Sentirci tutti amati da Dio1
La parte più
giusta è quella scelta da Maria che, nonostante il grande indaffararsi
della sorella Marta, rimane ferma ai piedi di Gesù e ne ascolta le parole. E
Marta si lamenta. E Cristo le dice: una cosa sola è necessaria all’uomo, e
Maria ha scelto la parte più giusta.
In questo
episodio io vedo raffigurata la storia di noi cristiani. Una parte, una gran parte
di noi cristiani si agita in un’infinità di cose, anche cose buone, attività,
iniziative caritative, predicazione, evangelizzazione, annuncio della Parola ai
popoli dove la Parola non è stata ancora portata. E in questa agitazione siamo
presi da mille cose: organizzazione, strutture, associazioni potenti, incanalazione della parola di Cristo attraverso le vie di
affermazione di una idea, attraverso le vie della diplomazia, della politica,
ecc. E questa gran parte di cristiani, che, credo, siamo quasi tutti noi, è
raffigurata dalla persona della sorella Marta, che traffica per la casa. Poi, a
un certo momento, non ne può più e dice a Cristo: manda mia sorella a darmi una
mano! E sente una risposta che non si aspettava certamente: una cosa sola è
necessaria, e Maria ha capito.
E anche per
noi cristiani una cosa sola è necessaria: mettersi silenziosamente ai piedi di
Cristo per cercare di capire quello che è Cristo, per poter vivere quello che è
Cristo; dopo verranno le iniziative, le agitazioni e le opere, ma prima
dobbiamo cercare che il nostro essere sia trasfigurato e trasformato dalla
presenza silenziosa di Cristo. E qual è - non so se vi siete mai domandati - la
verità più assoluta, più importante, più essenziale, più semplice anche, che
Cristo ci ha portata? Noi diciamo: l’amore del prossimo. No, l’amore del
prossimo è una conseguenza di una pienezza che dobbiamo raggiungere
personalmente, perché se poi guardate cos’è l’amore del prossimo di noi
cristiani, c’è da rimanere piuttosto stupiti: perché basta che il mio prossimo
abbia una tessera di partito differente dalla mia, che io comincio ad amarlo
meno; oppure che abbia delle idee diverse dalle mie, idee religiose, anche idee
scientifiche, io comincio ad amarlo meno. Se poi questo prossimo mi è
antipatico oppure è in una situazione o psicologica o fisica che urta la mia
sensibilità, io lo comincio a guardare come un sottoprossimo, un prossimo da
amare, ma con minore intensità.
Quindi
l’amore per il prossimo non è la verità essenziale che Cristo ci ha dato, ma ci
ha detto una verità di cui dobbiamo appropriarci, e Maria l’ aveva capita, Marta no.
E la verità essenziale del cristianesimo io penso sia questa: dobbiamo sentirci
tutti amati da Dio. Prima che noi esistessimo, nel silenzioso mondo del nulla,
un amore ci amava e un amore pronunciava il nostro nome che poi è apparso
all’esistenza. Ve lo siete mai detto questo nella vita, che siete amati da Dio?
E che dovete rispondere a questo amore di Dio? C’è un certo pudore nella nostra
vita intima cristiana, che ci impedisce di dirci chiaramente queste grandi
cose: io sono amato da Dio. Proprio io, nella mia realtà, intelligente o non
intelligente, dotato o non dotato, abile o non abile, forte e vigoroso
fisicamente oppure non vigoroso fisicamente, libero nei miei movimenti fisici
oppure handicappato.
Comunque sia
la nostra realtà, noi siamo amati da Dio. E nella forma che abbiamo qui sulla
terra, con la nostra intelligenza, con la nostra volontà, con i nostri
sentimenti, con la nostra realtà fisica, qualunque essi siano, noi siamo il
frutto di un amore infinito, che è l’amore di Dio. E quando cominciamo a
sentire profondamente nel nostro essere questa verità, allora il nostro modo di
comportarci con gli altri è diverso. Perché se io so di essere amato da Dio e
so che ogni uomo che viene all’esistenza e ogni creatura che appare
all’esistenza è il frutto di un amore infinito, il mio comportamento cambia. Ma
per capire che gli altri sono amati da Dio come io sono amato, bisogna che io
mi persuada e compenetri quest’idea. Dopo possiamo agire. E allora la nostra
azione sarà l’azione di uomini illuminati da questa certezza di fede, da questa
certezza interiore.
