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Nuovi Magi Newsletter per eremiti urbani – febbraio 2004* visibile sul sito www.nuovimagi.it |
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Quaresima nel sito
www.nuovimagi.it |
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Questa newsletter è spedita all’inizio della Quaresima. La introduce la preghiera di Sant’Efrem che viene recitata quotidianamente durante la Quaresima nella Chiesa orientale. Nella sua essenzialità, è molto moderna. Anche il sito www.nuovimagi.it si apre con un richiamo
alla Quaresima nella pagina iniziale: un link che
apre direttamente la preghiera di Sant’Efrem. Può sembrare difficile vivere la Quaresima oggi: non ci
sono mode, schemi di comportamento, pratiche di gruppo per questo periodo. La
pubblicità e la televisione non possono aiutarci, perché il loro scopo è
promuovere il consumo. Questo tempo quaresimale invece ci chiede di
spogliarci del consumare per lasciar emergere l’essere. Occorre che ciascuno cerchi per sè
il tipo di pratica più conforme alle sue esigenze. Potrebbe forse essere utile parlarne nel Forum. A volte è bene superare la ritrosia a mostrare la propria vita
spirituale, se ne può venire un arricchimento comune. Se qualcuno ci segnalasse un suo modo di vivere la Quaresima e
altri lo trovassero adatto anche a loro sarebbe molto bello. Nessuno
si erge a guida di altri, si tratta solo di
camminare insieme e imparare gli uni dagli altri. Penso che, per
cominciare, potremmo interpretare la “penitenza” come disintossicazione e
purificazione, anche fisica, e volgere a sostegno della nostra decisione
proprio alcuni problemi tipici di questi tempi, segnalati ripetutamente in contesti che di solito consideriamo in mano all’
“avversario”: politica e pubblicità. Mi spiego: ·
Città invivibili?
Traffico? Targhe alterne? E allora in Quaresima impegniamoci a usare meno l’automobile. ·
Anneghiamo nei rifiuti? E allora facciamo
attenzione alla raccolta differenziata, ma
soprattutto a non comperare prodotti con involucri eccessivi e non
facilmente smaltibili ·
Pubblicità invadente di fitness? I sacrifici richiesti
dalla linea possiamo viverli con un diverso spirito,
in vista del rinnovamento del nostro fisico nella primavera che volge alla
Pasqua. Rinunciare qualche volta all’ascensore, camminare di più a piedi… ·
Alimentazione industriale malsana? Che dire di una Quaresima in cui accentuare il biologico,
i cereali e in genere gli alimenti naturali? ·
Stress? Ricordiamoci di sorridere.
Concentrarci su pensieri positivi, sul respiro,
sulla consapevolezza di essere partecipi dei mondi spirituali. · Guerre e sfruttamento? Guardiamoci attorno nella nostra giornata, e cerchiamo di scorgere i segni dell’immagine di Dio nelle persone che incontriamo. Se alcune di queste proposte ci sembrano “laiche” più che “spirituali”, riflettiamo sul fatto che l’impegno spirituale deve radicarsi nella vita concreta. E ricordiamo che purificare il fisico, la vitalità, le emozioni, i pensieri, è la via che ci predispone all’incontro con Dio. Per il discepolo di Gesù anche queste proposte possono essere un gesto d’amore per lui: un modo di entrare in sintonia con i suoi 40 giorni di digiuno nel deserto. Per chi ha il dono della fede
sarà molto bello dare una scossa alla pigrizia e iniziare le giornate
quaresimali con la partecipazione all’Eucarestia. |
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Note di Padre
Giovanni Vannucci (inviate da Consalvo Fontani). 1: Le
ceneri[1] |
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Il mercoledì delle ceneri segna l’inizio del tempo quaresimale: ad ogni fedéle viene cosparsa la testa con delle ceneri e ripetuta la formula: “Ricordati che sei polvere e alla polvere ritornerai”. Un gesto misterioso accompagnato da una non meno enigmatica formula. La cenere di cui veniamo cosparsi è quella dei rami d’ulivo: l’albero che è stato testimone dell’estremo patire di Cristo, la notte dell’agonia nel Getsemani; l’albero più bello, più simbolico, più utile che sia nel bacino mediterraneo. Cresce doloroso nel sasso, il suo tronco sembra il simbolo della sofferenza. L’albero che ci dona un frutto completo che è nutrimento, medicina, alimento della luce. L’albero che è il più perfetto simbolo di Cristo, il cui patire è stato sorgente di luce, di alimento, di redenzione per gli uomini. Cos’è la cenere? Attraverso il processo di incinerazione mediante il fuoco, vien riprodotto il ciclo naturale della macerazione delle foglie e dei frutti di una pianta deposti nella terra dove si trasformano