“L’immagine della Carovana dei Magi esprime i diversi cammini verso la Stella, che è Cristo, ed insieme la sensibilità per gli stimoli offerti a questa ricerca dalle spiritualità esoteriche.

www.nuovimagi.it                                                                    Newsletter febbraio 2005

La tragedia asiatica e il nostro cammino

Le elezioni irakene

Il Forum: “Dove tutto è Uno”, uno stralcio dagli ultimi interventi

Un canto d’amore, soli o in coro

Quaresima: preghiera di Sant’Efrem

Il 6 gennaio scorso, anziché festeggiare i “nostri” Magi,  abbiamo pubblicato nel sito questa riflessione sulla tragedia del maremoto in Asia.

La tragedia asiatica e il nostro cammino

Siamo tutti a contatto con l’immane tragedia dell’ Asia sud orientale.

Molti aspiranti spirituali vogliono condividere la sofferenza, ma se ne sentono abbattuti e vorrebbero distogliere lo sguardo.

Credo che la tragedia asiatica non ci chieda di condividere emozioni violente, "di pancia" (astrale basso), ma condivisione con il cuore, quindi amore per le entità coinvolte, quelle nel corpo e quelle fuori dal corpo.

Entrando in meditazione profonda si può, insieme al proprio Maestro (per me si tratta di Gesù Cristo) sostenere lo sguardo di quella moltitudine che soffre.

Si possono guardare i superstiti feriti nel corpo, nella psiche, nelle relazioni sociali, nello spirito.

Si possono guardare i vivi nel momento della morte.

Si possono guardare gli spiriti di coloro che sono periti di questa morte violenta.

Si possono guardare gli angeli.

Si possono forse scorgere altre entità spirituali coinvolte nell’accaduto.

Accompagnati dal Maestro, si può distribuire amore, speranza, fede.

 

Innanzitutto la fede. Si tratta di entrare in un livello di coscienza superiore, in sintonia con il Padre, e cercare di assumere un punto di vista in armonia con il suo. Chi ha detto che morire sia un male? Pensiamo che sia male e ci allarmiamo e angosciamo perché abbiamo una visione limitata. Se avessimo la visione complessiva, forse potremmo rallegrarci perché il pianeta sta affrontando una crisi di guarigione. Quando noi vedremo noi stessi nell'armonia cosmica, usciti da questa avventura nel nostro corpo fisico, allora sapremo certo che morire non è un male.

Di fronte al dolore, possiamo cercare di cogliere il senso che quel dolore ha dal punto di vista  divino. Questo lavoro interiore affina la nostra vibrazione spirituale e questa vibrazione con la sua sola esistenza aiuta l'altro a comprendere a sua volta. Paolo per esempio scriveva "Porto a  compimento in me quello che manca alla sofferenza di Cristo per il suo corpo  che è la chiesa". Una frase densissima, su cui si può riflettere a lungo.

 

Comunicare speranza. La speranza ci dice che qualunque cosa accada è inquadrata in uno stato di cose governato da una Intelligenza e un Amore infiniti. Riascoltiamo le parole di Gesù: “Non temete piccolo gregge, perché è piaciuto al Padre vostro darvi il regno”. Se Gesù è risorto, il nuovo mondo è già iniziato e il nostro dolore si rivelerà forse - in questo nuovo mondo che chiamiamo il regno di Dio - solo un punto di vista sbagliato.

 

Amore. Dopo aver guardato in faccia la moltitudine che soffre, e in essa ogni singolo che soffre, è naturale condividere a livello di cuore, sempre in meditazione un sorriso di  incoraggiamento. Ma l’amore per natura sua vuole andare oltre, dilaga, vuole essere incarnato. Dopo aver meditato, sarà spontaneo trovare le forme per alleviare la sofferenza anche intervenendo direttamente nel livello materiale.

