LA PARTE MIGLIORE1
«Gesù disse a Marta: Ti agiti per troppe
cose, ma una sola cosa è necessaria. Maria ha scelto la parte migliore, e non
le sarà tolta» (Lc 10, 41-42).
Queste parole ci richiamano le altre
parole di Cristo riferite dal vangelo di Giovanni: «Preoccupatevi non
del cibo caduco, ma di quello che rimane nella Vita senza fine e che vi viene dato da me» (Gv 6, 27).
Maria di fronte a Gesù Cristo, la
Coscienza nuova dell’Amore assoluto e gratuito, è nel giusto atteggiamento:
dimentica di tutto, ascolta con perfetta dedizione la Parola del Maestro.
Dimentica del tempo concreto in cui vive, delle consuetudini dell’ospitalità,
della fame e della sete di quell’ora meridiana, ascolta e accoglie la Parola,
che scende in lei fecondandola e rendendola nuova; l’azione verrà dopo e sarà
soltanto il segno di una compiuta trasformazione interiore. E
Maria è divenuta il simbolo dell’attività contemplativa nella cristianità,
dell’ascolto della Parola del Maestro nel puro silenzio, e dell’offerta integrale
del proprio essere all’opera trasformatrice della Parola.
L’ascolto nel silenzio della Parola
incarnata in Cristo, la sua ricezione nel profondo di una coscienza, che si è
posta al di là di tutte le parole, le angustie, le
mire terrene, vi stabilisce il regno di Dio. Il regno di Dio che è dentro di
noi, che non ha esteriori apparenze clamorose, che
viene trovato da chi lo cerca, da chi lo vuole con tutto il proprio essere. Il
regno di Dio che è la prodigiosa germinazione dall’interno all’esterno di una
divina sostanza che è in ogni umana coscienza, e che preesiste a essa.
Ogni sforzo cosciente, ogni giusta
ricerca, ogni costante insistenza della buona volontà, ogni determinazione
radicale di raggiungere la verità portano alla gioiosa
scoperta, al beato raggiungimento del regno di Dio, della sola cosa necessaria.
In questa tensione verso l’unica cosa
necessaria tutto deve essere donato: speranze e desideri, affetti e interessi,
dolori e gioie, vizi e virtù, avidità e orgoglio, ambizioni e vanità; tutto
deve essere offerto per scoprire la propria essenzialità e vivere il mistero
vivente del regno di Dio.
Nella propria essenzialità si rispecchia
«l’essenzialità divina» e una vita nuova e vera fiorisce nella coscienza umana,
come in quella di Maria, stupefatta di vivere l’unica cosa importante, non più
turbata da alcuna cosa della carne o dello spirito, non più agitata da alcuna
preoccupazione, neppure dal dovere di preparare il pranzo per Cristo ospite,
neppure dal desiderio di annunciare la verità accolta.
Come giungere alla silenziosa attenzione
di Maria? Le coscienze che hanno seguito l’attenzione, silenziosa
e appassionata, di Maria alla Parola incarnata nel Maestro unico, ci hanno
affidato delle indicazioni che possono esser riassunte in queste tre direttive:
elimina da te stesso: l’affanno per ciò che è effimero; l’amore per ciò che non
è eterno; il desiderio di ciò che è legato al tempo e alla consunzione del
tempo. Quindi non angustiarti per ciò che non
appartiene alla tua essenza eterna; non creare delle forme passionali che ti
possono legare alle apparenze periture; non confondere le vie dell’uomo con
l’incontro con la Parola incarnata del Maestro.
La consegna tradizionale: «Cerca la tua
essenza eterna», che equivale al «conosci te stesso»
della religiosità greca e al «cerca in te stesso il regno di Dio» della
religiosità cristiana, alla nostra mentalità moderna sembra
un’affermazione cinica e incoraggiante al più perverso egoismo. Un esame
attento ci porta a comprenderne la saggezza e la vastità.
La nostra personalità esteriore, tesa verso
l’esteriorità, ci distoglie dall’attenzione interiore appellandosi alla carità,
all’apostolato, al lavoro, alle attività sociali. La personalità esteriore teme
ogni atteggiamento introspettivo - chiamato dai moderni cristiani impegnati con
il termine denigrativo di «intimismo» -, la meditazione
è per lei esiziale; per questo si oppone, con ogni mezzo, all’interiorizzazione. «Mia sorella mi ha lasciato sola a
prepararti il pranzo» (Lc 10, 40).
La conoscenza chiara di noi stessi è la
meno piacevole, e cerchiamo con ogni mezzo di evitarla. Conoscere noi stessi
significa metterci a nudo di fronte alla verità del
Maestro, significa scrutare la ragione segreta di ogni nostro gesto, stare con
noi stessi in una specie di narcisismo alla rovescia, applicando a noi stessi
quello spirito critico e zelante che ci rende agitati fuori da noi medesimi.
Non è piacevole guardare a noi stessi, vagliare sempre ogni impulso, ogni moto.
Meglio occuparci degli altri, agitarci nel lavoro della carità,
nella società, meglio fare del bene.
«Fare del bene!». Anche
Marta voleva fare del bene a Cristo, ma Maria aveva capito che l’unico modo
giusto era quello di lasciarsi fecondare dalla sua Parola. L’agitazione distrugge il mondo, il regno di Dio è il regno della calma
assoluta, del silenzio, della gestazione della Parola. Guai a chi non sa stare solo con il suo Dio, a chi ha bisogno di aver la
camera nuziale piena di testimoni!
Nell’interiorizzazione
nascono il silenzio e la pace, si diviene coscienti di una grande presenza che
è l’essenza divina del regno di Dio. La turbolenza mentale verrà
decantata, quando il superfluo e il transitorio scompaiono, l’anima incontra
una luce che sveglierà in lei il divino dormiente. La personalità
esteriore sarà distrutta, e nulla separerà l’uomo da Dio, e nulla
separerà l’uomo dall’uomo.
1 Giovanni Vannucci, in La vita senza fine, 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1985; 16a domenica del tempo ordinario, Anno C: «La Parte migliore». Pag. 158-161.