in concime. II fuoco, bruciando la pianta, volatilizza alcuni elementi di essa e nella cenere che rimane è contenuto un sale alcalino che costituisce la quintessenza del vegetale bruciato. Nelle antiche culture agricole, la cenere di alcune piante indispensabili alla alimentazione veniva mescolata e gettata nel solco insieme al loro seme; si otteneva in tal maniera un prodotto qualitativamente migliore. La cenere che ci vien posta sulla fronte non è segno di cordoglio, di penitenza, ma essendo la cenere di ulivo, simbolo di Cristo, indica che veniamo rianimati dall’essenza di Cristo. Non è perciò un gesto dì penitenza, ma gesto di rianimazione, di insementazione perché Cristo cresca e giunga in noi a maturazione. Le parole “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai” non costituiscono un invito a meditare sulla morte, ma rivelano piuttosto il destino di vita sempre più vasta e piena cui l’uomo è chiamato. Queste parole, dal suono triste e rassegnato, vanno intese nella loro stretta relazione col gesto del cospargimento della cenere sulla fronte dei credenti. La cenere, come abbiamo detto, è l’essenza dell’albero-ulivo Cristo, il sale essenziale che rende cristianamente fecondo il fedele che consapevolmente di lui s’insapora. Il credente diventa vivente come la terra del primo uomo che, per l’insufflazione dello Spirito, si trasformò in carne viva e consapevole del suo grande destino[2]. Il rito dell’imposizione delle ceneri e le parole che lo sottolineano costituiscono la rivelazione della realtà dell’uomo: polvere destinata a diventare luce. Rito e parole che manifestano le polarità opposte dell’essere umano: l’inerzia, polvere, il principio animatore, Cristo; ed anche 1’atteggiamento richiesto perché l’uomo risponda pienamente alla sua missione: accogliere le forze fecondanti di Cristo con un gesto di perfetto abbandono, come la zolla che riceve la materia che la rende fertile; ed infine, mostrano il rischio insito nel rifiuto delle energie di Cristo: la polvere rimane fissata nella sua inerzia infeconda in cui muore per inoperosità. La Chiesa ci cosparge con le ceneri dell’ulivo-Cristo per renderci coscienti di quel mistero di trasmutazione che accompagna il nostro quotidiano incontro con il Redentore. |
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Note di Padre
Giovanni Vannucci (inviate da Consalvo Fontani). 2: Le
tentazioni1 |
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«Gesù fu
condotto dallo Spirito nel deserto dove [..,] fu
tentato dal Diavolo» (Lc 4, 1-2). Lo Spirito guida
Gesù nel deserto per affrontare le tentazioni del Diavolo; questa frase ci
può colmare di stupore: non dovrebbe lo Spirito tener lontane le tentazioni? Eppure è così: nel Paradiso terrestre Dio mette alla prova Adamo;
Abramo è tentato da Dio che gli domanda il sacrificio del figlio; Giobbe fu
consegnato da Dio nelle mani di Satana. La vita è una
lotta senza tregua con la morte e sopravvivono quegli esseri che hanno più
vigorose energie vitali. L’essere umano, chiamato a portare agli altri un
accrescimento di libertà, di amore, di conoscenza,
non può essere un debole. L’elevazione di una coscienza si compie attraverso
l’insurrezione delle forze di inerzia, e la
rimozione di quei limiti che la soffocherebbero. Lo Spirito e il
Diavolo s’incontrano, nel deserto, per sottoporre
Gesù alla prova che dovrà rivelare se possiede la forza, la fiducia, la
saggezza proporzionate alla Novità che dovrà annunciare. Lo Spirito è la
presenza creatrice che chiama le forme all’esistenza e le distrugge, per
creare più vasti ritmi di vita. Il Diavolo è colui che
attraversa la strada, che si oppone alla novità, che lotta perché tutto
rimanga immutato nella forma raggiunta. Lo Spirito
spinge l’uomo a gettare la propria vita per ritrovarla in più ampi cerchi; il
Diavolo incoraggia a custodire la propria vita perché, ripiegata in se
stessa, si consumi e muoia. Il Diavolo è
la presenza subdola che lusinga la coscienza a rimanere chiusa in se stessa,
nelle sue costruzioni, dove vive una tranquilla e indisturbata quiete. Lo
Spirito, invece, è la presenza creatrice che spinge l’uomo a perdere la
propria vita per ritrovarla accresciuta e più forte. Le tentazioni
di Cristo non sono, come quelle di Adamo, Abramo,
eccetera, provocate dall’incontro della coscienza con un comando: «Non
mangiare», «Offri in olocausto tuo figlio», ma nascono dal contrasto di
un’intima esigenza: «Sono venuto a fare le cose del Padre» con una realtà che
si muove in senso contrario. L’essenza di
Gesù è il perfetto combaciamento della sua