 

E’ naturale anche non riuscire a sostenere lo “stato di coscienza superiore”, il restare in armonia con la coscienza del Padre. Accettiamo anche questa povertà, che fa parte della nostra condizione umana. La nostra condizione è quella di passare da livelli di coscienza più elevati a livelli forzatamente più bassi: accettiamoli sapendo che essi ci spingono ad agire nel mondo materiale per immettervi energie di trasformazione. La nostra limitazione si deve accettare in pace, senza stancarsi di aspirare ad avvicinarsi a uno stato di coscienza superiore. Quando questo ci viene dato, la sofferenza dei fratelli si accoglie e si condivide rimanendo in pace.

 

Le elezioni irakene

Chi aspira a essere discepolo di Cristo legge i drammi del suo tempo alla luce di fede, speranza e carità. La vicenda irakena è preoccupante sotto il profilo del male che se ne è scatenato: guerra, miseria, terrorismo, odii religiosi, furto di petrolio perpetrato da ricchi contro poveri, pervertimento della religione islamica da parte di una minoranza esasperata, fino a presentare come gradita a Dio la strage suicida dei kamikaze.

Eppure se crediamo che il mondo è nelle mani di un Padre amorevole, che Cristo è risorto e la salvezza è “già” presente anche se “non ancora” manifesta ovunque, che lo Spirito di Dio opera nell’umanità, dobbiamo riuscire ad avere anche un altro punto di vista. Spingiamo lontano lo sguardo, come la sentinella biblica, per vedere oltre la notte. Il fatto che il tentativo di far passare questa guerra come guerra di religione sia fallito -grazie al papa e a molti leaders religiosi islamici, ma soprattutto grazie alla maturità spirituale e culturale della maggior parte dell’umanità – segna una data storica nell’evoluzione spirituale dell’umanità. La guerra ha suscitato un movimento in favore della pace che influisce sulla formazione delle coscienze più della guerra stessa. Infine le elezioni irakene, con tutti i limiti della situazione e i problemi irrisolti, segnano l’affermarsi di valori di convivenza civile. Dunque, anche di fronte alla vicenda irakena, lasciamoci ispirare dalla fede, dalla speranza e dalla carità.

Fede: crediamo che il mondo è guidato da un Padre buono che educa l’umanità a traghettare con libera convinzione dal male al bene. Il rispetto che Dio ha per la nostra libertà e il tempo che noi ci mettiamo per capire sono la ragione di questa tenacia che constatiamo nel male.

Speranza: sappiamo che il male non prevarrà, perché Cristo è risorto. Possono verificarsi successi apparenti del male, anche con dolore e morte, ma gradatamente i frutti della salvezza permeeranno anche il mondo materiale e sociale. E comunque la vicenda umana non finisce con la morte. Nel frattempo occorre dare energia, con la nostra attenzione, a tutte le cose buone, per quanto piccole o lontane, che possiamo scorgere in mezzo al ribollire del male.

Carità: coltiviamo sentimenti di solidarietà fraterna per tutti gli abitanti di questo pianeta, e lasciamoci convertire a una riduzione dei nostri consumi per condividere le risorse con tutti i nostri fratelli. La nostra gioia non dipende da quanto consumiamo.

 

Il Forum : “Dove tutto è Uno”, uno stralcio dagli ultimi interventi

 

Scrive Salvo:

mi piacerebbe approfondire con voi alcune frasi che ho trovato in "LA MOLTIPLICAZIONE DEI PANI" di Padre Vannucci (testo che potete trovare sul sito).

Lui scrive: "Infatti, se riusciamo a sospendere l'attivita' dualizzatrice della ragione celebrale, vediamo che il reale e' unita', essenza vivente, coscienza che si rivela in varie gradualità".

Secondo voi... noi nella nostra dimensione cosi' limitata di essere umani siamo in grado e abbiamo la forza necessaria per sospendere "quest'attivita' dualizzatrice della ragione celebrale"?

La causa, secondo me, di tutto il nostro soffrire... ma anche lo stimolo essenziale che ci spinge ad allargare la nostra coscienza ed entrare in quella dimensione dove tutto e' Uno.

Fino a pochissimo tempo fa ero convinto di sì. Adesso non ne sono piu' sicuro... ho anche bisogno di forze esterne. L'amore del Padre, l'energia divina che ci guida e ci sostiene.

