IL SIGNORE DEL TEMPO NUOVO1
Dopo aver letto nella Sinagoga il testo di Isaia: «Lo Spirito del
Signore è sopra di me; mi ha consacrato e inviato ad annunziare ai poveri un
lieto messaggio, a proclamare la liberazione ai prigionieri, a dare la vista ai
ciechi; a rompere le catene degli oppressi, ad annunciare un anno di grazia
divina», Gesù disse: «Oggi questa Scrittura si è adempiuta» (cfr. Lc 4, 14-21).
Riconsegnando il rotolo del brano letto all’inserviente, Gesù volle
significare che un mondo ormai veniva collocato negli scaffali del passato e un
altro nuovo si apriva, e avrebbe avuto altre immagini, altri impulsi di
coscienza, altri libri. L’èra della Giustizia finiva e sorgeva quella
dell’Amore.
L’Atteso non cavalca il destriero di battaglia del Messia Re del suo popolo, ma lo scandalo. Il Signore dei Signori non sarà il trionfatore assiso sul trono per giudicare i vinti; il suo Regno si apre agli umili; in esso gli ultimi saranno i primi; il vitello grasso rifiutato al figlio giusto sarà ucciso per il figliol prodigo; gli invitati al pranzo nuziale saranno esclusi, i mendicanti accolti; l’operaio che lavora un’ora avrà lo stesso salario di quelli che hanno lavorato otto ore; le novantanove pecorelle fedeli saranno abbandonate per la pecorella smarrita; le meretrici precederanno i virtuosi nel Regno.
Il mito della Giustizia razionalizzato esige dei rendiconti accurati
sul presente e sul passato; il mito della Gerarchia, al tempo di Cristo, era
impersonato dal guerriero che, capo delle legioni o dittatore, fa e disfa le
leggi, punisce secondo il suo arbitrio. La giustizia è niente senza il giudice;
il giudice non conta niente senza il soldato.
Alla giustizia il Figlio sostituisce il perdono e il comandamento di
non giudicare; all’elezione del più forte sostituisce l’elezione del più umile,
del più ignorato, del servo di tutti. Se l’amore non è il capovolgimento della
giustizia umana e della lotta per il potere, cosa potrebbe mai essere?
L’Atteso percorre le strade a piedi, vestito poveramente, attraversa le
città e le campagne per avvicinare tutti gli uomini, i giusti e i peccatori, i
sani e gli ammalati, gli oppressi e gli oppressori, i sazi e gli affamati, ma
le sue preferenze saranno sempre per i peccatori, gli affranti, i poveri.
Rifiuta i riti quando fanno dimenticare l’uomo, respinge la violenza,
tutta la sua personalità è protesa ad aiutare, salvare, guarire, liberare a
prezzo di tutto, anche della propria vita; agli uomini del Tempo nuovo addita
qualcosa di inconcepibile, di impossibile: la morte a se stessi per vivere
negli altri in una libera espansione d’amore.
Così Cristo si presentò nella Sinagoga come il depositario, l’eletto
dello Spirito nuovo. In ogni tempo e in ogni luogo gli uomini guardarono a un
sublime ideale umano e divino che compisse le più alte aspirazioni della loro
coscienza e della loro squisita capacità d’intuizione; guardarono verso
un’incarnazione di verità e di amore che rendesse possibile una trasformazione
dell’uomo nella realtà dell’immagine divina che è il vero volto dell’uomo.
Dall’Oriente ci giungono delle illuminazioni quasi preannuncio della
realtà della nuova coscienza umana che nasceva con Cristo. «Amatevi e il volto
della terra sarà cambiato». «Esiste un sacrificio più accetto di quello del
latte, dell’olio, del miele: la compassione e l’amore». «Riconosci la bontà di
chi t’ingiuria, se non ti percuote; se ti percuote, ringrazialo di non averti
ucciso; se ti uccide, glorificalo nell’Eterno perché ti ha aperto le porte
della salvezza».
Cristo è il Signore di un nuovo Tempo, l’Annunciatore del culto in
Spirito e in Verità, il secondo Adamo, l’essenza e l’immanenza del Creatore
nella creatura. Non porta un nuovo culto, ma la più sconvolgente rivoluzione
nella coscienza umana che, per essa, cessa di essere legata alla carne e al
sangue e assurge alla figliolanza divina.
In ogni uomo è immanente un atomo dell’infinita realtà di Cristo, una
particella della sua Luce sconfinata: «Egli è la Luce che necessita a ogni uomo
che viene in questo mondo» (cfr. Gv 1, 9).
Particella di Luce che costituisce il fulcro della coscienza spirituale
di ogni uomo, e che dà a ognuno la possibilità e la capacità di essere assunto
e attuato nell’essenza divina. Particella di Luce che costituisce il vero io
eterno di ogni individuo umano. Particella di Luce che riguarda quel principio
di vita che ognuno è libero di attuare o no, con la conseguenza che chi lo
attua sarà vivo, confermato nella sua essenza divina, nella perennità della sua
esistenza separata, nella santità e nell’immortalità della sua anima fusa in
una unitarietà mistica, la comunione dei santi. Chi non attuerà quel principio,
chi lo soffocherà con la ribellione e l’ignoranza volontaria, con la crudeltà
egoistica, sarà morto.
Cristo si pone come punto discriminante dell’umanità: «Chi crede in me, anche se è morto vivrà» (Gv 11, 25). Credere in Cristo è abbandonarsi alle sue energie fecondatrici, è aprire la nostra piccola coscienza nella sua infinita e divina coscienza. La scintilla della Luce nei singoli uomini, che si illumina dell’infinita Luce del Verbo eterno, vivrà anche se il corpo che l’ospitava è cenere da millenni.
L’attesa dell’umanità del Cristo è l’atto di fede necessario, perché l’umanità viva nella sua essenza e superi i piani dell’esistenza nella realizzazione della suprema conoscenza. Ciò è possibile cambiando del tutto la consueta direzione mentale per vivere il Tempo nuovo portato da Gesù.
Quando Cristo è in noi e noi in Lui, celebriamo ogni ora le nozze con la Luce infinita. E possiamo sperimentare che la sua Luce è giudizio della nostra colpevole personalità, è spezzamento di tutte le catene: luce per gli occhi spenti, udito per le sordità interiori; movimento per gli arti paralitici, vita per chi giace nella morte.
1 Giovanni Vannucci, in La Vita senza fine, 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1985; 3a domenica del tempo ordinario: «Il Signore del tempo nuovo». Pag. 115-118.