personale volontà con quella del Padre; le sue risposte al Diavolo sono la
riaffermazione delle cose di Dio prima di quelle
dell’io umano. Avanti la placazione della propria
fame fisica c’è l’ascoltazione della Parola divina, prima del potere è
necessaria l’adorazione di Dio; in questo orientamento
vitale, assurdo per la paura umana, è richiesta una totale fiducia in Dio. E Gesù ebbe fame. La voce del Tentatore gli risuonò
insidiosa: «Se sei il Figlio di Dio, di’ a queste pietre che diventino pane». La risposta fu pronta e risolutiva: «Non
di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce
dalla bocca di Dio» (cfr. Lc
4, 3-4). Il grande dilemma che lacera da sempre l’umanità: chi ha la
priorità nella vita, la legge del ventre o Io Spirito? Gesù vinse valendosi
dei mezzi dati a tutti gli uomini: la parola di Dio, cioè
la potenza creatrice dell’essenza che è in ogni uomo, e che parla quando gli
istinti primordiali sono posti a tacere. Se Cristo avesse
calmato la sua fame sarebbe rimasto chiuso nel
cerchio dell’egoismo, dell’amore di sé; affermando la priorità
dell’essenza sulle esigenze delle necessità istintive vinse, e vinceva per
tutti gli uomini additando la soluzione dell’annoso dilemma: prima lo
Spirito, poi le necessità; la ricerca del pane sia preceduta da quella della
parola di Dio, sia immune cioè da tutti gli egoismi, individuali e di gruppo,
e riguardi l’uomo in sé, nella sua essenza. Il Diavolo capisce
perfettamente e introduce la seconda tentazione nella logica della risposta
di Gesù: «Gli uomini sono infelici e malvagi perché hanno dimenticato la loro
essenza divina. Insegna loro ciò che hanno scordato, raccoglili,
unisci i loro imperi, sii il loro re universale, richiamandoli alle loro
origini. Toglierai dal mondo la miseria e la guerra. Vedi, gli uomini divisi
e in lotta sono il mio dominio. Tu puoi imporre loro quell’amore altruista
che ti anima; tè li consegno se mi adorerai». La risposta non si fece
attendere: «È scritto nella coscienza umana e nei libri sacri: Adorerai il Signore Iddio tuo; servirai il suo Nome in perpetuo e
nessun altro!» (cfr. Lc
4, 5-8). Ancora una volta Gesù aveva vinto, vinto
servendosi delle armi date a ogni uomo, vinto
servendosi dell’umile forza della coscienza umana. Il Diavolo tornò
vicino a Gesù, lo condusse sul punto più alto del
Tempio e gli insinuò: «Vedo che nessuno crede più di te; credere è osare,
credere è confidare che Dio non possa lasciar capitare male alcuno a chi
crede in Lui. Metti alla prova le promesse di Dio: buttati
giù da questo pinnacolo; è scritto: “Ti sosterrò con le mani degli Angeli”.
Non vuoi dominare gli uomini col potere, li puoi avere attorno a tè con uno strepitoso prodigio; essi amano i miracoli, le gesta
straordinarie». La risposta è di nuovo una parola della Scrittura: «E stato
detto: non tentare il Signore Dio tuo». Il Diavolo
si allontanò (cfr. Lc 4,
9-13). Quante volte
anche noi domandiamo a Gesù il miracolo! Se, come Lui, ponessimo mente al
perenne miracolo della vita, saremmo in continua adorazione dell’immensa e
amorosa Mente che ci circonda provvidenzialmente, e troveremmo
la soluzione a ogni problema dell’esistenza. Impareremmo a liberarci dagli
interessi egoistici, a superare le difficoltà in un atto di confidente amore,
ci protenderemmo verso la nostra vera dimensione che è divina, domanderemmo ciò che solo Dio può darci e ciò che Dio arde
di poterci dare: la compiuta sua somiglianza, la perfetta sua libertà,
l’infinito e operante suo amore! Ma noi non vogliamo ciò che ci rende liberi,
ma ciò che ci incatena di più! |
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Saluti |
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Grazie
a tutti coloro (pochi in verità) che ci fanno pervenire commenti, testimonianze,
osservazioni sul sito e sulla newsletter. Questa risposta è un
incoraggiamento a continuare in un lavoro che, se non fosse utile, sarebbe
meglio concludere. Ci interessano: Buon rinnovamento a tutti, in vista di una Pasqua di resurrezione |
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[1] Giovanni Vannucci, testo tratto da un foglietto ciclostilato distribuito ai fedeli il mercoledì delle ceneri durante la celebrazione eucaristica all’eremo di San Pietro alle Stinche.
[2] II versetto
biblico: “Tu sei polvere e nella polvere ritornerai” significa; “Tu sei una essenza spirituale e risorgerai in un elemento
spirituale”.
1 Giovanni Vannucci, in La vita senza fine, 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1985; 1a di Quaresima, Anno C: «Le Tentazioni». Pag. 51-54.