Ti giungano leggere le parole[1]

 

Cara madre ti giungano

Leggere le parole

Come neve che scende

Sull’alba silenziosa

O piuma che si posa

Senza fare rumore

Appena percettibile

Sul manto del selciato

Le parole non sono

Questo suono spezzato

Che a volte noi leviamo

Come prova d’orchestra:

è bastata una sillaba

a sconvolgere il cuore,

fra mille che si dicono

con tono smisurato:

questo tenero cuore

che voglio conservare,

non preda del rifiuto,

ma rifugio dal pianto;

e son le tue parole

che voglio accarezzare

ma il fulgore divino

adesso mi molesta

già non posso raggiungerti,

riprenderti la mano.

Ripenso a quante cose

Mi hai dato di conoscere

Mi hai fatto risalire

La china della strada

Quando tu non pensavi

Che ti fosse negata

La gioia dell’arrivo,

del riguardare insieme

il sentiero dall’alto

dopo la lunga ascesa

Ma non temere madre:

tu ed io lo abbiamo già fatto

a lunghi passi rapidi,

con il fiato sospeso

quando più assorto e muto

sto accanto a te ed aspetto

aspetto che tu mi veda

così come io sono:

con il mio amore illeso

per alcuni si snodano

le strade del rifiuto

le vie dell’abbandono

o del muto dolore

per me fu scelto un unico

e veloce cammino:

ma io ebbi il tuo amore

che ad altri fu negato

La mia vita è trascorsa

In un trillo di voci

Mentre il verde dei campi

Mi riempiva il sorriso

Ho conosciuto l’alba

Di un mattino incantato

Ho fatto mille cose

Tra la tua tenerezza,

tutto quello che c’era

Da imparare, ho imparato

E per questo è bastata

Questa mia giovinezza

Ho guardato i tuoi occhi

Fino all’ultimo giorno

L’amore e la passione

Mi han fatto compagnia

Ciò che per gli altri è lunga

Rinuncia o confusione

Io non l’ho conosciuto

Disinganno e illusione

Non mi hanno divorato

In pochi giorni ho reso

Ciò che fu consegnato

Certo fu duro apprendere

Che niente più era mio:

la bellezza e la forza

le persone che ho amato

e la vita impalpabile

che è un mistero di Dio

 

per questo madre cara

depongo sul tuo cuore

la tenera carezza

che hai già conosciuto,

ma non voglio svegliarti

non voglio far rumore:

affido ai sogni lievi

la mia presenza assorta

sussurro le parole

che ti voglio affidare

dischiudo questa porta

lascio lo spazio al vento

che sta a te attraversare

 

Simonetta


[1] Tentativo di condividere con una madre il dolore per la morte del figlio, dopo un anno.