Pian piano sto riprendendo a pregare...

Interviene Giovanni:

Oltre alle strutture cerebrali centrali, l'uomo dispone anche di altre strutture nervose cerebrali delocalizzate, tra cui la rete di gangli nervosi del tronco, le ghiandole endocrine e il senso del tatto, quest'ultimo è una vera e propria estroflessione del sistema nervoso. Nell'insieme queste strutture consentono "l'intelligenza del cuore".

Per sentire col "cuore" è necessario prima attenuare le attività cerebrali centrali ... fare silenzio, e poi pregare con tutto il nostro essere, capelli e unghie inclusi.

La nostra percezione è mediata da ciò che chiamiamo la coscienza, la consapevolezza della nostra relazione con l'altro. Se l'altro è il TUTTO (e ci includiamo anche noi stessi!) e ci trovassimo in relazione immediata con il TUTTO, noi non saremmo in grado di rappresentarcelo mentalmente (il Padre nessuno l'ha mai visto). Ma per noi che continuiamo a vivere sulla terra è già sufficiente stabilire una relazione mediata col TUTTO e "accadono cose impossibili da comunicare" perché il sistema cerebrale centrale (linguaggio e simbolo) è limitato e ci è d'impaccio, a questo punto.

Forse possiamo danzare, cantare, balbettare ... piangere lacrime di gioia, sentire la presenza dei nostri Compagni di viaggio che si trovano a 10mila km di distanza e forse anche comunicare con loro se con loro condividiamo un sistema logico-simbolico verificato e usabile anche in questo particolare stato di coscienza ... ma parlarne in termini verbali ... no, non possiamo :-)

Aggiunge Carlo:

L'omelia di fra Giovanni Vannucci sul vangelo della prossima domenica 16 gennaio, che ho appena caricato nel sito, termina così:

"Questo è il battesimo nel fuoco che media il superamento dell’io cosciente allo stato dell’io spirituale. L’io spirituale, ultima tappa della realizzazione cristiana, richiede il superamento dell’umano con l’eliminazione di ogni particolarismo, di ogni separazione attraverso l’identificazione con il mistero divino, la «volontà del Padre». Allora il cristiano, come Gesù Cristo, potrà salire «alla destra del Padre». Questo ritorno alla destra del Padre, nell’esperienza religiosa cristiana, a differenza di altre esperienze religiose, non è un annientamento nell’Assoluto, ma uno stato attivo di coscienza universale, la coscienza dei figli di Dio, arricchito dalla coscienza acquisita dall’io cosciente unita e fusa nell’io spirituale."

Mi pare che ci dia molta materia di riflessione sull'argomento introdotto da Salvo e proseguito da Giovanni: grazie a tutti e due!

 

 

Un canto d’amore, da soli o in coro  

Il nostro cammino spirituale è un canto d’amore a Cristo, e non importa quanti altri lo ascoltino. Però sapere che in quattro mesi, da ottobre 2004 a gennaio 2005, ci sono state mille visite al sito ci dà un senso di festa.

Non abbiamo nulla da vendere, quindi il numero in sé non dice molto. Abbiamo però la conferma di camminare su strade non del tutto deserte. La compagnia di altri cercatori di Dio, in sintonia con il linguaggio e i percorsi che andiamo esplorando, è questo che ci fa sentire in festa.

 

Il 9 febbraio inizia il tempo di Quaresima

Ci può aiutare, come abbiamo già fatto nel 2004, questa preghiera di Sant’Efrem il Siro, che nella Chiesa Ortodossa viene recitata ogni giorno durante la Quaresima

 

Preghiera di Sant’ Efrem il Siro (306-373)

Signore e Maestro della mia vita
Allontana da me lo spirito di pigrizia, di abbattimento
di dominazione, di vane parole.
Concedi a me, tuo servitore
uno spirito di castità, di umiltà, di pazienza e d’amore.
Sì Signore, Re, donami di vedere i miei peccati
e di non giudicare il mio fratello
Tu che sei benedetto nei secoli. Amen


 

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