LA CONSUMAZIONE1
L’immagine della
Trinità nella liturgia della festa della Santissima Trinità ci
è stata così presentata: una
Pienezza perfetta, il Nome, da cui sgorgano tre luminose correnti: il Padre,
creatore e signore di ciò che esiste; il Figlio, la Parola parlata dal Padre,
il contenuto di tutti i segni viventi della terra; lo Spirito Santo, la segreta
e viva energia che guida il creato verso il ritorno alla sua prima sorgente. Il
movimento della vita trinitaria è pura gioia che coinvolge e travolge
l’universo creato. Movimento che non ha una finalità, essendo l’espressione di
una vita infinita, l’ebbrezza di essere, l’ebbrezza di conoscere, l’ebbrezza di
trascinare tutto il creato a una conoscenza, gioia,
libertà senza fine.
L’Iddio, Uno e Trino, non cerca nessuna
efficienza, è; e la pienezza del suo essere travolge, nolenti o
volenti, le creature.
Le parole che costituiscono il centro della liturgia
della festa del « Corpus Domini » sono:
« Prese il pane e spezzandolo disse: questo pane frantumato è la forma della
mia essenza. Prese il calice col vino e facendolo bere ai discepoli disse:
questo è il mio sangue che verrà sparso come un
fermento su tutta la terra, per la liberazione dell’uomo dal peccato e dal peso
delle colpe » (Mc 14, 22-24).
Allora Dio è pane che vien
consumato dalle infinite fami dell’essere creato, Dio è vino che viene bevuto perché ogni anelito verso la gioia e il canto
trovi il suo compimento. Il Padre si consuma nel Figlio, perché diventi Parola
che crea e redime. Il Padre e il Figlio si consumano nello Spirito Santo,
perché diventi il soffio vivo che rianima ogni espressione dell’essere creato e
la urge a quella consumazione che, abolendo le opposizioni egoistiche,
trasfigurerà la creazione nell’infinita luce e vita di Dio.
È questa capacità di consumazione personale in Dio che
è necessario riacquisire nel nostro tempo, per liberarci da quelle visioni che svitalizzano la forza trascinante della presenza del Dio,
Uno e Trino, nel mondo. Consumazione che è immersione nella
triplice onda dell’unica Luce, e che sospinge ogni creatura verso l’infinita
vita. Immergersi in quest’onda vivente per
essere immediatamente ringiovaniti, purificati, convertiti!
Consumazione che non ci è
imposta, ma offerta, e che richiede il porre a rischio tutto, la sicurezza, le
pazienti costruzioni fatte per garantire le certezze e gli ordini costituiti,
le strutture materiali e teoriche contro i dubbi e contro le aperture verso
insospettate novità.
In questo tempo contrassegnato dalla fame e dalla saturazione,
dalla sicurezza sociale dalle ecatombi, la Chiesa è chiamata a rivivere con semplicità e
radicalismo il significato del Pane e del Vino, dell’amore incondizionato che
sfugge a tutte le socializzazioni come il Pane,
dell’amore del rischio che la bevanda divina alimenta di generosità e di canto,
della consumazione per la vita e la gioia di tutti.
Forse noi cristiani, in un tempo così condizionato,
dovremmo ritrovare semplicemente la vita, la gioia, le speranze più folli,
mettere da parte le dotte elucubrazioni sul mistero e divenire pane che ha una sola ragione di essere: nutrire; e divenire vino per
trasmettere a tutti i cuori -
minacciati da una
mostruosa razionalizzazione
sociale che organizza il lavoro, i piaceri, i giochi, al fine di avere gli
uomini più facilmente pianificabili - la gioia, l’ebbrezza, il canto.
« II nostro amore non è che
una scala alle nostre anime; sempre, sempre, non siamo che in noi stessi! Ma non troviamo pace in nessuna delle nostre stanze, la più
tranquilla è ancora come un grido! L’ultima non è che
l’anticamera, la più santa non è che una sala d’aspetto, la più bella non è che
una povera abitazione terrena! » (Gertrud von le Fort).
Nella consumazione personale ritroveremo il
significato dell’intima vita del Dio, Uno e Trino, del Pane alimento, del Vino
elargitore di gioia e di canto; comprenderemo che la Chiesa non è
un’istituzione statica da difendere e da diffondere, ma una realtà vivente che
vivendo si struttura, con la partecipazione di tutte
le pietre viventi che la costituiscono.
Cos’è infatti l’amore senza
la consumazione personale degli amanti? Non rischia di diventare un aiuto ai
popoli sotto-sviluppati, un pascolo per la stampa del cuore, una liturgia che
non riguarda più i fedeli? La comunione al pane e al vino, nelle nostre
liturgie, non è il segno di un amore chiamato ad aprirsi alla gioia di essere vivi in un mondo di forme viventi?
Nella consumazione non c’interesseremo più della
salvezza personale; gioiosi di collaborare all’azione della Trinità, saremo
preoccupati della trasfigurazione della terra. Le piccole virtù cristiane verranno bruciate dalla generosità di consumarsi nel dono di
noi stessi. E nel dono ognuno troverà il suo posto
insostituibile, grande o piccolo che sia, e ritroveremo l’armonia dei doni
dello Spirito, e nello Spirito ci sentiremo collaboratori della Creazione.
L’onda della vita divina avanza ancora una volta sulle
rive terrestri, carica di speranza e di progetti ardenti, e si offre alla
visione di chiunque abbia il desiderio di vederla, e in essa
s’immerge per essere consumato e divenire vivente. Essa ci domanda la
consumazione di tutto ciò che si oppone al suo libero movimento, l’abolizione
di un passato che più non è per noi, di quei privilegi che ci ancorano alla
terra, di quelle teorie che ci dividono in detentori dello spirito e in
discepoli da istruire e dirigere.
In questa consumazione l’orgoglio umano verrà bruciato dal Dio vivente, e Dio non sarà più invocato
ma presente; il suo tempio saranno gli uomini e la terra in cammino verso la
loro trasfigurazione; non ci saranno più frontiere, ma solo gli uomini, la
redenzione di uno sarà la redenzione di tutti, tutto apparterrà a tutti e
ciascuno sarà il proprietario di se stesso.
Allora sorgerà la nuova Roma, la Gerusalemme celeste,
la Chiesa più bella di tutti i sogni, più bella di tutte le lacrime di chi
visse e morì nella notte per costruirla. Sarà il corpo del Dio, Uno e Trino, e
Lui sarà la sua vita!
1 Giovanni Vannucci, in Verso la luce 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1984; «La consumazione» Il Corpus Domini Pag. 101-104 - Anno B;.