominciò a
ritrarsi, attratto da una grande forza che lo proiettava verso la materia.
Quando questa forza era vicina a diventare irresistibile, Dio si fece presente
nella materia umanizzata. L’incarnazione del Verbo cambiò il destino
del cosmo. Lo cambiò nei tre giorni di Pasqua.
Sono i giorni in cui la parabola evolutiva dell’umanità – e del cosmo
che le è collegato - invertì il suo cammino: solo ora materia
e spirito possono cominciare a guardarsi senza sospetti. Né la materia
vuol distruggere lo spirito, né lo spirito vuol distruggere la materia.
Perché in quei tre giorni uno di noi, Gesù, ha dato il via al
cammino dell’amore.
Abbiamo molto da fare per adeguarci. Siamo portati a lottare più che
ad amare. Persino l’affermazione dello Spirito tende a essere vissuta come
sopraffazione dello spirito sulla materia.
Non è questa la strada… lasciamo che ogni creatura possa portare la
sua parte di bene, ed avviamoci insieme verso la Resurrezione.
QUARESIMA 2009
Preghiera di Sant’ Efrem il Siro (306-373)
Signore e Maestro della mia vita
Allontana da me lo spirito di pigrizia, di abbattimento
di dominazione, di vane parole.
Concedi a me, tuo servitore
uno spirito di castità, di umiltà, di pazienza e d’amore.
Sì Signore, Re, donami di vedere i miei peccati
e di non giudicare il mio fratello
Tu che sei benedetto nei secoli. Amen
Un
po’di silenzio (febbraio 2009)
Ci sono problemi etici
che non emozionano nessuno: sono questioni dottrinali, cose per
specialisti.
Ci sono invece problemi impersonati da qualcuno, per esempio una bella ragazza
in coma irreversibile e suo padre. Giornali e tv se ne impadroniscono, l’opinione
pubblica si appassiona, la politica viene coinvolta e dà risposte a
livello alto, oppure fa calcoli di bottega.
Trattandosi di etica, la Chiesa ritiene di dover intervenire.
Gesù in casi simili guariva il malato. I suoi discepoli si preoccupano
di quale dottrina imporre.
C’è qualcosa che stride. Se non si può intervenire con
il miracolo, si faccia almeno un gesto di amore, e di venerazione. Amore per
il tormento del padre, venerazione per il mistero di una nostra sorella stabilmente
in bilico fra la vita e la morte.
Ci sono dei casi in cui Dio stesso non ha messo tutto il bene da una parte
e tutto il male dall’altra. E con questo ci dice che tocca a ciascuno
di noi la fatica di curare la crescita della nostra coscienza.
Rispettiamo la sofferenza di chi ha il compito di decidere. E soprattutto non
imponiamo a nessuno pesi che noi non tocchiamo neanche con un dito.
La vittoria dei Magi
Epifania 2009

I Magi quest’anno
si fermano a Gaza
È
lì che il Bambino è in pericolo:
il futuro è negato.
Risvegliano tutto il coraggio
ed ecco non vedono nemici
ma fratelli in divenire.
Di nuovo cade
Il vero nemico.
Pensiero settimanale (o quasi...) leggi i "pensieri" precedenti
Oggi la nostra
coscienza sosta nel pensiero molto più di un
tempo. Ci sono ancora molte persone che pensano poco e male, prese
dalle crude urgenze della sopravvivenza fisica; oppure persone con
pensieri subordinati a un mondo emotivo dominante.
I pensieri che vorremmo proporre qui non sono di questo tipo. Vorremmo
cercare di sviluppare una capacità di pensare armoniosa, consapevole
delle legittime esigenze fisiche, vitali ed emotive, ma aperta a cogliere
le esigenze della razionalità e soprattutto guidata dallo spirito.
Proponiamo questa rubrica anche come occasione di condivisione.
Chi desidera partecipare può inviare il suo “pensiero” per
email indirizzando a carlo@nuovimagi.it e
scrivendo nell’oggetto “pensiero
nuovimagi”. I testi devono essere firmati, ma si può chiedere
che sul sito appaia solo una sigla o un nome di fantasia.

