IL RISVEGLIO1
L’Avvento, tempo qualitativo di preparazione alla
nascita in noi della Parola Eterna, si apre con le parole gravi e ammonitrici
di Cristo: il diluvio era imminente, mille segni lo preannunciavano,
gli uomini continuavano a vivere la loro distratta esistenza, solo Noè e i suoi figli furono attenti e si salvarono. Siate
svegli, il Figlio dell’Uomo verrà inaspettatamente, salverà
chi ha gli occhi aperti ai segni che lo annunceranno (Mt
24, 44). Siate svegli! è la ricorrente parola della
predicazione di Cristo. Da quale sonno dobbiamo svegliarci?
Vari sono i generi di sonno, e vari i modi del
risveglio. Vi è il sonno corporeo che conclude una
giornata laboriosa e, nel riposo, ristora le forze necessario alla continuazione
della vita. Vi è il sonno dell’abulia, dell’inerzia di chi si lascia vivere trascinato
dalla corrente della vita come una pagliuzza. Vi è l’assopimento che accompagna
la crisi che deciderà l’esito di una malattia grave.
Ognuno di essi è seguito da
un correlativo risveglio, ma non ad essi allude il comando di Cristo: Siate
svegli! Egli addita un sonno sottile in cui può essere immerso l’uomo più attivo
e operoso, il sonno della mente e del cuore, il sonno in cui viene a trovarsi
la maggioranza delle coscienze umane, che impedisce la chiara presa di coscienza del destino eterno e divino di ognuno, e
che assopisce ogni nobile anelito all’ascesa e all’elevazione.
Siate svegli! nell’esperienza
cristiana vuol dire: aprite gli occhi alla qualità divino-umana
apparsa nell’archetipo dell’uomo, nel Figlio dell’Uomo: Gesù Cristo; aprendo
gli occhi, incamminatevi decisamente a raggiungere la sua statura. Gesù Cristo,
unione sostanziale della natura eterna del Divino e della peribile
natura del mortale, non si differenzia né da Dio né dall’uomo, ma è insieme
uomo e Dio, Dio e uomo. «Chi vede me vede il Padre, chi accoglie voi
accoglie me, chi accoglie me accoglie Colui che mi ha inviato». Nella persona
di Cristo immanenza e trascendenza, materia e Spirito, Dio e uomo sono posti
sullo stesso piano, e questa identità degli opposti,
se vissuta dall’umana coscienza, conduce al miracolo della redenzione per cui
l’innocente espia per il peccatore e lo Spirito purissimo agonizza nella materia.
Questa realtà ci sgomenta, lo
sgomento ci fa ripiegare nel sonno.
Nel sonno, come i contemporanei di Noè,
non ci è dato di vedere quello che i risvegliati
scorgono: «Due saranno nel campo, uno verrà assorbito
dalla veniente luce, l’altro rimarrà preso dalle divagazioni dell’esistenza
intorpidita. Due donne staranno macinando il grano alla mola, una sarà
assorbita dalla nuova manifestazione di Dio, l’altra continuerà a ripetere lo
stesso sfibrante movimento» (Mt 24, 40-41).
I non svegli rimarranno chiusi nell’indifferenza della
tiepidezza, immersi in un sonno rassicurante, la loro anima non reagisce più al bene e al male e spegne in sé la scintilla
divina della sua essenza personale. Il non risvegliato da questo sonno non si interessa che di se stesso; moderatamente canaglia e
moderatamente buon uomo è pronto a fare il bene o il male purché non costi
fatica, purché non sia rischioso. Con i paraocchi di una morale retriva e arida
va per la sua strada nulla vedendo, nulla volendo vedere che non sia
d’immediata utilità. I non svegli appartengono a tutte le classi, ai ricchi e
ai poveri, ai borghesi e ai proletari, ai religiosi e agli atei. Nel loro
quieto sonno hanno paura della vita e della morte, non vivono e non muoiono.
Il risveglio alla realtà divina e umana di Cristo fa
incamminare la coscienza verso il raggiungimento della pienezza della
personalità dei singoli, in maniera tale che il risvegliato non può sottrarsi a
ciò che costituisce la ragione della sua presenza nella creazione, cioè il compito ascensionale, evolutivo. Il risvegliato
comprende di essere sulla terra solo di passaggio, e di esservi chiamato a
misurare le sue forze e a esservi giudicato, ma da
questa misurazione, da questo passaggio dipende tutto per lui, per il suo
autentico Io, per il suo spirito. Per questo deve tendersi come arco
nell’ascesa, per scagliare la freccia del suo vero essere più in alto che può, perché dove la freccia giunge
ivi rimane.
Il risveglio provocato dalla realtà di Cristo
costituisce il passaggio difficile, la porta stretta, la cui traversata richiede
la presa di coscienza del proprio torpore, della tiepidezza in cui sono immerse
le energie ascensionali dell’uomo, dell’innocenza anteriore, e del destino di
pienezza vitale, di fruttificazione delle proprie
nobili qualità, dell’innocenza ulteriore. La coscienza
risvegliata comprende che è chiamata a vincere tutti i possibili stati di
sonno, a raggiungere il compimento di tutte le più alte speranze dell’uomo, a
slanciarsi con eroico impegno alla conquista della realtà dei figli di Dio. Gesù dice: «Io sono la luce», e «Io ho vinto il mondo»:
la coscienza risvegliata vince il mondo per diventare la luce. Allora
entra nell’Arca di Noè,
risponde alla chiamata divina, abbandona le volontà sbagliate per muoversi in
conformità alla volontà divina, che è volontà di luce.
Il passaggio dal sonno al risveglio, dalla nascita
terrena a quella celeste, da figlio della terra a figlio di Dio, richiede una
dura e austera lotta. Essa cristianamente consiste non nel rifiuto orgoglioso
del mondo e delle passioni, ma nella risposta a Colui che
invita a una totale intensità di vita, risposta che esige l’affrontamento
dei rischi, delle prove, per trasmutarle in principio di ascensione. Il
risvegliato deve combattere le sue battaglie, le grandi e le piccole, fino al giorno in cui la pace della pienezza di vita raggiunta
regnerà nel suo cuore di vincitore «Al vincitore farò
prendere il posto vicino a me sul mio trono, come Io sono vicino al
Padre, sul trono» (Ap 3, 21).
1 Giovanni Vannucci, «Il risveglio» 01a domenica di Avvento - Anno A; in Risveglio della coscienza, 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1984. Pag. 15-17