LA FIORITURA DELLA VITA1
La festa della Santissima Trinità potrebbe essere
definita come la rivelazione di Dio, dell’uomo e di quanto può nascere quando la mente vive immersa nelle profondità del mistero
trinitario. Purtroppo nel corso dei secoli noi cristiani abbiamo algebrizzato il Dio Uno e Trino, sì da ridurlo a una figura geometrica astratta che può favorire dei giochi
di concetti e di parole, ma che lascia del tutto indifferente la nostra vita. Eppure siamo convinti che non una Parola della Rivelazione
non debba esser vissuta; allora dobbiamo con coraggio liberare l’immagine della
Trinità dagli algebrismi, per risentire il mistero
trinitario come onda calda che ci sommerge e ci ridona la gioia di una piena
partecipazione alla vita.
Fermiamoci a considerare le parole che sono il centro della liturgia di questa domenica: «Andate,
consegnate e fate ripetere le mie parole a tutte le genti. Immergetele nel Nome
del Padre, Colui che crea parlando; del Figlio, la
Parola creatrice che il Padre pronuncia sempre nella materia vivente; dello
Spirito, l’energia divina vivente che guida il creato verso la sua
trasfigurazione» (cfr. Mt
28, 19). Traduzione un po’ lunga, ma necessaria per la liberazione
dell’immagine trinitaria dagli algebrismi che sopra
vi abbiamo costruito. Ho parafrasato le parole:
«ammaestrate» con «consegnate e fate ripetere le mie parole»; Gesù non
conosceva altro modo di ammaestramento che quello
proprio della sua gente. Ancor oggi presso i popoli semiti, ebrei e arabi,
l’insegnamento della Rivelazione è basato sulla ripetizione ritmica delle parole
dei testi sacri; ripetizione che fa scendere le parole in tutto l’essere del
recitante e lo predispone all’ascoltazione di Colui che
le ha pronunciate e che, con voce percepibile dall’orecchio interiore, continua
a pronunciare.
Il dovere del credente è di continuare a ripetere e a
trasmettere le Parole del Maestro, non quello di ammaestrare con delle teorie o
ideologie costruite attorno a esse. Le teorie e le
ideologie spesso, se non sempre, camuffano una sottile o grossolana ambizione
di potere, e la sete di potere fu esorcizzata dal
Maestro. Le parole scendono nel profondo dell’essere, sia di colui
che le ripete sia di colui che le ascolta, e vi operano le necessarie
trasformazioni, per vibrazione libera, non per imposizione dottrinaria. Anni fa
un arabo, professore in una università europea, mi
raccontava che un giorno, ripetendo i versetti coranici
della preghiera giornaliera, essi gli divennero, anche visibilmente, luminosi;
da quel giorno, mi disse, ho compreso e sono totalmente cambiato.
«Battezzandole», dice la
traduzione; essa limita la parola di Cristo al battesimo sacramentale; il verbo
«immergetele», invece, comprende il primo ma anche molto di più: inondate il
mondo con l’onda del Nome. Del Nome dal quale derivano tutti gli
altri nomi, anche quelli del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. I
nomi delle cose visibili e invisibili discendono dal primo ineffabile Nome;
fermarsi a uno di essi è distaccarlo dalla sua
sorgente, compiere atto d’idolatria, alterare l’armonia dei mondi.
I credenti hanno la missione di immergersi e di
immergere nell’onda trinitaria tutto il creato. Di vivere cioè
la certezza di fede che il creato non è la risultante di un cieco impulso di
cellule mosse dal caso o dalla necessità, ma lo straripamento di una Coscienza
infinita che su tutti gli esseri amorosamente vigila: questa è la immersione
nel Padre.
Non possiamo fermarci al Nome del Padre, ma vivere la
realtà del Figlio. La realtà del Figlio è nel sentire che la terra, la carne,
la materia sono il frutto della parola pronunciata da
Colui che parla e crea, la sua corporificazione: la
Parola si è fatta carne. Dal Figlio nasce l’amore per la terra, il coraggio di
credere al suo destino, di amarlo, di anelare alla sua luminosa realizzazione.
Amore che non è fine a se stesso, ma è chiamato ad
andare sempre oltre, finché tutto non approderà nell’infinita coscienza,
nell’infinito amore, nell’infinita libertà dei figli di Dio, immergendo in tal
modo il creato nello Spirito.
Immersi nel Nome trinitario ci veniamo a porre sopra
la vita, sopra la morta vita delle passioni, degli istinti, delle piccole
virtù, dei limitati ideali, e sprofondiamo nella luminosa onda del più
appassionato amore per la vera vita, per le certezze folgoranti, per gli ideali
che trasfigurano la terra e la carne.
Preghiera alla Trinità
Trinità santa. Mistero vivente, che esprimi te stessa con quanto ognuno di noi ha di più puro, che
distruggi quanto di Te non è compenetrato in noi, t’invochiamo: Vieni! Avvolgici
nell’onda del tuo amore, del tuo amore che dissipa l’ignoranza, vince le
separazioni, spezza le catene.
Donaci la fede vera; quella
fede che muove le montagne; quella fede che non ha paura di nulla; quella fede
che osa tutto.
Quella fede che è certezza che in ogni cosa tu sei
presente, che ogni cosa tende solo alla tua pienezza.
Noi, ammalati di sofismi, ammalati di
incertezza, resi infermi dall’ansia, paurosi di ogni novità per noi e i
nostri figli, noi che abbiamo perduto la speranza, rinunciato all’amore, ti
domandiamo il dono della fede. Fa’ che crediamo in Te, con ogni forza, ogni
ardore, ogni dedizione; rendici credenti in umiltà profonda.
Allora sarà in noi come una primavera dello Spirito;
allora vivremo di Te e Tu tra di noi; allora ci sarà dolce rinunciare a quanto
non sei Tu stessa. Riconosciti in noi, perché, per avvilita che sia la tua immagine, essa è pur sempre quella che tu hai
impresso in noi. Noi ti vogliamo somigliare, rendi
valido il nostro volere!
Dio, Uno e Trino, nostra fortezza,
ricordaci e ricordati di averci creato a tua immagine! Amen.
1
Giovanni Vannucci, «La fioritura
della vita», in Verso la luce, 1a ed. Centro studi ecumenici
Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1984; Festa della
Santissima Trinità - Anno B; Pag. 97-100.