IL
COMBATTIMENTO INVISIBILE1
Il discorso della
Montagna, riportato in Mt 5,1-12, costituisce
l’ottuplice sentiero cristiano: le otto beatitudini sono
l’indicazione delle tappe da percorrere e, insieme, la manifestazione di quella
rettitudine della mente, della coscienza, della volontà che è l’espressione
della verità cristiana vissuta. Il perfetto raggiungimento della statura
cristiana si rivela nella perfetta liberazione dello spirito, in quel
sorridente distacco che nasce dal lasciare le cose prima
che queste ci lascino, nella mitezza, nella luce del cuore, nella compassione
verso tutti gli esseri, nell’accettazione serena delle inevitabili sofferenze e
opposizioni. Sentiero di ascesa e, perciò, di inflessibile
separazione da quanto si oppone alla verità e alla luce, di trasfigurazione del
regno umano in quello sovrumano, ove viene celebrata l’unificazione della
piccola coscienza dell’Io nell’infinita coscienza dello Spirito.
Il regno umano costituisce la materia informe da fare
ascendere nella grandezza dello Spirito, ne è
il punto di partenza e di continuo confronto, finché non si giunga alla
perfetta trasfigurazione. Il regno umano ha una sua serie di
beatitudini: beati i possidenti; beati quelli che cercano le gioie
dell’esistenza effimera; beati quelli che affermano se stessi nella ricerca
degli interessi temporali; beati quelli che sono impegnati nella conquista dei
primi posti sociali e mondani; beati quelli che induriscono il proprio cuore
per affermare i propri interessi; beati quelli che impongono la propria volontà
di possesso; beati quelli che lottano per abbattere gli ostacoli che si oppongono
alla loro volontà di comando; beati quelli che accettano le opinioni comuni,
per adagiarsi in tutti i sistemi dominanti e attuare i loro desideri di
successo e di comodo vivere.
Il regno sovrumano della redenzione cristiana
capovolge tale serie di beatitudini, determinando, nella coscienza degli
individui e della società umana, un processo di combattimento implacabile che
cesserà quando il regno umano sarà trasfigurato in quello sovrumano dello
Spirito. Il regno sovrumano apparterrà a chi, attraverso la più impietosa
spogliazione, ha raggiunto il proprio io spirituale, ed esso è
conquistato da chi lotta, nel pianto e nella sofferenza, per i valori assoluti;
a chi si arrende alle forze dello Spirito offrendosi ad esse in totale
dedizione; a chi, con fame e sete, cerca l’amore della realtà invariabile; a
chi diffonde a piene mani l’amore, generoso e regale come figlio di Dio; a chi
apre il proprio cuore alla conoscenza che scende dallo Spirito; a chi, superando
ogni particolarismo, ama la vita, per il principio stesso della vita; a chi,
avendo raggiunto il supremo stato di coscienza, rimane serenamente impassibile
in mezzo a tutte le opposizioni.
Chi s’incammina verso lo Spirito
non è chiamato a impugnare le armi contro il regno umano, ma ad ascendere
serenamente finché non abbia raggiunto il vertice della prima e ultima
beatitudine, della completa nudità nello Spirito, della spogliazione di tutte
le maschere che fatalmente tenteranno di dare una figura alle tappe
dell’ascesa; conquistata la cima, sarà nel regno sovrumano e il Regno sarà in
lui e, attraverso di lui, illuminerà di luce benevola e amorosa gli esseri che
si risveglieranno. Egli sarà come gli angeli che,
nella notte santa, cantano la riconciliazione della terra con l’altissimo
cielo, e annunciano la pace agli uomini che ritmano il loro passo sul buon
pensiero divino.
Per essere in pace al regno umano occorrono molte cose:
ricchezza, onori, potenza, bellezza, salute, forza, seduzione; esse esistono,
ma in numero limitato; chi le ha non le cede, chi non le ha le vuole avere, fa
ogni sforzo per impadronirsene, ogni sforzo per conservarle; di qui le guerre
continue, gli odii inestinguibili, le cupidigie
sfrenate, le invidie feroci, i rancori furenti.
Come può il regno umano capire, in queste condizioni, la pace che solo Cristo
sa e può dare?
La
pace del regno sovrumano richiede altre cose: la rinuncia alla ricchezza, alla
vanità, all’orgoglio, alla carne, alla casa, alla propria personalità. Domanda di essere nella vita del corpo come se già fossimo assunti
alla vita dello Spirito; di passare sulla terra come pellegrini e mercanti alla
ricerca del tesoro nascosto e preservarlo in luogo sicuro, e vivere in quella
perfetta pace che nasce in chi cerca soltanto la verità.
Le
guerre, le fazioni hanno tutte un’unica origine: la
dimenticanza che il destino dell’uomo è di tendere verso il regno sovrumano. Dimenticanza che regna nella maggioranza degli uomini: tra gli
umili e i superbi, tra i poveri e i ricchi, tra gli oppressi e gli oppressori.
Dimenticanza che rende impossibile di vivere la vita in quello spirito di
gioconda rinuncia che è la caratteristica peculiare del cristianesimo, e
impedisce la volontà di essere coscientemente figli di Dio.
Il viandante verso il regno sovrumano vive nel mondo come di
passaggio, senza attaccamenti, senza guerre, senza urti, senza contrasti.
Ciò che non è suo, beni e legami materiali, agevolmente cede; ciò che è suo,
fede, coscienza, libertà spirituale, tenacemente difende. Non teme i
persecutori, ma le passioni e le avidità; teme lo spirito del mondo, non i
potenti che lo rappresentano! Per questo possederà la terra, raggiungerà la vera
consolazione, troverà la pace e la sua fame e sete di giustizia saranno
saziate. Per essere viandanti verso il regno sovrumano, occorre molta forza e
coraggio, occorre la spogliazione di ogni viltà; pur
non avendo nulla da difendere, essi sono chiamati a battersi strenuamente per
la giustizia del regno sovrumano; per questo a loro sarà sempre richiesto
molto.
L’invito di Cristo è continuo e costante: seguimi, rinuncia a
te stesso, prendi la tua croce, seguimi! senza
guardare indietro, senza rimpianti, né desideri, né speranze, seguimi! Perché là dove io sono solo, attendo solo chi mi raggiunge
da solo. E verrà un tempo in cui l’umanità rinnovata e
redenta dai viandanti verso il regno sovrumano, erediterà una terra santificata
dall’amore!
1 Giovanni Vannucci, in Risveglio della coscienza, 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1984; Pag. 101-103. Anno A.