I dodici prescelti erano destinati ad apprendere direttamente dal
Maestro l’insegnamento essenziale di una verità destinata a rinnovare il mondo.
Il primo di loro fu Simone, che Cristo chiamerà
Cefa, Pietra. Pescatore dal cuore generoso
e forte, guidato più dal sentimento impetuoso che dalla lucida ragione.
Di Andrea, suo fratello, sappiamo molto dalle leggende che si
sono formate attorno al suo nome, ma la Scrittura non dice niente.
Giacomo, il fratello di Giovanni, è menzionato nei Vangeli, insieme a Pietro e Giovanni, come testimone della risurrezione della
figlia di Giairo, della trasfigurazione e dell’agonia
nel Giardino del Getsemani (Mc
5,37; 9,2; 14,33). Chiamato insieme a Giovanni col
soprannome di Boanerges, figlio del
tuono, forse per il carattere impetuoso e ardente. Negli Atti è
ricordato il suo martirio per opera di Erode Agrippa, probabilmente l’anno 42 d.C. (At 12,2). Una tradizione che rimonta al secolo VII d.C. afferma che
l’Apostolo annunciò il Vangelo in Spagna; il suo corpo sarebbe sepolto a Compostella.
Giovanni, il discepolo prediletto, colse l’aspetto segreto del Maestro
che seguì con mente aperta e avida, con cuore fermo e fedele. È l’unico
discepolo che seguì Cristo sul Calvario.
Filippo, folgorato dalla grazia (Gv 1,43),
nell’Ultima Cena chiede a Cristo: «Signore, mostraci il Padre, e non avremo
bisogno di altro» (Gv 14,8).
Bartolomeo è nelle liste dei dodici dei primi tre Vangeli; di lui nulla
sappiamo. La tradizione posteriore del quarto secolo lo presenta come
annunciatore del Vangelo in varie regioni dell’Asia minore; sarebbe morto
martire nell’Armenia, scorticato vivo.
Tommaso lotterà tutta la lunga notte della vita con l’angelo del dubbio
e ne meriterà all’alba la benedizione. Il suo compito fu di essere il
documentatore della Risurrezione del Maestro, tanto
più convinto quanto più restio a lasciarsi convincere (Gv
20,24-28).
Matteo, l’obbediente che abbandona i suoi traffici per seguire il
Maestro (Mt 9,
9).
Giacomo figlio d’Alfeo, chiamato Giacomo il Minore,
preposto alla Chiesa di Gerusalemme, fu sottoposto al martirio nell’anno
62 d.C. dalle autorità di Gerusalemme. A lui è attribuita la Lettera che porta
il suo nome.
Taddeo, chiamato anche Giuda e Lebbeo,
designato anche come fratello del Signore (Mt 13,55),
e fratello di Giacomo il Minore (Lc 6,16). Alla Cena chiese a Gesù:
«Signore, come mai ti sei rivelato a noi e non al mondo?». Il Maestro rispose:
«Se uno mi ama, custodisce la mia parola, e il Padre
mio l’amerà e verremo a lui e in lui dimoreremo» (Gv
14,22-23). A lui è attribuita l’ultima delle lettere cattoliche.
Simone il Cananeo, che vien
tradotto «lo zelante».
Giuda, il più tragico di tutti gli Apostoli; il suo destino fu di
consegnare il Maestro nelle mani dei suoi carnefici.
Ai dodici Gesù dà due direttive: «Non andate fra i Gentili e non entrate
in nessuna città dei Samaritani» (Mt 10,5). Gli
Apostoli, uomini di limitata cultura, non ancora saldi nell’assoluto della
fede, sarebbero stati facilmente sconfitti nelle dispute che avrebbero incontrato
presso gli abitanti di quelle terre. «Andate piuttosto alle
pecore perdute della casa d’Israele. Annunciate che il Regno dei cieli è
vicino. Sanate chi è ammalato, richiamate alla vita i morti, allontanate i
demoni. Tutto ciò l’avete ricevuto in dono, datelo
anche voi in dono» (Mt 10,6-8).
Indubbiamente Gesù
ha dato qualcosa di suo ai dodici. Le forze che ha risvegliato in ciascuno di loro sono forze dell’anima, che Lui ha risvegliato con lo
stesso suo potere, e che per giungere all’effettuazione richiedono uno stato di
tensione continua, di vibrazione appassionata; per questo invia i dodici ai
poveri, agli emarginati, a coloro che, non aspettando più nulla, sono pronti ad
accogliere il miracoloso annunzio della venuta del Regno. Nelle classi ricche e
colte, fra gente raffinata e istruita avrebbero risvegliato una curiosità più o
meno benevola, ma nelle classi infime, fra i diseredati avrebbero risvegliato
una sopita speranza di salvezza, di miracolo. Chi più degli smarriti, degli
emarginati da Israele era pronto ad accogliere la novità della predicazione
evangelica? Il potere ricevuto di compiere delle guarigioni, di liberare gli
ossessi, di ridare fiducia ai peccatori, vien dato ai
dodici, perché offrendolo alla povera gente, questa ritrovasse
la fede, la fiducia, l’intensificazione della vita. «Questo potere l’avete ricevuto
in dono, come dono non vostro offritelo. Non portate
provvisioni di oro, d’argento, di rame nelle vostre
cinture, né sacca per il viaggio, né due tuniche, ne calzari o bastoni da viaggio»
(Mt 10,8-10).
1 Giovanni Vannucci, «Chiamata dei Dodici», XIa domenica del tempo ordinario, Anno A; in Risveglio della coscienza, 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1984; Pag. 120-122.