Quando l’uomo, anche per un solo istante nella sua
vita, raggiunge la piena coscienza della presenza dello Spirito in se stesso,
scopre una nuova forma di esistenza. Tutto è riunificato
nella forza santificante dello Spirito che in lui è disceso mediante l’opera
redentrice di Cristo.
L’amore sconfinato di Cristo è passato dalla sua
manifestazione visibile, nella storia, nello spazio e nel tempo, ed è penetrato
nelle profondità dell’essere creato, alle sorgenti della vita, di tutta la vita
e si esprime in maniera più cosciente, più visibile, più chiara nell’uomo. E il vino nuovo che scende risvegliando entusiasmo e gioia nel
cuore creato.
L’uomo ha piena coscienza di possedere una nuova
qualità di forza, più elevata e più intensa. Attorno a lui l’aria stessa è
impregnata di pace, di dolcezza e forza. Pace, dolcezza e
forza che non vengono da lui, ma dallo Spirito.
L’uomo, che fino a Cristo si sentiva la vittima di
tutti i mali terrestri, prende sulle sue spalle l’essere per portarlo alla piena
redenzione, alla liberazione perfetta, alla fioritura completa e assoluta in
Cristo.
L’uomo che si sentiva solo, separato dalle creature,
per un’eredità malefica, ora si trova riunito al visibile e all’invisibile da
un amore che è Dio stesso. «Se uno mi ama, osserverà
la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora
presso di lui» (Gv 14, 23).
La mente non segue più un processo puramente
razionale perché in essa c’è un amore nuovo: le sue
forze sono ora, dopo la risurrezione di Cristo, dopo la discesa di Cristo nel
profondo dell’essere umano, nutrite perpetuamente da un amore che detta le sue
volontà all’intelligenza.
Tutto è possibile all’uomo, nessuna creatura gli è
più ostile, perché ha trovato le sorgenti del vero potere: «Chiedete e
riceverete, la vostra gioia raggiungerà la pienezza. Come Io sono venuto dal
Padre sulla terra e dalla terra concludo il mio
cammino nel Padre, così voi, attraverso me, vi ricongiungerete alla sorgente
del vostro esistere» (cfr. Gv
16, 24-28).
La natura dell’uomo che crede nella risurrezione di
Cristo per l’offerta totale di se stesso alle energie che da Cristo scendono, viene trasmutata dall’azione fecondatrice di Dio. Le
tendenze inquinate del suo essere sono lentamente abolite; le aridità mentali,
fecondate; le ferite, contratte nel duro combattimento dell’esistenza, guarite;
le durezze emotive, portate verso l’intransigente giudizio e condanna,
disciolte dal nuovo alito di amore; la rigidezza implacabile
della ragione, disgelata dalla luce calda dello spirito; il deviamento dei
sensi, attratti dal fascino dell’esteriore, corretto dall’intima luce.
Quando il miracolo della
trasformazione è compiuto, l’uomo di fede ritrova il linguaggio perduto, la lingua
nuova del primo giorno della creazione. Comprende l’essenza delle realtà
create, gli è dischiuso il mistero delle cose, percepisce il senso del nascere
e del morire, della gioia e del dolore. Libero da ogni inquinamento stende le
sue mani radiose di pace e di gioia su tutto il creato, benedice ogni creatura,
distribuisce vita a tutti gli esseri. In questo momento il miracolo della
Chiesa sorge nella sua luce incontaminata, onde di verità, di speranza, passano
nel cuore delle creature che riprendono il cammino fiduciose
verso la città celeste che, bella come sposa, muove loro incontro danzando.
La tua luce scenda in noi, o Signore,
come pace e
gioia.
Aiutaci a esser uomini di
pace,
o Signore.
Se in noi non
è pace non daremo pace,
se in noi non
è ordine, non creeremo ordine.
Ricomponi le nostre forze, o Signore,
nell’anelito di
incontrarti negli esseri che oggi formeranno la nostra giornata.
Aiutaci a scoprire la terra che hai affidato alla
nostra fatica;
aiutaci ad amarla
e a portarvi ordine.
Con Te la terra diventa il segno della tua presenza,
con Te lo
smarrito ritrova la via.
Il nostro passaggio sia segno di vita e di bellezza,
come il volo
delle colombe che segna di candore l’azzurro.
Insegnaci che noi apparteniamo agli altri,
che la
felicità degli altri sia l’unico nostro pensiero, o Signore.
Le nostre labbra cantino il nuovo canto
del cuore da
Te liberato, o Signore.
Donaci, o Signore Gesù, il tuo Spirito Consolatore,
la sua
presenza ci riveli la verità delle cose create, l’effimero e l’eterno,
l’illusorio e il permanente.
Il tuo Spirito ci manifesti le conquiste della mente,
ci inizi alla
vita di contemplazione, e in essa trovi pace il nostro cuore inquieto.
Il tuo Spirito illumini la nostra mente,
la renda
attenta alla tua Parola e docile alla presenza silenziosa.
O Signore, vogliamo comprendere
sempre di più che lo Spirito Consolatore è Vita,
non arida e
lontana dottrina.
I suoi doni non sono parole ma
modi possibili di essere,
che rendono
spirituale la mente che vive di loro.
La Sapienza sia per noi viva
comunione con il Padre,
unione con noi
da parte di Dio, unione con Dio da parte nostra.
L’Intelletto sia l’apertura del
fiore mentale,
la mente
concreta si dischiuda allo Spirito e la Verità ci offra le sue perle preziose.
La mente dischiusa dall’amore,
libera dalla legge degli istinti e degli impulsi,
raggiunga il dono
del Consiglio e abbia pace nella conoscenza illimitata.
Il nostro cuore abbia la Forza,
non tremi per le avversità e per le tentazioni,
e domini
nell’amore le forze della natura conoscendole nel loro profondo.
La Pietà sia la sicura guida per
condurci al segreto cuore delle cose,
per
rispondere a tutte le domande di amore.
O Spirito Santo, rivestici del Timore di Dio,
insegnaci che il
dono del Timore non è la paura, ma l’umile amore per il Padre e le sue
creature.
Canta in noi, o Spirito, il canto
nuovo, il canto che nasce dai cuori puri,
il canto dell’uomo che ha ritrovato l’immagine e la
somiglianza divina.
1 Giovanni Vannucci, «La vita nuova», 6a domenica di Pasqua. Anno C, in La Vita senza fine, 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1985, Pag. 89-92.