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“L’immagine della Carovana dei
Magi esprime i diversi cammini verso la Stella, che è Cristo, ed insieme la
sensibilità per gli stimoli offerti a questa ricerca dalle spiritualità
esoteriche.” |
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www.nuovimagi.it
Newsletter febbraio 2005 |
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La tragedia
asiatica e il nostro cammino Il Forum: “Dove tutto è Uno”,
uno stralcio dagli ultimi interventi |
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La tragedia asiatica e il nostro cammino Siamo tutti a contatto
con l’immane tragedia dell’ Asia sud orientale. Molti aspiranti spirituali vogliono condividere la sofferenza,
ma se ne sentono abbattuti e vorrebbero distogliere
lo sguardo. Credo che la tragedia asiatica non ci chieda di condividere
emozioni violente, "di pancia" (astrale basso), ma condivisione con
il cuore, quindi amore per le entità coinvolte, quelle nel corpo e quelle fuori dal corpo. Entrando in
meditazione profonda si può, insieme al proprio Maestro (per me si tratta di
Gesù Cristo) sostenere lo sguardo di quella moltitudine che soffre. Si possono guardare i superstiti feriti nel corpo, nella psiche,
nelle relazioni sociali, nello spirito. Si possono guardare i vivi nel momento della morte. Si possono guardare gli spiriti di coloro che
sono periti di questa morte violenta. Si possono guardare gli angeli. Si possono forse scorgere altre entità spirituali coinvolte
nell’accaduto. Accompagnati dal Maestro, si può distribuire amore, speranza,
fede. Innanzitutto la fede. Si tratta di entrare
in un livello di coscienza superiore, in sintonia con il Padre, e cercare di
assumere un punto di vista in armonia con il suo. Chi ha detto che morire sia
un male? Pensiamo che sia male e ci allarmiamo e
angosciamo perché abbiamo una visione limitata. Se
avessimo la visione complessiva, forse potremmo rallegrarci perché il pianeta
sta affrontando una crisi di guarigione. Quando noi vedremo noi stessi
nell'armonia cosmica, usciti da questa avventura nel
nostro corpo fisico, allora sapremo certo che morire non è un male. Di fronte al dolore, possiamo cercare di cogliere il senso che
quel dolore ha dal punto di vista
divino. Questo lavoro interiore affina la nostra
vibrazione spirituale e questa vibrazione con la sua sola esistenza aiuta
l'altro a comprendere a sua volta. Paolo per esempio scriveva "Porto
a compimento in me quello che manca
alla sofferenza di Cristo per il suo corpo
che è la chiesa". Una frase densissima, su cui si può riflettere
a lungo. Comunicare speranza. La speranza ci dice
che qualunque cosa accada è inquadrata in uno stato di cose governato da una Intelligenza e un Amore infiniti. Riascoltiamo le
parole di Gesù: “Non temete piccolo gregge, perché è piaciuto al Padre vostro
darvi il regno”. Se Gesù è risorto, il nuovo mondo è
già iniziato e il nostro dolore si rivelerà forse - in questo nuovo mondo che
chiamiamo il regno di Dio - solo un punto di vista sbagliato. Amore. Dopo aver guardato
in faccia la moltitudine che soffre, e in essa ogni
singolo che soffre, è naturale condividere a livello di cuore, sempre in
meditazione un sorriso di
incoraggiamento. Ma l’amore per natura sua
vuole andare oltre, dilaga, vuole essere incarnato. Dopo aver meditato, sarà
spontaneo trovare le forme per alleviare la sofferenza anche intervenendo
direttamente nel livello materiale. E’ naturale anche non
riuscire a sostenere lo “stato di coscienza superiore”, il restare in
armonia con la coscienza del Padre. Accettiamo anche questa povertà, che fa
parte della nostra condizione umana. La nostra condizione è quella di passare
da livelli di coscienza più elevati a livelli forzatamente più bassi:
accettiamoli sapendo che essi ci spingono ad agire nel mondo materiale per
immettervi energie di trasformazione. La nostra limitazione si deve accettare
in pace, senza stancarsi di aspirare ad avvicinarsi a
uno stato di coscienza superiore. Quando questo ci viene
dato, la sofferenza dei fratelli si accoglie e si condivide rimanendo in
pace. |
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Chi aspira a essere discepolo di Cristo legge i drammi del suo tempo alla luce di fede, speranza e carità. La
vicenda irakena è preoccupante sotto il profilo del male che se ne è scatenato: guerra, miseria, terrorismo, odii religiosi, furto di petrolio perpetrato da ricchi
contro poveri, pervertimento della religione islamica da parte di una
minoranza esasperata, fino a presentare come gradita a Dio la strage suicida
dei kamikaze. Eppure se crediamo che il mondo è nelle mani
di un Padre amorevole, che Cristo è risorto e la salvezza è “già” presente
anche se “non ancora” manifesta ovunque, che lo Spirito di Dio opera
nell’umanità, dobbiamo riuscire ad avere anche un altro punto di vista.
