| La meditazione silenziosa, profonda, che tende a contattare
il nostro Sé, l'immagine di Dio in noi, può diventare
un'avventura molto varia, e persino divertente.
Può sembrare difficile solo a chi sia in preda a:
- atteggiamento efficientista: vuole vedere subito il risultato,
l'utilità immediata, come quando si impara una lingua. In
realtà imparare la meditazione è un po' come imparare
una lingua, ma, a breve, dobbiamo accettare che sia del tutto inefficiente;
- atteggiamento intellettuale: ci si pongono domande di tipo mentale
su che cosa stiamo facendo, si cerca un senso a livello mentale...
Questo è inadeguato per definizione. La meditazione silenziosa
esce dal labirinto dei pensieri sollevandosi al di sopra del labirinto.
Tornarvi dentro è senza via di uscita.
La
meditazione si fa con l'atteggiamento:
- del cane che dorme dietro l'uscio del suo padrone
- del servo inutile, che fa ciò che gli viene detto e basta
- del figlio del Sovrano, che comincia a prendere conoscenza delle
condizioni del regno
- del figlio di Dio che sosta nell'abbraccio del Padre. E, comprendendo
il Padre, vede apparire il regno di Dio.
Quando una certa percezione sottile si è affinata, ci si
accorge:
- che in realtà è Dio che ci viene a cercare. Anche
se dimentichiamo la meditazione, lui ci cerca, si fa presente quando
camminiamo soprapensiero, in macchina, aprendo una porta...
-
che, anche se continuiamo a percepire la totale inefficienza del
meditare, di fatto quando si medita quotidianamente perdiamo molto
meno tempo inseguendo scelte sbagliate. E' come se nascesse in noi
un istinto di orientamento che ci fa camminare sul sentiero senza
perdite di tempo.
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