La trasfigurazione dell’essere [1]
La solennità di oggi ci
porta la grande figura dell’Ascensione di Cristo nel cielo dei cieli e tutte le
parole che abbiamo letto nelle letture. Cristo che ascende, gli apostoli che
rimangono a guardare il cielo scrutando dove mai sia andato, e i due personaggi
vestiti di bianco che dicono loro: “Non guardate il cielo, Cristo tornerà nello
stesso modo in cui voi lo avete visto ascendere in cielo”. E
poi le parole del Vangelo: andate e annunciate ad ogni creatura l’Evangelo, e
il vostro annuncio sarà accompagnato da un rifiorire di vita, i demoni si
allontaneranno, il veleno non nuocerà più e i malati
riprenderanno a vivere.
Come dobbiamo pensare al mistero dell’Ascensione del
Signore? Io vi dico quello che io penso e ciascuno di voi spero
che, mettendosi davanti a questo grande evento dell’Ascensione del Signore,
cerchi di comprenderlo e viverlo secondo la sua sensibilità, secondo le sue
capacità di comprensione e di avvicinamento a questo grande mistero. Altre
volte abbiamo pensato a questo fatto, che fra noi e i grandi
misteri compiutisi nella vita di Cristo o attraverso Cristo, c’è una
mediazione, una mediazione di pensieri pensati da altri.
Così tra noi e il mistero dell’Ascensione ci sono
tutte le spiegazioni e le interpretazioni che gli esegeti e i teologi hanno
dato del mistero dell’Ascensione. E noi ci possiamo fermare su questi pensieri
e considerare la loro importanza, arricchire la nostra mente, soprattutto la nostra
memoria, di sentenze e di interpretazioni. Ma finché ci fermiamo a queste spiegazioni, a questi
pensieri pensati da altri, non avvicineremo il mistero dell’Ascensione. Bisogna
mettere da parte tutti questi pensieri pensati da
altri per poterci immergere nel fatto dell’Ascensione e comprenderlo con la nostra
mente, con la nostra capacità di pensiero, con la nostra sensibilità e con le
nostre capacità di comprensione e di apprensione del mistero. Allora il mistero
dell’Ascensione diventa proprio un fatto religioso che incide profondamente
nella trasformazione del nostro essere e, come vi ho detto altre volte, davanti
a questi grandi misteri della vita di Cristo, misteri religiosi, noi dobbiamo
sostare in silenzio, diventare capaci di ascoltare quanto ci viene
comunicato attraverso questi grandi eventi.
Come vi dicevo, nelle letture della Messa ci vengono date alcune indicazioni. La prima
è quella degli Atti degli Apostoli; gli apostoli vedono Cristo ascendere in
cielo e dileguarsi in forma di nube, come se il corpo di Cristo si fosse
espanso, espanso e sparito; e i due personaggi dicono agli apostoli: Egli
tornerà nello stesso modo in cui lo avete visto ascendere al cielo.
Ritornerà attraverso un’espansione silenziosa e luminosa. Tornerà nello stesso
modo in cui è asceso, diventando realtà vibrante e trasformatrice nel cuore di
tutti gli uomini. Questo credo che dobbiamo riuscire a
comprendere attraverso una riflessione continua e assidua.
Giorni fa nella Messa leggevamo le parole di Cristo:
“Io sono la vite, voi i tralci; se resterete uniti a me porterete frutti, se
invece vi staccherete da me non porterete frutti”. E
allora comprendiamo che Cristo è quel germe di vita che con la sua ascensione è
penetrato nel profondo della coscienza dell’uomo, non soltanto dell’uomo
cristiano o cattolico, ma nella coscienza di tutti gli uomini e nel corso dei
secoli porta avanti verso la sua verità, verso la maturazione religiosa, noi
uomini.
Quando gli apostoli, nella lettura,
chiedono a Cristo quando instaurerà il suo regno, Lui dice: io non lo so, è il
Padre. Non stabilisce una data,
perché lungo il corso dei millenni Cristo è sempre operante nel profondo della
coscienza dell’uomo e porta avanti ciascuno di noi,
porta avanti ogni uomo, verso la sua verità, verso la pienezza di verità e di
realtà, di umanità e di divinità tutti gli esseri umani, se noi rimaniamo uniti
a lui che è il ceppo. E questa è l’Ascensione di
Cristo.
Egli siede alla destra di Dio. Cosa
vuol dire? Vuol dire che ovunque c’è Dio c’è Cristo; vuol dire che ovunque
nasce nel cuore dell’uomo un’aspirazione verso la verità, verso la bellezza,
verso l’amore, verso la giustizia, verso la conoscenza, lì c’è Cristo come
energia trasfiguratrice e trasformatrice della
coscienza degli uomini e lentamente, lungo il corso dei millenni - perché noi
misuriamo il tempo nell’arco della nostra vita, che è niente di fronte ai
millenni che l’umanità ha percorso e ai tempi che ancora l’umanità dovrà
percorrere -, Cristo opera costantemente e
efficacemente alla trasformazione dell’uomo.