Spingiamo lontano lo sguardo, come la sentinella biblica, per vedere oltre la
notte. Il fatto che il tentativo di far passare questa guerra come guerra di
religione sia fallito -grazie al papa e a molti leaders
religiosi islamici, ma soprattutto grazie alla maturità spirituale e
culturale della maggior parte dell’umanità – segna una data storica nell’evoluzione
spirituale dell’umanità. La guerra ha suscitato un movimento in favore della
pace che influisce sulla formazione delle coscienze più della guerra stessa.
Infine le elezioni irakene, con tutti i limiti della situazione e i problemi
irrisolti, segnano l’affermarsi di valori di convivenza civile. Dunque, anche di fronte alla vicenda irakena, lasciamoci
ispirare dalla fede, dalla speranza e dalla carità. Fede: crediamo che il mondo è
guidato da un Padre buono che educa l’umanità a traghettare con libera
convinzione dal male al bene. Il rispetto che Dio ha per la nostra libertà e
il tempo che noi ci mettiamo per capire sono la ragione di questa tenacia che
constatiamo nel male. Speranza: sappiamo che il male non
prevarrà, perché Cristo è risorto. Possono verificarsi successi apparenti del
male, anche con dolore e morte, ma gradatamente i frutti della salvezza
permeeranno anche il mondo materiale e sociale. E comunque
la vicenda umana non finisce con la morte. Nel frattempo occorre dare
energia, con la nostra attenzione, a tutte le cose buone, per quanto piccole
o lontane, che possiamo scorgere in mezzo al
ribollire del male. Carità: coltiviamo sentimenti di
solidarietà fraterna per tutti gli abitanti di questo pianeta, e lasciamoci
convertire a una riduzione dei nostri consumi per
condividere le risorse con tutti i nostri fratelli. La nostra gioia non
dipende da quanto consumiamo. Il Forum : “Dove tutto è Uno”, uno stralcio dagli
ultimi interventi Scrive Salvo: mi piacerebbe approfondire con voi alcune frasi che ho trovato in
"LA MOLTIPLICAZIONE DEI PANI" di Padre Vannucci
(testo che potete trovare sul sito). Lui scrive: "Infatti, se riusciamo a sospendere l'attivita'
dualizzatrice della ragione celebrale, vediamo che
il reale e' unita', essenza vivente, coscienza che
si rivela in varie gradualità". Secondo voi... noi nella nostra dimensione cosi' limitata
di essere umani siamo in grado e abbiamo la forza necessaria per sospendere
"quest'attivita' dualizzatrice
della ragione celebrale"? La causa, secondo me, di tutto il nostro
soffrire... ma anche lo stimolo essenziale che ci spinge ad allargare la
nostra coscienza ed entrare in quella dimensione dove tutto e' Uno. Fino a pochissimo tempo fa ero convinto di sì.
