I DUE BATTESIMI1
Prima un pellegrinaggio alle origini dell’Essere
Alla coscienza, riunita alla sua origine, la terra si
rivela come il mondo dell’amore
Il Battista, una delle Figure centrali
del tempo dell’Avvento, torna ogni anno a ripetere due
fondamentali consegne religiose: «Tornate alle origini dell’Essere» (Mt 3, 2) - la traduzione ordinaria «fate penitenza» rende
insufficientemente l’idea del termine semitico «teshubah»,
il ritorno a Dio, cuore dell’Essere - e l’altra: «Io vi battezzo nell’acqua, ma
il vostro vero battesimo avverrà nel fuoco e nello Spirito Santo, e
l’amministratore di questo battesimo è in mezzo a voi» (Mt
3, 11).
Prima un
pellegrinaggio alle origini dell’Essere, a Dio, per ritrovare la nostra verità di creature;
poi l’immersione nel fuoco e nello Spirito Santo che consumerà la nostra
riunificazione con Dio. Ritornare alle origini dell’Essere: è come se venissimo trascinati dal vento del deserto che tutto spazza
e devasta senza riguardo a cosa alcuna. Distruzione delle
nostre costruzioni umane, concrete e teoriche, distruzione dei nostri sistemi
di pensiero, delle nostre interpretazioni mentali del visibile e dell’invisibile,
per contemplare con occhi puri la purezza della luce e della vita. Ritorno alle
origini dell’Essere, all’assoluta nudità del nostro essere per fissare lo
sguardo, non mediato ne alterato dalle nostre immagini
e teorie, sulla nudità dell’Essere che è senza nomi, senza forme, senza
immagini. L’appello al ritorno alle origini nasce non da esigenza emotiva o moralistica,
ma dalla consapevolezza che l’esistenza separata dal cuore dell’Essere è
l’immagine sfigurata dell’ordine armonioso nel quale l’uomo trova la sua verità
e la sua armoniosa gioia.
Una volta ricongiunta al suo vero centro divino, la
coscienza riesce ad accettare la vita di tutti i giorni come un sicuro
pellegrinaggio di ritorno alla sua grandezza originale. Accetta la vita terrena
con passione attiva, accetta gli austeri doveri che essa impone e che non sono
sempre divertenti, pesi non sempre facili a portare, il bene e il male che con
la sua azione ha seminato e che viene a raccogliere. Accetta la vita concreta
con le sue piccole luci e il suo vasto cerchio d’ombra, con le lodi e il
biasimo, con l’onore e il disonore, con la ricchezza e la povertà, con il
riposo e la stanchezza che l’accompagnano. Accetta la vita sempre e comunque, anche quando chiede alle sue possibilità lo sforzo
supremo. Ricollegata al suo centro sorgivo, accetta e adempie quei compiti che
le vennero assegnati l’istante in cui ricevette dall’Onnipotente
l’ordine di preparare la via della sua venuta, di scendere nel mondo delle
forme per lottare e combattere, per soffrire e amare.
Alla coscienza, riunita alla
sua origine, la terra si rivela come il mondo dell’amore, come l’unico luogo ove è possibile amare con libertà
piena. Sulla terra il giusto e il peccatore si tengono per mano, colui che sa è a fianco di chi è ignorante, il servo di Dio
è vicino al servo dell’anticristo. E la terra ci
affratella nel dolore e nel peccato e per questo ci offre la possibilità di
redimerci nell’amore. Nella terra, separata dal suo principio, l’uomo non è
più, esiste soltanto; avendo perduto la tensione dinamica che l’unisce al suo
prossimo e a tutta l’umanità, non conosce più i suoi fratelli e li combatte per
continuare a esistere.
Così, pur continuando sulla terra a
esistere sperequazioni e ingiustizie, caos e disordine, l’uomo che ha ritrovato
il cuore dell’Essere combatte la sua battaglia, perché tutti si risveglino
all’amore, tutti possano conquistare lo Spirito. Sulla terra l’amore è
conquista, non un modo d’essere ma una conquista. Così l’uomo che ha percorso
il pellegrinaggio alle sorgenti ama il suo nemico,
colui che non può sopportare; ama e non si stanca di amare, non gl’importa non
essere riamato, per lui non esiste offesa o peccato, esiste solo l’amore che
tutti riavvicina. Dà ad ogni cosa il suo giusto valore e distrugge solo quanto
non può purificare.
Amore: è il tema supremo
della terra; amare, volere il bene; comprendere, non preoccuparsi di essere
compresi; vivere l’occasione di dare tutto, senza nulla ricevere in cambio. Offrire
ardentemente, teneramente la propria vicinanza a tutti. Amare, perché l’amore tutto riceve e tutto dona, perché è il sale
della vita, perché senza l’amore la vita non avrebbe senso. Nell’amore
ogni passione si placa, ogni squilibrio ritrova il suo
equilibrio. Amare fiduciosamente, limpidamente, credere nel
bello, nel giusto, nel nobile, nel puro, credere ad ogni costo, credere sempre;
credere ai confini della vita e della morte, ai confini dello spirito e
della materia. Perché l’amore è un supremo atto di
fede, e nell’amore l’uomo redime se stesso e ascende nelle altezze dello
spirito.
Il primo battesimo
nell’acqua, separandoci dalle forme
inquinate dell’esistenza, ci ricollega all’onda fecondatrice dell’Essere,
l’uomo si trova rivestito solo di amore. Amore che lo pone di fronte a tutto il male che è nell’esistenza e
che gli impone di affrontarlo, per assumerlo e trasfigurarlo. Contrasto
che permette all’uomo di esaurire tutte le sue possibilità di amare, di portare
a maturazione tutti i suoi poteri d’amore. Il battezzato
nell’acqua non teme alcuna potenza contraria, accetta tutte le prove, perché in
lui sia compiuto, all’alta temperatura del dolore, il cammino che lo conduce
alla nascita dell’uomo vero.
Il battesimo di fuoco opera la trasformazione del metallo misto della natura umana
in oro puro. Il battesimo dell’acqua ci salda alla sorgente dell’Essere; il
battesimo del fuoco, immergendoci nell’esistenza con un cuore nuovo,
nell’implacabile rigore, richiesto dal contrasto con le opposizioni
dell’esistenza, ci conduce a essere una sola realtà col
Signore della vita, con Dio. Con Dio, l’immenso amore che tutto avvolge e conduce,
che tutto illumina verso la mèta suprema ove, vive scintille di un rogo inconsumabile, tutti ritorneremo.
1
Giovanni Vannucci, «I
due battesimi», 02a domenica di Avvento -
Anno A; in Risveglio della coscienza, 1a ed. Centro studi
ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1984. Pag.
18-20.