E io penso
che una delle regole per poter capire veramente e sentire e vivere veramente
questa elementare verità cristiana che Cristo ci ha portato, è dovuta anche
alla nostra ragione. Come può lo storpio essere amato da Dio? Come posso io nei
miei limiti, con le mie ombre, con le mie insufficienze, essere amato da Dio?
La nostra ragione allora avvolge questa percezione di fede da una infinità di
dubbi, di incertezze, e rimaniamo fermi. E nonostante questa nostra mancata
persuasione, di essere amati da Dio, vogliamo operare cristianamente nella vita.
E non possiamo operare perché non abbiamo questa certezza profonda che ci rende
sereni, ci rende fiduciosi, ci rende pieni di speranza. Qualunque sia la nostra
realtà umana nella vita. E allora abbiamo attorniato Cristo, che sta sempre in
mezzo a noi - “Io sarò con voi fino alla consumazione dei secoli” -, lo abbiamo
attorniato di teologie, di interpretazioni, di leggi, di codici di morale, di
direttive di comportamenti umani, lo abbiamo attorniato di politiche, lo
abbiamo attorniato di una infinità di cose che nascono da noi. E per poter
ritrovare la vivezza di questa verità che Cristo comunica continuamente a noi
uomini, bisogna spogliarci di tutte queste cose e riavvicinare Cristo con la
semplicità della sorella di Marta, in silenzio, per ascoltarlo.
Non so se vi siete mai posti questa affermazione: io sono amato da Dio! Perché se in noi c’è questa certezza, allora avviciniamo gli altri al di là di tutte le definizioni, di tutte le etichette che ordinariamente vi appiccichiamo noi uomini. Non mi interessa di sapere se uno è bianco o nero, rosso o giallo. Non mi interessa di sapere se uno appartiene a un movimento politico o a un altro movimento politico, perché il mio rapporto si fa immediato e punta verso l’essenza dell’altro, che non sono le idee, i pensieri, gli orientamenti religiosi o altro del genere, ma è l’essenza, è l’uomo, ed è amato da Dio come io sono amato da Dio. Allora nasce una nuova socialità, che abbatte tutte le barriere e tutte le divisioni. Il nuovo rapporto fra uomo e uomo è stabilito da questa certezza di fede profonda. E credo che nel nostro tempo noi cristiani siamo chiamati ad avvicinare Cristo con quella semplicità e quel silenzio con cui Maria lo ha avvicinato.
Mettersi al
di fuori di tutte le faccende, di tutte le nostre preoccupazioni di apostolato,
di evangelizzazione, di affermazione del cristianesimo o del cattolicesimo, e
andare dritti ai piedi di Cristo e ascoltarlo in silenzio, perché la sua realtà
scenda in noi e perché nella nostra coscienza nasca questa certezza vivificante
e trasformatrice: noi siamo amati da Dio e ogni essere umano che incontriamo
sulla terra è un frutto dell’amore di Dio, nelle sue differenze, nelle sue
ombre, nelle sue diversità. E’ un frutto che è apparso nella vita come atto di
un amore infinito, dell’amore infinito di Dio. E allora fra noi uomini
sicuramente nascerà una nuova socialità, un nuovo rapporto di amore e allora
potremo veramente cominciare ad amare, ma sarà un amore che scaturisce,
spontaneamente, da una trasformazione che viene operata in noi da questa
certezza: che noi tutti siamo amati da Dio. E credo che il nostro tempo, come
vi dicevo, richieda, da noi cristiani, questo ritorno silenzioso vicino a
Cristo per apprendere questa grande verità, che tutti siamo figli di Dio. Come
ogni figlio è frutto di un amore, così anche noi siamo il frutto dell’amore di
Dio, senza nessuna distinzione, senza un più o un meno.
Ecco, questa grande verità la dobbiamo vivere, e vivendola troveremo i modi giusti per annunciare la rivelazione cristiana che non deformeremo più con visioni, mete, organizzazioni umane, ma la trasmetteremo da cuore a cuore, silenziosamente, perché sostenuti dalla certezza che siamo amati da Dio. Tutti, senza distinzione.
1 Giovanni Vannucci, omelia pronunciata domenica 17 luglio 1977 durante il rito eucaristico pomeridiano delle ore 19 nell’eremo di San Pietro alle Stinche - Greve in Chianti, FI). Pubblicata in Nel cuore dell’essere, collana «I mistici» Mondadori editore, Milano, 1998. «sentirci tutti amati da Dio» pag. 110-114, 16a domenica del tempo ordinario - Anno C.