Adesso non ne sono piu' sicuro...
ho anche bisogno di forze esterne. L'amore del Padre, l'energia divina
che ci guida e ci sostiene. Pian piano sto
riprendendo a pregare... Interviene
Giovanni: Oltre alle strutture cerebrali centrali, l'uomo dispone anche di altre strutture nervose cerebrali delocalizzate,
tra cui la rete di gangli nervosi del tronco, le ghiandole endocrine e il
senso del tatto, quest'ultimo è una vera e propria estroflessione del sistema nervoso. Nell'insieme queste
strutture consentono "l'intelligenza del cuore". Per sentire col "cuore" è necessario prima attenuare le attività cerebrali centrali ... fare
silenzio, e poi pregare con tutto il nostro essere, capelli e unghie inclusi.
La nostra percezione è mediata da ciò che chiamiamo
la coscienza, la consapevolezza della nostra relazione con l'altro. Se
l'altro è il TUTTO (e ci includiamo anche noi
stessi!) e ci trovassimo in relazione immediata con il TUTTO, noi non saremmo
in grado di rappresentarcelo mentalmente (il Padre nessuno l'ha mai visto).
Ma per noi che continuiamo a vivere sulla terra è
già sufficiente stabilire una relazione mediata col TUTTO e "accadono
cose impossibili da comunicare" perché il sistema cerebrale centrale
(linguaggio e simbolo) è limitato e ci è d'impaccio, a questo punto. Forse possiamo danzare, cantare, balbettare ... piangere lacrime
di gioia, sentire la presenza dei nostri Compagni di viaggio che si trovano a
10mila km di distanza e forse anche comunicare con loro se con loro
condividiamo un sistema logico-simbolico verificato e usabile anche in questo
particolare stato di coscienza ... ma parlarne in termini verbali ... no, non
possiamo :-) Aggiunge Carlo: L'omelia di fra Giovanni Vannucci sul vangelo della prossima domenica 16 gennaio,
che ho appena caricato nel sito, termina così: "Questo è il battesimo nel fuoco che media il superamento
dell’io cosciente allo stato dell’io spirituale. L’io spirituale, ultima
tappa della realizzazione cristiana, richiede il
superamento dell’umano con l’eliminazione di ogni particolarismo, di ogni
separazione attraverso l’identificazione con il mistero divino, la «volontà
del Padre». Allora il cristiano, come Gesù Cristo, potrà salire «alla destra
del Padre». Questo ritorno alla destra del Padre, nell’esperienza religiosa
cristiana, a differenza di altre esperienze
religiose, non è un annientamento nell’Assoluto, ma uno stato attivo di
coscienza universale, la coscienza dei figli di Dio, arricchito dalla
coscienza acquisita dall’io cosciente unita e fusa nell’io spirituale." Mi pare che ci dia molta materia di riflessione sull'argomento
introdotto da Salvo e proseguito da Giovanni: grazie a tutti
e due! |
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Un canto d’amore, da soli o in coro Il nostro
cammino spirituale è un canto d’amore a Cristo, e non importa quanti altri lo
ascoltino. Però sapere che in quattro mesi, da
ottobre 2004 a gennaio 2005, ci sono state mille visite al sito
ci dà un senso di festa. Non abbiamo nulla da vendere, quindi il numero in sé non dice
molto. Abbiamo però la conferma di camminare su strade non del tutto deserte.
La compagnia di altri cercatori di Dio, in sintonia
con il linguaggio e i percorsi che andiamo esplorando, è questo che ci fa
sentire in festa. |
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Il 9 febbraio inizia il tempo di Quaresima Ci può aiutare, come abbiamo già
fatto nel 2004, questa preghiera di Sant’Efrem il
Siro, che nella Chiesa Ortodossa viene recitata ogni
giorno durante la Quaresima
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IL FORUM DEL SITO www.nuovimagi.it È’
A DISPOSIZIONE DI TUTTI COLORO CHE VOGLIONO PROPORRE
TESTIMONIANZE, COMMENTI, OSSERVAZIONI SUL CAMMINO SPIRITUALE, E SEMINARE
SPERANZA |
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Lettera circolare d'informazione
su temi spirituali, in parte già presentati sul sito www.nuovimagi.it . Per contattarci:
info@nuovimagi.it. È gradita la
segnalazione di nuovi indirizzi email. Viene inviata a persone già contattate in rete o in altre occasioni, che si
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