LA COMUNICAZIONE DELLO SPIRITO1

 

Due sono i temi di riflessione del breve testo giovanneo (Gv 20,19-23) sulla Pentecoste: l’elezione dei discepoli a essere degli inviati; la natura del loro mandato: respirare col nuovo Spirito comunicato da Cristo, trasmetterlo come la manifestazione della misericordia divina che perdona il peccato dell’uomo.

L’annuncio dei discepoli è essenzialmente una comunicazione di un fuoco nascosto, ma realmente divoratore. Fuoco che da Cristo è chiamato lo Spirito Santo. Allo Spirito Santo Cristo sempre si riferisce quando, prospettando le cose future, fa di esse l’oggetto più prezioso delle sue promesse: «Se mi amate, sarete resi fecondi dalle mie parole; il Padre, ascoltando la mia preghiera, vi darà un Consolatore che rimarrà sempre con voi... Vi insegnerà tutto richiamando alla vostra memoria quanto vi ho detto» (Gv 16). Altrove accenna alla rinascita dallo Spirito (Gv 3,5), condizione necessaria per entrare nel regno di Dio. Alitando sui discepoli Gesù ripeté il gesto divino della Creazione del primo Adamo: «Il Signore Iddio formò l’uomo dalla polvere della terra e alitò nelle sue narici un soffio vitale, e l’uomo divenne un’anima vivente» (Gen 2,7).

Comunicando ai discepoli lo Spirito Santo, il nuovo respiro, li rendeva uomini della coscienza nuova che con lui era nata. Un nuovo sangue nasceva in loro, una nuova mente, un nuovo cuore. È indubbio che l’insufflazione dello Spirito, da parte di Cristo, produsse una sostanziale mutazione nel loro intimo: da uomini divennero l’Uomo; da esseri separati divennero esseri in comunione; da egoisti si aprirono a un amore nuovo.

   Lo Spirito Santo chi è, dove lo troviamo, come identificarlo? L’evangelista Giovanni lo designa col nome di Consolatore, per il fatto che una sua prima illuminazione alla mente rivela l’inutilità di tutte le cose transitorie alle quali l’uomo si afferra per errore e, convincendolo a distaccarsene volontariamente, lo conduce su un’altissima balza ove gli mostra non le ricchezze della terra, ma le conquiste della mente e l’inizia al segreto della contemplazione in cui solamente e veramente l’anima si acquieta.

La pietà cristiana lo chiama il Settemplice, il donatore dei sette doni, dei sette modi di essere della mente spirituale che non nascono dalla carne e dal sangue, ma dalla diretta comunicazione dell’essenzialità divina.

Essenzialmente lo Spirito Santo è l’Amore, è l’Eros del mondo. Nella creazione l’Amore costituisce una necessità, la ragione stessa della creazione e il tramite per cui la creazione si effettua. L’Amore è il modo d’essere dello Spirito per identificare se stesso fuori di sé. L’Amore è la realtà dell’immensa libertà dell’essere e, infine, è l’unico sostanziale modo di essere della mente dell’uomo. Così che possiamo affermare che dove non è amore non vi è mente, dove è mente ivi è sempre amore. La natura dello Spirito Santo è amore, lo spazio in cui possiamo collocarlo è la mente umana. Attraverso l’amore, l’uomo giunge alla conoscenza; attraverso la conoscenza egli identifica l’Amore, quindi lo Spirito Santo è intelletto. Attraverso l’intelletto, la mente dell’uomo giunge a individuare i massimi segreti dello Spirito, per cui lo Spirito Santo è Sapienza. La Sapienza insegna all’uomo la necessità del distacco da tutto ciò che non è immutabile ed eterno; ecco, quindi lo Spirito Santo è semplicità e purezza.

La comunicazione dello Spirito Santo conduce i discepoli a scoprire in se stessi lo Spirito, la divina scintilla, il respiro divino dato al primo Adamo e rinnovato in loro da Cristo. Divina scintilla, latente in ogni uomo che viene all’esistenza, che si risveglia al contatto degli inviati rinnovati dal soffio creatore di Cristo. I primi discepoli al contatto del nuovo respiro divennero uomini nuovi. E questa la novità portata da Cristo sulla terra: la comunicazione di quella essenzialità spirituale cui tutti gli uomini possono e debbono accedere.

La pratica delle nobili qualità della mente umana, lo sforzo per elevarsi, il rinnegamento di ogni vincolo terrestre in vista dei vincoli celesti, di tutto ciò che separa l’uomo dalla bestialità e lo spinge verso l’accoglienza dello Spirito, sono plasmazione, formazione, rinascita per opera dello Spirito Santo. Gli uomini vengono dalla materia, dal fango della terra, ma plasmati da Cristo possono ricevere quello Spirito immortale che è peculiarità del Padre, che è atto, più che di adozione, di riconoscimento che Dio fa di se stesso nella sua creatura.

L’uomo, nella novità di Cristo, si rinnova di continuo come sotto l’azione di un infuocato battesimo. La trasformazione interiore dei discepoli li rende atti a portare il grande annuncio della remissione dei peccati. Cristo comunica loro il mandato con due frasi: «Saranno rimessi i peccati a coloro cui li rimetterete; non saranno rimessi a coloro cui non li rimetterete». La nostra mentalità giuridica ci ha portato a intendere queste parole negli schemi del linguaggio della giurisprudenza romana. Domandiamoci se lo Spirito Santo, insufflato da Gesù Cristo sui suoi discepoli, è l’Amore limitato che discrimina i degni e gli indegni, i giusti e i peccatori, oppure è l’Amore assoluto che feconda senza distinzione i campi dei figli dell’uomo?

Nella prima accezione, le parole di Cristo conferiscono ai discepoli un potere di giudizio; nella seconda invece indicano insieme e una grandezza di anima sempre pronta a rimettere l’errore e il peccato, e un avvertimento che, qualora tale grandezza non venga raggiunta, il peccato rimarrà insoluto. Potremmo tentare questa traduzione: «Vivendo uniti dallo Spirito Santo con l’Amore illimitato del Padre, attraverserete l’esistenza diffondendo onde di amore e di riconciliazione; se non assurgerete alla grandezza dello Spirito Santo, e voi e chi avvicinerete rimarrete legati al peccato».

Lo Spirito Santo è Amore; l’Amore che non si esprime nel perdono, nella pietà, nella misericordia, non è amore. L’Amore senza parzialità, separatività, inimicizia, è l’Amore perfetto, l’espressione più perfetta dello Spirito Santo, e insieme la più elevata esplicazione della mente umana; essa è infatti lo spazio dello Spirito Santo. La mente umana può amare tutti i tre regni della natura e immergersi, sino all’oblio di sé, nel quarto regno che è l’umano.

I doni dello Spirito Santo raggiungono la loro perfetta manifestazione nella capacità che la mente umana possiede di scoprire sempre più oggetti di amore, d’intuire sempre meglio le ragioni del cammino ascensionale della coscienza, fino a raggiungere quello stato di ebbrezza spirituale che scopre in modo misterioso la fratellanza di tutte le cose e di tutti gli esseri.

In questo stato di ebbrezza, la mente fecondata dallo Spirito Santo perviene a comprendere l’eternità del proprio essere in Dio e in tutte le cose che Egli ha creato. A questo punto sarà sorgente di pacificazione e non di giudizio.

 



1 Giovanni Vannucci, «La comunicazione dello Spirito», Domenica di Pentecoste, Anno A; in Risveglio della coscienza, 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1984; Pag. 83-86.