I MAGI1
«Vedendo la stella provarono una grande gioia. Trovarono il Fanciullo con Maria, sua Madre, e lo adorarono» (Mt 2, 10-11).
Apparve una stella, dall’Oriente partirono dei sapienti, seguendone le
indicazioni fino a Betlem, dov’era il Fanciullo nato.
Prima di Betlem si fermarono a Gerusalemme presso i detentori delle
conoscenze religiose ebraiche, ne ottennero le informazioni necessario, soli si
incamminarono verso Betlem, e la stella, scomparsa nel cielo della città santa,
ricomparve su quello della Natività e il loro gaudio fu grande.
I
primi che accolsero il mistero della Parola incarnata furono una fanciulla di
Nazareth, Maria, i pastori di Betlem, dei saggi orientali, Anna la profetessa e
l’anziano Simeone (cfr. Le 2, 26-37). Tutti ignari delle speculazioni che i
dotti interpreti dell’ebraismo ufficiale facevano sulla Parola scritta e
conservata nei libri sacri, quindi accomunati da una fresca semplicità di
spirito e da una prontezza a muoversi nel cammino di Dio, mai contenuto nei
libri, snodantesi invece nella vita. E tutti
accolgono la Parola incarnata attraverso interventi miracolosi e imprevedibili
dalle dottrine ufficiali, e senza difficoltà riconoscono la stupefacente manifestazione
della Parola eterna nella forma di un Fanciullo inerme.
La
religiosità, nella sua essenza, è l’incontro della coscienza umana con la
coscienza infinita del divino. Una religione è una rivelazione
particolare, limitata a un particolare momento dello sviluppo, del divenire redentivo della coscienza umana. La prima rimane incommensurabile
alla seconda, come il contenuto alla forma. Gli spiriti religiosi sono sempre
aperti a seguire le nuove manifestazioni
del divino che stimolano in loro una più vasta dilatazione della coscienza.
Quando la religiosità si trasforma in religione
storica, si complica in dottrine, in precettistiche, in riti, in caste
sacerdotali autoritarie, e viene a perdere la potenza mistica della rivelazione
iniziale. La Rivelazione continua il suo
cammino di redenzione oltre le costruzioni che, per un tempo, l’hanno accolta e
trasmessa.
Il pensiero umano e i suoi edifici sono un processo
di continuità nella durata; per questo non è loro possibile fissare per sempre
la Rivelazione vivente sempre nuova. Le religioni storiche sono strutturazioni della Rivelazione, la religiosità è il germe
che si sviluppa nell’intimo dell’uomo. L’ideale sarebbe il permanente incontro
delle strutture e del germe: avremmo delle religioni viventi.
Queste considerazioni ci fanno comprendere perché i saggi dell’Oriente non si fermarono a Gerusalemme in oziose discussioni, incamminandosi subito e seguendo la stella che brillava sulla culla del Fanciullo. Entrarono nell’abitazione del Fanciullo e gli offrirono dei doni: l’oro, l’incenso, la mirra. Tre doni e tre simboli rivelanti la natura del Fanciullo.
L’oro, la luce minerale, evoca il sole: fecondità,
regalità, ricchezza, calore, amore-dono, irradiamento di conoscenza e di vita.
Con questo dono i Magi riconoscono nel Fanciullo la manifestazione della
perfetta regalità del Buon Pastore, che dona la vita e inizia il ciclo dell’amore-dono, dell’amore che crea
l’amore mediante l’annientamento di se stesso nell’amato.
«Se vi lascerete
fecondare dall’amore che ho ricevuto dal Padre, sarete insieme trasformati
nell’onda feconda dell’amore [...]. Vi
comando di rimanere uniti nell’amore che vi ho affidato» (cfr. Gv 15, 12-17),
dirà un giorno Gesù.
La regalità del Fanciullo è una grandezza senza potere, un’autorità
capovolta: l’autorità del Fanciullo, dell’inerme, del debole che domanda amore
e risveglia l’amore. Una regalità che non appartiene al mondo della potenza e
della violenza.
L’incenso, simbolo della preghiera che unisce la terra al cielo, è
l’emblema della funzione sacerdotale. Con questo dono i saggi riconobbero nel Fanciullo
il sacerdote nuovo, che non offre vittime propiziatorie, ma immola se stesso
nel rito definitivo dell’amore. Il sacerdote nuovo che benedice la vita, e
l’infonde nell’ammalato, nel peccatore, nel debole, nella stessa morte.
La mirra è il simbolo della vittima sacrificale. I saggi riconoscono
nel Fanciullo la vittima che avrebbe abolito tutti i sacrifici rituali, che
tutto avrebbe redento, rinnovato, riplasmato.
I saggi venerarono nel Fanciullo l’incarnazione della Parola divina che riassumeva tutto il passato dell’umanità religiosa, e apriva l’èra dell’adorazione in Spirito e Verità.
1 Giovanni Vannucci, In La Vita senza Fine, 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1985; I Magi pg. 41-43; Epifania del Signore - Anno C.