MARIA E GIUSEPPE1
Penso che il testo di Mt 1, 18-24 debba esser letto soltanto nell’ottica
della fede concreta e vissuta dalla Chiesa Orante, altrimenti non si
spiegherebbe l’importanza che hanno tuttora Giuseppe e Maria nell’esperienza
cristiana. Un filone del pensiero moderno, che ancora si muove alla periferia
della cultura ufficiale, nutrito della Storia delle Religioni, del linguaggio
dei simboli, delle conoscenze della psicologia del profondo,
ci fornisce un’immagine che può aiutarci ad avvicinare meno irrispettosamente
il misterioso rapporto fra Maria e Giuseppe. L’immagine è quella della
complementarità del femminile e del maschile fin dall’Inizio, del principio
mascolino che cerca il suo vero femminino e del principio femminino che cerca
il suo vero mascolino. Gli eventi storici del Vangelo si muovono nel tempo
sottile della Rivelazione; se li si riduce esclusivamente
alla storicità perdono la loro verità e diventano degli inspiegabili calembour.
Cerchiamo di
avvicinarci al senso di questo episodio tenendo conto
dell’immagine archetipale della femminilità e della
mascolinità quale principio metafisico, ultrasensibile, che soggiace a tutta la
Manifestazione e a tutta la Rivelazione. Negli uomini e nelle
donne comuni non esiste, come ci mostra la scienza attuale, che una mescolanza
di principi maschili e femminili; ma nella loro espressione superficiale, in un
maschio vi sarà qualcosa di femminile, ma non la femminilità; in una donna vi
sarà qualcosa di maschile, ma non la mascolinità. Questi due principi vengono espressi dagli esseri umani, solo nella materialità
concreta; nel piano più sottile dell’anima, questi principi sono a sé stanti, e
l’amore vero nasce solo quando ogni maschio trova la sua Donna Eterna, la Donna
che fu tratta da lui, che partecipa di lui, che è una sola realtà con lui.
Maria era la Donna eterna di Giuseppe; l’unione perfetta dei due principi era
quindi per avvenire e avvenne. La parte spirituale di Giuseppe si esteriorizzò,
si materializzò presso Maria che, a sua volta, aveva esteriorizzato
lo stesso principio.
Matteo, nella sua
genealogia di Gesù, afferma che Gesù è figlio legittimo di Giuseppe: «Giacobbe
generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato
Gesù, detto Cristo» (Mt 1, 16). Nessun figlio
dell’uomo fu mai figlio di suo padre come Gesù lo fu di Giuseppe. Mentre ogni nato di donna, più che figlio del padre è figlio degli
avi, che nel genitore vivono nella potenza cromosomica. Gesù è generato
fuori di ogni cromosoma, privo di ogni segno di ereditarietà,
perché Maria e Giuseppe lo generarono fuori della forma, nell’energia
primigenia che originò il creato. Ecco perché egli stesso, più tardi, si indicherà come Figlio dell’Uomo! Il Concepimento in Maria
è immacolato; una nuova terra e un nuovo cielo presiedono all’incarnazione del
Verbo; la carne, il corpo fisico di Maria e di Giuseppe non sono che veri
pretesti formali: la loro vera vita non è nella carne e nel sangue, ma nello
Spirito divino che li anima e li aggemella.
La pronta obbedienza
di Giuseppe alle parole dell’Angelo testimonia del come abbia
capito le cose e come si sia piegato al Volere divino che li aveva
scelti per venire in mezzo agli uomini per patire, morire, risorgere, per
condurli a un nuovo stato di coscienza. Maria tace, accanto al suo silenzio vi
è quello di Giuseppe, suo sposo, trepidi e verginali custodi del nuovo ordine
che doveva instaurarsi nel mondo. Essi si amarono di un casto
e illuminato amore, in nessun tempio Iddio fu adorato davvero in spirito
e verità come nella casetta di Nazareth. Per nove mesi nel grembo verginale di
Maria crebbe la forma purissima, alimentata dalla vocazione sacerdotale di
Maria e di Giuseppe. Nel nascondimento di un lavoro artigianale, la nuova
coppia umana custodiva la luce che avrebbe illuminato gli uomini.
In questo stato di ascesa mistica è logico pensare che i rapporti sessuali
siano stati del tutto trascesi. Gesù fu l’Unigenito di Maria e di Giuseppe; il
miracolo di questa fusione di principi non si può ripetere nel tempo: chi
questa fusione una volta ha compiuto, ha, con essa,
bruciato ogni possibilità di operare nella carne e nel sangue. Strana è
l’incomprensione di tanti del concepimento verginale di
Maria, e strane sono le spiegazioni assurde e fantastiche che ne sono state
date. Come dalla mente di Dio fu generato il primo Adamo,
così fu generato il secondo dopo millenni dalla caduta del primo.
L’azione di Dio è semplice, perciò è sublime. Cristo stesso ci dirà che l’opera
generativa del Padre non si compie nella carne e nel sangue, ma nello spirito e
nella verità. L’unione celeste di Maria e di Giuseppe, nel
seno stesso dell’essenza spirituale, è un atto che ne impedisce ogni altro: non
vi è più casualità per chi ha attuato la causa; non vi è più desiderio per chi
ha consumato la brama del possesso indicibile; non vi sono fuochi nel fuoco!
Così Gesù rimane l’Unigenito di Maria e di Giuseppe e non avrà altri fratelli e
altre sorelle che non siano gli uomini e le donne che
ascolteranno la sua parola e la metteranno in pratica.
1 Giovanni Vannucci, «Maria e Giuseppe», 04a domenica di Avvento - Anno A; in Risveglio della coscienza, 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1984. Pag. 24-26.