E allora come tornerà Cristo? Cristo tornerà
attraverso la maturazione di tutte le nostre esperienze più grandi, più vere,
più nobili, di uomini, di coscienze. E un giorno ci accorgeremo di questo: Cristo è come il cuore
del crisantemo verso il quale sono orientati tutti i petali e dal quale tutti i
petali traggono la loro forza di vita e la loro bellezza. Per questo a noi
cristiani è detto di non giudicare, ma di partecipare
intensamente a quel mistero di vita che ci è stato rivelato in Cristo, senza
giudicare strade differenti dalle nostre, ma portando il nostro contributo
all’accrescimento della coscienza degli uomini, contributo che è legato alla
nostra forma personale, alla nostra mentalità, alle nostre figure religiose,
alla nostra storia di uomini, storia di popoli, mantenendo fedeltà a questo
nucleo, a questo germe vitale che è Cristo.
E allora il mistero dell’Ascensione diventa un fatto
di vita per noi. Non vi sembra profondamente confortante questa visione che
l’uomo nel corso dei millenni si avvicina sempre di più alla verità portata da
Cristo, a quelle forze di trasfigurazione della coscienza umana, dell’opacità
umana, che sono state introdotte da Cristo nella
nostra realtà umana? Il cammino è lento perché Dio non fa violenza a nessuna
coscienza e vuole che l’uomo maturi nel ritmo del tempo, nel corso dei tempi,
nel corso dei secoli. E allora, guardando la storia degli uomini da questo
punto di vista, abbiamo una grande pace e una grande
forza, e non giudicheremo nessuno, ma a tutti daremo quel contributo che viene
dalla nostra trasformazione umana nella realtà di Cristo.
E vi dicevo in una di queste domeniche che all’uomo è concessa la possibilità di diventare Dio sulla terra,
perché noi diciamo che Dio è amore e l’uomo può amare, come Dio ama; diciamo
che Dio è libertà e l’uomo può liberarsi da tutte le pesantezze, da tutti gli
attaccamenti all’effimero, al tempo, al transitorio, per raggiungere la libertà
nell’assoluto. E noi siamo in cammino verso questa
divinizzazione della nostra vita. E ognuno di noi deve portare il suo
contributo che è quello di essere intransigenti nella
nostra fedeltà alle verità religiose che ci sono comunicate e costituiscono
l’alimento sovrasostanziale del nostro cammino di
uomini, di uomini cristiani. Ma non assumere mai un atteggiamento di
separazione verso gli altri, perché nelle diversità di figure religiose, nelle
diversità di impostazioni umane, c’è sempre questo germe
di vita divina che è il Cristo che porta avanti l’umanità.
E allora ci sentiremo pacificati e al tempo stesso ci
sentiremo più responsabili di quel mistero religioso
che ci è stato affidato e che deve crescere in noi e trasformarci, e più
responsabili per l’umanità, perché gli altri uomini hanno bisogno della nostra
trasfigurazione, della nostra luce, del nostro cambiamento da figli della
terra, da figli della materia, in figli di Dio, in figli dello Spirito.
E allora il nostro cammino sarà molto pacifico, molto
più sereno e molto più positivo, perché radicato in
quella realtà che costituisce l’oggetto centrale della nostra vita religiosa
che è Cristo. Daremo agli uomini pacificamente l’annuncio della buona novella;
lo daremo agli uomini e a tutte le creature. E noi
saremo in mezzo agli uomini come principi illuminanti, principi di
pacificazione che libereranno l’uomo veramente dal profondo, perché
risveglieranno in lui quei grandi sogni senza i quali l’umanità intristisce,
deperisce e diventa folle.
Ecco, viviamo così il mistero dell’Ascensione.
Sentiamo che Cristo è presente fino alla consumazione dei secoli e la sua
Parola è operante nel momento presente come sarà operante fra millenni dopo la
nostra esistenza terrena. E l’operosità della parola
di Cristo accompagna la trasformazione della coscienza umana che dalla terra è
chiamata a vivere nel cielo, che dalla pesantezza della vita terrena è chiamata
a dilatarsi nella sconfinata realtà dello Spirito. Dalla realtà terrena ognuno
di noi è chiamato, come Cristo, a vivere alla destra di Dio.
Sia così la nostra meditazione sul mistero
dell’Ascensione del Signore e in questo giorno, anche se i tempi nostri sono
tristi e duri, cerchiamo di ritrovare i motivi della
nostra grande speranza e viverla pienamente, muovendoci serenamente in mezzo alle
vicende degli uomini, sapendo che qualunque aspetto essi assumano, sono
condotti da Cristo, che è la presenza invisibile nel cuore di tutti gli uomini,
anche nelle forme di vita che sono più difformi da quello che noi pensiamo, da
quello che noi sentiamo e da quello che noi vorremmo.
Avere questo spirito di pace, questa
apertura ecumenica verso tutti gli uomini, ci permetterà di essere
veramente cristiani, cioè cristiani che credono che Cristo è asceso nel cielo
dei cieli e è la mano destra di Dio.
[1]Giovanni Vannucci,
Omelia pronunciata domenica 27 maggio 1976 durante il rito eucaristico pomeridiano
delle ore 19 nell’eremo di San Pietro alle Stinche - Greve in Chianti, FI);
registrata su nastro magnetico e trascritta da Consalvo Fontani.
Pubblicata in Ogni uomo è una zolla di terra, 1a ed. Borla editrice, Roma, aprile 1999,
pag. 54-59.