L’IMMACOLATA CONCEZIONE1
Il 23 settembre, all’equinozio autunnale,
il sole sembra vinto, le tenebre si prolungano; la diminuzione della luce
durerà tre mesi zodiacali, fino al 21 dicembre, il solstizio invernale, quando
la luce solare riprende il suo corso.
In questo periodo la Chiesa ha collocato
la festa dei morti, e 1’8 dicembre, tredici giorni prima della rigenerazione
della luce, la solennità dell’Immacolata Concezione. Mentre la terra sembra
venir sommersa nelle tenebre e nel gelo del primo Caos, la solennità
dell’Immacolata viene a ricordarci che, al di là dello
spessore della materia, delle tenebrose e confuse energie che l’intessono, c’è
una luminosa e intatta Concezione che, movendosi dalla mente divina, si è densificata nella materia e ha avuto la sua perfetta manifestazione
nella figura umana della Vergine, prescelta a generare il Sole eterno.
Non è facile per noi, abituati a esprimere i grandi misteri della Rivelazione con
l’ordinario linguaggio della ragione - operazione questa assimilabile al gioco
del fanciullo che tenta, sulla spiaggia, di introdurre l’acqua del mare nella
buca che ha scavato -, afferrare il contenuto delle figure portatrici della
Rivelazione. Ma, ponendoci davanti alla Donna rivestita di sole, qualcosa riusciremo a intravedere del suo mistero servendoci di una
tradizionale metafora, conosciuta dai pensatori religiosi di altri tempi. Essa raffigurava la creazione come il risultato di quattro tappe
successive: partendo dall’ultima, il mondo sensibile, e risalendo attraverso la penultima, il mondo della
formazione; la seconda il mondo dell’ideazione; e la prima, il mondo degli
archetipi o finalità ultime.
Prendo un esempio: ho nelle mani un orologio, esso è
un meccanismo visibile, palpabile, il mondo sensibile; questo meccanismo è
stato formato dal lavoro dell’uomo, il mondo della formazione; il lavoro è stato diretto da precisi
concetti meccanici e matematici, l mondo
dell’ideazione; questi tre mondi sono sintetizzati nell’archetipo mentale
dell’orologiaio, che ha pensato di costruire uno strumento per la misurazione
del tempo quantitativo. Viviamo in un
mondo fatto di materia palpabile, controllabile, misurabile, definibile; questa
materia viene intessuta da un infinito numero di
energie, energie che hanno delle precise leggi concettuali, leggi che sono
state pensate nell’infinita mente di Dio e amate e volute da un amore e una volontà
ugualmente infiniti.
Nel primo stadio la concezione del
divenire della creazione è immacolata, intatta. Questo primo
istante è la mente di Dio, la Sapienza divina, ed è il principio archetipico di tutto ciò che è manifesto; è anche l’idea di
questo principio, la prima speculazione della Prima Mente; vi è il Padre e vi è
la creazione nel tumultuoso divenire, e nella creazione vi è la Luce.
Questa Luce è l’Immacolata Concezione che
in sé compendia quanto di Vero, di Bello e di Buono è nel divino sogno
creatore, e anche quanto di Vero, di Bello e di Buono verrà
attuato nella creazione.
La Chiesa nella Liturgia, per esprimere
l’istante che precede la creazione, si serve delle parole del libro dei Proverbi: «Prima che si ergessero con la loro mole i
monti, prima che erompesse l’onda dalle sorgenti, io ero con il Creatore. Con
Lui ero da tutta l’eternità, posseduta da Lui, partecipando alla formazione del
creato. La mia gioia è di essere sulla terra, mia delizia dimorare tra i figli
dell’uomo. Chi scopre me trova la vita; il mio pane
viene mangiato, il mio vino viene bevuto da chi ha raggiunto la semplicità» (cfr. Pr 8, 22-31), e attribuisce
queste parole a Maria.
La
creazione nella coscienza umana è stata infranta, l’uomo si è separato dal
mondo archetipale divino, e ha voluto usare del
creato come se avesse in se stesso, immanente, la propria ragione d’essere. Ma la ribellione non ha infranto il profondo tessuto delle
cose. Il principio archetipico di tutto ciò che è
manifesto, l’incontaminato piano della Prima Mente, la Sapienza divina ha
continuato a emanare la sua Luce: questa Luce è
l’Immacolata Concezione.
Cercate di vedere il nulla assoluto, e in questo nulla la Trinità Santa,
imprincipiata e dalla quale tutto principia, che
pensa ciò che esteriorizzerà, ciò che manifesterà, ciò che creerà. La visione
della creazione prima del suo inizio è l’Immacolata Concezione.
Nel tempo della più
densa tenebra dell’anno qualitativo, l’anno liturgico, quando tutto sembra
ritornare tenebra nel caos primordiale, viene
celebrata la solennità della Luce incontaminata, dell’Ideazione incorrotta del
creato, della Concezione Immacolata. La manifestazione dell’incorrotta Luce è
la Vergine-Madre che, il 25 dicembre, contempleremo immersa nella luce e nel canto degli Angeli
dopo aver dato alla Luce il Salvatore.
Nella
teofania dell’Immacolata Concezione la creazione è stata riplasmata,
ricostruita, ripartorita. Nel suo seno la natura
umana ha ripreso il suo destino divino, e agli uomini è stata restituita la facoltà
di divenire «figli di Dio». L’Immacolata è un concetto che prelude a un altro, quello dell’Assunta. L’Immacolata e l’Assunta
non costituiscono soltanto la gloria di Maria Madre di Gesù, ma anche la gloria
dell’umanità esprimente Gesù, e riassunta e riespressa
in Cristo.
Maria
è la prima creatura che ha realizzato il suo corpo immacolato e glorioso, ma essa
non è che una caparra, una promessa, un invito. Tutti ritroveremo l’Immacolata Concezione e tutti saremo assunti.
Maria è l’atomo infranto attraverso il quale la creazione passerà. Maria è
l’archetipo umano per eccellenza, come Cristo è l’archetipo cosmico per eccellenza:
misteri che il linguaggio umano può sfiorare, ma non spiegare.
Dio si è
unito all’umana natura,
la parte si annienta nel
tutto,
il finito
nell’infinito, il tempo nell’eternità.
La
Parola si è fatta carne,
viva è la carne per
l’abbraccio dello Spirito,
la terra
ritrova il suo perduto ritmo.
Nell’unità
è abolita la separazione,
alba è la Vergine del tuo
eterno giorno, o Signore,
per
l’umanità infranta nella notte dei tempi.
Il
peccato antico, densità della forza separatrice,
è abolito dal “si”
della Vergine,
al folgorante
bacio dello Spirito.
Eva è
tornata nel fianco di Adamo,
gli opposti principi
riuniti nell’unum,
il
serpente separatore ha perso il veleno.
L’inquieta
ricerca è placata,
un canto nuovo intonano
i cieli,
la Parola
vive nella carne, la carne nella Parola.
L’uomo
non è più figlio solitario della carne,
figli non genera più il
sangue,
erompe la vita
nell’estasi dell’unum.
La tua
discesa nella carne, o Parola eterna,
rivela la
purità dell’amore immanente nel creato,
la verità di ogni sogno
di vita,
il compimento
di tutte le attese.
1 Giovanni Vannucci, «L’Immacolata Concezione». 08 dicembre - Festa dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. - Anno C; in La vita senza fine, 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1985; Pag. 242-246