Natale
2008: così piccolo!
Molti di noi, persone perbene,
di fronte al Natale siamo presi dall’ansia
di “non essere all’altezza”.
Io dovrei essere in un certo modo e invece sono in un altro.
Dovrei essere pieno di grazia e invece sono svogliato, stanco e impigrito.
Ma la scoperta è proprio questa: va bene così.
Il Signore non ci vuole santi preconfezionati.
Ci ama come siamo. E ci propone di credere a questo suo amore.
E’ per essere credibile che si è fatto così piccolo!
BUON NATALE !
www.nuovimagi.it
Verso il Natale
Che
cosa non ci piace del periodo prenatalizio:
… e
così via.
Per
tutti noi che abbiamo il dono di gustare la preparazione al Natale,
ma siamo immersi in un ambiente che lo rende difficile, ecco qualche
suggerimento:
v Annunciare la buona notizia: imparare a dire, sommessamente,
che “al Natale mi preparo con gioia”
v Individuare qualche figura di questo tempo di preparazione
e richiamarla spesso alla mente: Maria, Elisabetta, Giovanni Battista,
l’arcangelo Gabriele
v Quando prepariamo l’elenco delle persone cui inviare gli
auguri, o un regalo, soffermarsi qualche istante a pregare per ciascuno
v Scegliere ogni giorno qualche momento di silenzio e goderne
la bellezza
cc 12dic08
La personalità e il Sé della
Chiesa
24 ottobre 2008
La psicosintesi e altre scuole psico-spirituali insegnano a individuare
la differenza fra personalità e Sé. Il Sé può essere
descritto come la parte superiore dell’organismo psico-spirituale,
percepita da una coscienza illuminata. La personalità invece è la
manifestazione della persona sul piano psicologico.
In questa epoca in cui sono diffuse scuole e maestri spirituali di
vari indirizzi, si può sentire talvolta fra i discepoli più avanzati
questa osservazione: “E’ un grande maestro, mi sta aiutando
molto a evolvere nel mio cammino spirituale… ma se fosse per
la sua personalità me ne andrei subito”.
E’ vero. Un maestro può avere un carattere difficile,
un temperamento che lascia venire a galla vecchi difetti, ma quello
che conta è la sua capacità di condurre il discepolo
lungo il sentiero in cui si aprono le porte del Sé. I difetti
della personalità non disturbano più di tanto quando
si è intravista la soglia dietro cui si manifesta il nostro
Spirito.
Qualcosa di simile avviene nel rapporto tra un credente e la sua Chiesa.
Le Chiese hanno un Sé a contatto con i doni divini e una personalità piena
di difetti, cioè una zavorra di qualità umane non purificate.
Lasciamo perdere la zavorra e cerchiamo i doni divini.
Msc
Un’ipotesi:
non riusciamo a migliorare il mondo
perché corriamo troppo
7 ottobre 2008
Il
compito di ciascuno di noi, esseri umani, è quello di armonizzare
spirito e materia. Adamo, fatto di fango e di alito divino, grazie
a questa sua costituzione complessa è in grado di penetrare
la natura profonda di ogni creatura e di attribuirle un nome. In ogni
epoca, il compito dell’uomo è stato quello di incarnare
il proprio spirito nel mondo materiale. In ogni epoca ha cercato la
via per attuare il suo compito confrontandosi con le difficoltà proprie
di quell’epoca.
Oggi sembra che questa incarnazione sia ostacolata dalla fretta che
ci è imposta quasi senza interruzione.
Dopo che la cultura del primo novecento aveva esaltato “il secolo
della corsa”, l’alba del nuovo secolo sembra iniziata con
una consapevolezza crescente del bisogno di lentezza. La critica del
fast food e la nascita dello slow food ne è un esempio.
Chi deve sempre correre è ansioso del futuro e non riesce a
sostare per apprezzare il presente. Per contemplarlo. È attratto
dai sensi, ma sfiora gli oggetti del mondo senza “conoscerli” e
quindi non può esercitare quella funzione creativa portatrice
di senso e di armonia che era il compito affidato ad Adamo.
Chi si muove con una lentezza attiva e consapevole riesce a gustare
il presente e a contribuire alla sua realizzazione armoniosa.
Un pasto povero preso lentamente di fronte al Padre celeste dà molta
più gioia di un abboffarsi insaziabile. Attraversare un giardino
a piedi arricchisce lo spirito molto più di un attraversamento
in macchina.
La lentezza ci consente di penetrare nell’esperienza del momento
presente fino ad incarnarci in essa. Anzi, la nostra dimensione spirituale
può incarnarsi nel mondo fisico solo se la nostra dimensione
fisica vi si accosta con la giusta misura di lentezza.
Rallentiamo, se vogliamo provare a restituire il mondo alla sua bellezza
creaturale!
(Msc)

gennaio 2004
febbraio 2004
maggio 2004
settembre 2004
novembre 2004
febbraio 2005
aprile 2005
ottobre 2005
L'acrobata (Marc Chagall).
per chi può cambiare prospettiva
gli altri
sono ovunque
