L’UOMO NUOVO1
Gesù
andò sulle rive del Giordano per essere immerso nell’acqua. Giovanni gli si oppose:
«Sono io che ho bisogno di essere immerso da te nell’acqua, e tu vieni da me?».
Gesù gli rispose: «Lascia che sia così; bisogna che portiamo a
compimento tutta la giustizia!». Allora lo immerse
nell’acqua (Mt 5,13-15).
Gesù
non compie dei gesti inutili, le sue parole: «Bisogna che noi portiamo a compimento tutta la giustizia» sottolineano l’importanza
della sua immersione nelle acque del Giordano. Il periodo che con Gesù si
chiudeva era quello della giustizia.
La giustizia che stabilisce i doveri e i diritti
sia nei rapporti con Dio sia con gli altri. Quando il dovere non viene
compiuto, il responsabile deve pagare, compiere qualcosa che stabilisca l’ordine
turbato. «Chi avrà battuto suo padre o sua madre sia fatto morire... Chi avrà
maledetto suo padre o sua madre sia fatto morire» (Es
21, 15-17); «Quando uno avrà peccato
per errore... offra al Signore per il suo peccato un giovenco sano» (Lv 4, 4); «Aronne sgozzi il capro in
espiazione dei peccati del popolo, così purifichi il tempio dalle
immondezze e dai peccati dei figli d’Israele» (Lv 16,
15-16).
La
purificazione di Giovanni - il più grande dell’èra della giustizia, ma
inferiore al più piccolo della nuova èra (Lc 7, 28) -
è ispirata alla giustizia: «Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha» (Lc
5, 11).
Gesù
discese nelle acque dove i battezzati da Giovanni deponevano i propri peccati
riemergendone purificati. Lui, l’incontaminato, immergendosi nelle acque
assumeva su di sé il peso dei peccati dell’uomo, aboliva tutte le forme di
riscatto rituale espiando per ogni uomo, liberandolo in conseguenza dalle
facili purificazioni, e indicando che il peccato si espia
con il risveglio del germe divino disseminato nella coscienza, portandolo a
maturazione nella grandezza dei figli di Dio. Da quel momento la penitenza sarà la seconda nascita nel fuoco e nello Spirito, le opere
espiatorie saranno l'indefessa ricerca del cambiamento di mente.
Appena
riemerso dalle acque, i cieli si aprirono, lo Spirito di Dio
discese sopra di Lui come una colomba e una voce disse: «Questo è il mio Figlio
amato» (Mt 3, 17).
Un
nuovo ciclo di vita iniziava per gli uomini. Il passaggio dal vecchio al nuovo
non sarebbe avvenuto in un miracoloso istante, ma lentamente con movimenti da
ère geologiche; continui risvegli dei vecchi modi avrebbero cercato di dare
forma e permanenza alla novità, questa sarebbe andata oltre tutte le possibili
formulazioni, oltre tutti i tentativi di accaparrarla, fino ai nostri giorni,
nei quali sentiamo, nel crollo di tutte le costruzioni, più forte la nostalgia di vivere la vita dell'uomo nuovo senza contaminanti
deformazioni.
Lo
Spirito di Dio fu su Gesù che riemergeva dalle acque. Lo Spirito di Dio è
l'energia creatrice e redentrice; alita sulle acque del caos producendovi le
infinite forme della vita; soffia nel cuore degli uomini e vi risveglia i più
nobili sogni, le più ardue imprese che portano avanti verso la libertà e la verità la coscienza.
Lo
Spirito di Dio è sopra Gesù, per comunicare a tutti gli esseri nuovi impulsi di
grandezza, di nobiltà, di bellezza. Gesù è al centro dell'annoso cammino
dell'uomo. In Lui l'umanità sofferente, caotica, deformata dallo spirito di avidità, di potenza, di non-verità, ritrova il suo
cammino verso un armonioso equilibrio e una matura illuminazione.
Gesù
è al termine delle ère che lo hanno preceduto e all'inizio di quelle che
verranno dopo di Lui. Con Lui principia l'èra dell'amore-comunione, dell'amore
gratuito, non deformato da nessuna finalità, dell'amore in sé come modo di essere e come dimensione di pura gioia. L'amore libero e
immotivato, come il canto dell'usignolo nelle notti di maggio, amore che si offre
senza domandare ricompensa, riconoscenza, gratitudine; amore che annulla la
giustizia come il fiore che muore nel frutto: «Date senza richiedere indietro»
(Lc 6, 30); «A chi ti chiede
la tunica da anche la camicia» (Lc 6,29); «Sii in comunione con i tuoi nemici» (Lc
6, 28); «Getta continuamente allo sbaraglio la tua
vita se vorrai conquistarla» (Mt 10, 39); «Quando sei nel tempio per
presentare i tuoi doni, non fermarti a pensare a Dio, ai tuoi peccati, alle tue
necessità: interrogati se sei in comunione con gli uomini» (Mt
5, 24).
L'offerta
continua di noi stessi dilata la coscienza al di là dei
suoi limiti, la riempie di fame e di sete dell'infinito, fino a renderla una
sola realtà con l'immensità divina portata da Gesù all'uomo.
1
Giovanni Vannucci,
«L’Uomo Nuovo», Domenica dopo l’Epifania (Battesimo del Signore) - Anno A; in Risveglio
della coscienza, 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni
XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1984. Pag. 39-41.