LA MOLTIPLICAZIONE DEI PANI1
L’episodio della
«moltiplicazione dei pani», riportato nel brano evangelico di Lc 9, 11-17, allude evidentemente all’Eucaristia.
Leggendo questo fatto la prima idea che si presenta
è: cosa significa per noi, cosa vuole comunicarci? Interpretandolo in senso
letterale, storico, materialistico, ci appare come un evento miracoloso che
rivela il prodigioso potere di Gesù Cristo e niente di più. In questa
prospettiva rimaniamo con i nostri interrogativi: è realmente accaduto, è frutto
di fantasia popolare che voleva esaltare la figura del Maestro? Da questo punto
di vista non merita che ci si soffermi molto; esso, se veramente accadde,
interessò la folla affamata, ma noi non ci riguarda
molto.
Se invece lo prendiamo alla lettera, così come suona,
cercando di afferrarne il significato reale e recondito, tenendo conto e
dell’avvenimento sensibile e del suo contenuto, usando la chiave interpretativa
della nostra esperienza dell’Eucaristia, allora esso ci affida il dono di una
preziosa conoscenza.
La lettura storico-letterale è astratta e materialista, considerando essa il fatto della
«moltiplicazione dei pani» sotto l’influenza di impressioni sensibili raccolte
nel cervello. La lettura spirituale è realista, inserita nella realtà dell’avvenimento,
inclusiva e non esclusiva, non si ferma a un unico suo
aspetto negandone gli altri, lo abbraccia nei suoi molteplici significati e li
ricollega in una concreta e reale unità. Infatti, se
riusciamo a sospendere l’attività dualizzatrice della
ragione cerebrale, vediamo che il reale è unità, essenza vivente, coscienza che
si rivela in varie gradualità.
L’episodio della «moltiplicazione dei pani», nella
lettura spirituale, acquista tutto il suo pieno significato di
evento sensibile, e di indicazione di un qualcosa che, mediante la
realtà di Cristo, iniziava a compiersi nella coscienza umana.
Cristo compie il miracolo in una
zona deserta, indicazione preziosa per una lettura spirituale dell’episodio,
che, per essere compreso, ci domanda di disarticolare la mente, di spogliarci
delle sue forme, per poter seguire la linea vitale della ri-nascita cristiana.
Rinascere è prender la via opposta a quella in cui
l’uomo nasce, è capovolgere la linea del divenire cosmico e umano. La linea
della creazione parte dal Padre e va fino alle ultime particelle dell’energia,
movimento di discesa che trova il suo punto di arresto
e di inversione nella venuta di Cristo, l’Adamo secondo. Il primo Adamo è la
discesa nel mondo fisico per ché la coscienza umana
possa avere un corpo, l’incarnazione. Il secondo Adamo introduce le forze dello
spirito nell’uomo e sulla terra per iniziare il movimento di risurrezione, di
liberazione dalla pesantezza.
Prima di Cristo c’era
l’idea di fermarsi lungo la discesa verso il mondo fisico: essa era percepita
come anelito verso quella vita che è oltre la realtà sensibile; dopo Cristo non
è più un’aspirazione: il ritorno all’unità originaria è un fatto reale. Dio è sulla terra, nella
terra, in noi. Rinascere è sentirsi realmente in Dio, è
credere Dio in noi.
Il giusto atteggiamento allora è assumere questa
certezza con un atto di fede, è pensare Dio, Cristo in noi come il pane che
alimenta tutte le manifestazioni della nostra vita. Allora è pane, e, se è
accolto con la certezza della sua presenza in noi, le nostre forze vengono sostenute e moltiplicate. Egli è il pane per la
nostra vita fisica, morale, spirituale.
Dopo l’istituzione dell’Eucaristia, dopo il Golgota, il Padre è in noi, nella profondità dell’essere e
nell’estensione di tutta la vita. Cosi tutta la vita,
qualunque sua circostanza, qualunque sua vicenda è «pane» che nutre la nostra
vera vita. Tutto nella vita interiore ed esteriore è pane che nutre la nostra
vita e la nostra conoscenza vera.
Quello che avvenne nella «moltiplicazione dei pani» e
quello che avviene nell’Eucaristia, sono il segno di una realtà nuova
cominciata con Gesù Cristo. Dio è nella vita. Cristo è nella vita, come
alimento indefettibile che fortifica le nostre forze nel cammino del ritorno al
Padre.
Percepire, sentire, vivere questo fatto ci pone fuori dal dualismo che caratterizza la nostra quotidiana
esistenza, e ci ricolloca in quell’ardente corrente ascensionale che si è
aperta il varco nel profondo della coscienza con la venuta di Cristo, con la
sua morte e la sua risurrezione.
Partecipare a questa corrente, che si manifesta in
tutta la vita universale, con la nostra azione che è dare e ricevere, amare con
ardente passione smettendo di preoccuparci di salvare l’anima, perché siamo in
Dio, è essere nella vita eterna. In quella vita che ci fa scoprire la vanità
delle nostre paure e preoccupazioni, la meschinità dei nostri piccoli
interessi, ci dischiude il senso di ogni evento, di
ogni fatto personale e collettivo, ci dona l’energia per compiere con intrepidezza
il nostro servizio cristiano, ci rende consapevoli di quel pane di vita che
continuamente e prodigiosamente ci vien dato.
Così la «moltiplicazione dei pani» è un fatto che
possiamo sentire sempre attuale e operoso in noi e nel creato; conoscerlo è vivere
la vita eterna.
1 Giovanni Vannucci, in La vita senza fine, 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1985; «La moltiplicazione dei pani» Pag. 106-108. Anno C.