IL REGNO DI DIO È DENTRO DI VOI1

 

«Dai giorni di Giovanni il Battista fino a questo momento il Regno dei cieli è sottomesso alla violenza, e i violenti se ne impadroniscono» (Mt 11, 12).

Con questo versetto, posto quasi a conclusione delle pericopi relative a Giovanni il Battista, il testo acquista un più compiuto senso. In esso vengono riportate le parole di Cristo che stabiliscono una netta separazione tra i modi di conquista del Regno dei cieli propri dei profeti fino a Giovanni, e quelli iniziati da Cristo. Fino a Giovanni, che viene in tal modo a essere il punto di discriminazione tra la vecchia e la nuova economia, tra il Vecchio e il Nuovo Testamento, i modi di trasmissione e di consolidamento dell’antico patto avevano in comune la nota della violenza. Giovanni è l’asceta, il severo e implacabile predicatore della penitenza, della via del ritorno a Dio contrassegnata da austerità; egli non mangia ne beve - i suoi discepoli digiunano e praticano delle corporali mortificazioni -, rifugge da ogni mollezza, non è vestito di morbide vesti, ma di un cilicio intessuto di peli di cammello. Il principale ostacolo al ritorno a Dio è per lui il corpo fisico che va domato con austerità e digiuni, le passioni vanno imbrigliate con le direttive della giustizia, l’albero umano deve dare frutti buoni se vuole evitare la scure e il fuoco.

Di lui Cristo dice: Giovanni è «il più grande dei profeti»; i profeti avevano annunziato il Regno che avrebbe avuto la sua manifestazione nel futuro, il Battista invece fu il messaggero della presenza del Regno. Nonostante questa sua grandezza. Cristo osserva che il più piccolo che viva nel Regno dei cieli è, per questo fatto, più grande di Giovanni. Per afferrare il contenuto di questa frase di Cristo, è necessario che teniamo conto dei tre tipi di Regno ai quali Cristo riferisce il suo pensiero nelle parole concernenti: i profeti, il Battista, il più piccolo del Regno dei cieli. I profeti annunciarono il Regno come futuro, Giovanni come già presente in Colui di cui è l’annunciatore. Cristo rivela lo spazio del Regno dei cieli; dentro di voi, dentro ogni uomo la cui anima si apra alla novità resa manifesta in Lui. I profeti annunziarono il Regno futuro, Giovanni il Regno presente, Cristo il Regno che non è in nessuno spazio terreno, ma nell’intimo di ciascun credente; il Regno è fuori dello spazio, nella dimensione spirituale dell’uomo, fuori del tempo, esso è raggiunto nell’istante della nascita dell’uomo nell’eternità; «È giunta l’ora in cui gli uomini offriranno la loro adorazione in Spirito e in Verità».

Così ora possiamo comprendere le parole del versetto citato all’inizio: «Dai giorni del Battista fino a oggi il Regno dei cieli è sottomesso alla violenza». I giorni del Battista sono il passato permeato da elementi di violenza: la legge, i precetti, le austere istituzioni, la lettera. «Oggi» è il nuovo tempo del Regno di cui Cristo è la perenne sorgente che tutto il passato travolge, instaurando un nuovo rapporto tra la singola coscienza del credente e tutto il reale in cui è inserita. Il Battista, in carcere, sente con turbamento la novità portata da Cristo, e invia i suoi discepoli a chiedergli: «Sei tu l’Atteso o dobbiamo ancora vivere nell’aspettativa?». La risposta inviatagli da Cristo è concreta e affascinante: «I ciechi stanno riacquistando la vista, i muti la favella, i sordi l’udito, i morti la vita; ai poveri, cioè a quelli che hanno deposto e calpestato tutte le vesti, quelle morbide dei benestanti e quelle austere degli asceti, ritrovando in questa spogliazione la pura nudità delle origini, è annunciata la Buona Novella. Ed è sulla via della novità chiunque non vede in me un invalicabile muro per andare oltre».

L’ascesi, la legge, i riti, le austerità vengono travolte dall’impetuoso amore di Cristo per la vita e le sue manifestazioni, dalla sua non sopportazione verso tutto ciò che altera, impoverisce la vita. A questo punto sarei tentato di passare in rassegna le numerose opere cristiane a favore dei minorati, degli oppressi da ogni sorta di male, sorte entro l’ambito della cristianità; così facendo perderei di vista il punto essenziale della realtà di Cristo: il regno di Dio è dentro di voi. Ricordandomi questo essenziale aspetto della fede, sono spinto a portare l’onda redentrice in me stesso, prima di tutto, perché rianimi quanto in me c’è di morto, di paralizzato, di alterato, perché rompa le rigidezze, le intransigenze, le opposizioni che sono ancora in  me e che rendono la mia presenza in mezzo agli altri ancora contrassegnata dalla violenza.

La violenza appartiene al tempo che in Giovanni è giunto al suo termine. Cristo è la Vita, il suo e nostro Dio non è un dio di crudeltà, ma un dio che dona se stesso perché la vita nelle sue manifestazioni avanzi senza impoverimenti o deformazioni. La più alta moralità è nel dono costante, silenzioso, alla vita perché produca i suoi frutti di matura gioia. Abbiamo noi cristiani, dopo duemila anni, varcato, senza inciampare, il muro di separazione? Siamo certi che la sua figura è quella veramente sua, o l’abbiamo ricoperta di lineamenti non suoi? Egli è venuto in mezzo a noi a indicarci che la sua presenza è nella materia, nella carne, nel cuore, nella mente di ogni essere. Egli è venuto in mezzo a noi, perché imparassimo che la sua presenza è nella parola, nei sacramenti, nell’unione dei cuori. Egli è venuto in mezzo a noi, perché vivessimo la sua vita, ci amassimo del suo amore. Egli è venuto in mezzo a noi, perché riempissimo le anfore vuote, inebriassimo, col suo vino, di amore gli esseri. È venuto in mezzo a noi, perché avvolgessimo la terra di canto e di gioia. E le nostre mani hanno costruito le sbarre delle prigioni, hanno imbavagliato le bocche che parlavano liberamente, hanno lacerato la dignità di tanti nostri fratelli, hanno messo in catene tanti fratelli, le nostre mani ancora torturano, uccidono e devastano.

 



1 Giovanni Vannucci, «Il Regno di Dio è dentro di voi», 03a domenica di Avvento - Anno A; in Risveglio della coscienza, 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1984. Pag. 21-23.