IL NUOVO TEMPIO1
Le parole consegnate da Cristo alla donna samaritana:
«È giunta l’ora in cui adorerete il Padre né su questo monte, né a
Gerusalemme... È giunta l’ora in cui i veri adoratori adoreranno Dio in spirito
e verità» (Gv 4, 21.23) costituiscono, per la nostra
attuale coscienza, un enigma e insieme uno stimolo di superamento di quelle
forme di chiusura idolatrica
che tuttora ci caratterizzano.
Le parole di Cristo non ci furono consegnate perché
dottamente indagassimo sul loro significato palese o recondito, ma perché le
vivessimo penetrando nel loro significato con tutto il nostro essere. Come Gesù
ha vissuto il suo insegnamento, così noi cristiani, se vogliamo comprendere la
sua parola, dobbiamo viverla. Le parole di Gesù non costituiscono il campo di erudite ermeneutiche, ma sono lo stimolo creatore di un
profondo cambiamento di coscienza, senza il quale la più accurata e complicata
ermeneutica rimane un sottile gioco di parole.
Detto questo, dovrei fermare la penna e smettere di
osare l’interpretazione di queste parole; anche il mio tentativo non può che
cadere sotto il rifiuto di ogni sforzo ermeneutico. Tuttavia oserò, facendo appoggiare le parole
di Cristo non su ciò che altri dotti hanno detto, ma sulla vita di cui e io e i
lettori possiamo avere esperienza.
Adorazione in spirito e verità! Cos’è
lo spirito, cos’è la verità? Da chi l’apprenderemo se non guardando la
vita e quel disvelamento che della vita ci danno i
testi sacri? La Bibbia è ricolma delle nozioni dello Spirito:
è la presenza fecondatrice sulle acque caotiche; è l’energia divina che muove i
profeti e gli eroi del Vecchio Testamento; è la forza che rende feconda la
Vergine; che guida Cristo nel deserto per affrontare la prova dell’avversario,
che lo dichiara Figlio prediletto dopo il battesimo; che rende portatori della novità cristiana gli
apostoli il giorno della Pentecoste. Presenza
che agisce nella vita nella precisa direzione di trasformazione qualitativa, e
della vita dei singoli e di quella dell’umanità.
L’adorazione in spirito è resa possibile ad ogni
coscienza che si arrende alle forze creative di Dio, sempre in essa operose. Lo Spirito discende sempre nei cuori di quegli
uomini che, come Maria, possono dire: non conosco uomo! L’adorazione in spirito
è nell’assunzione, senza opposizione o rimpianti di un passato ormai
tramontato, di quelle qualità che segnano, nella successione delle ère, la
manifestazione dello Spirito.
Nel momento in cui furono pronunciate, queste parole
contenevano una precisa indicazione che ora, a distanza di due millenni, possiamo afferrare nella sua piena portata: l’adorazione di
Dio nei templi costruiti dall’uomo è stata diretta da Cristo verso la crescita
dell’uomo interiore; l’uomo cessava così di essere nel tempio, il tempio si
stabiliva nell’uomo. Lo Spirito ormai non poteva più essere chiuso e
monopolizzato dalle istituzioni, inevitabilmente parziali e settarie. La
religione della Paternità cedeva il posto alla religione del Figlio, l’uomo non
era più chiamato ad adorare Dio nella casa del Padre,
fosse essa costruita sul Garizim o sui monti di
Gerusalemme, ma nel Figlio dell’Uomo e di Dio, lo spirito di sudditanza tramontava
e nasceva il senso della figliolanza e della fraternità.
«La Parola si fece carne, e in noi costruì il suo
Tempio» (Gv 1, 14). Quando
entriamo nel nuovo Tempio, ad occhi aperti, in piena consapevolezza, adoriamo
Dio «in verità». L’uomo, dopo Cristo, è chiamato ad assumere questa nuova rivelazione
dall’interno, a trasformarla in se stesso mediante una trasfigurazione del suo
essere interiore che accoglie e compie lo Spirito Santo che la stimola e la
promuove. Nel nuovo Tempio entra chi ha gli occhi aperti, chi è pienamente
cosciente e della novità che lo Spirito ha in Cristo comunicato agli uomini, e
della novità che da Cristo è stata attuata per la redenzione della coscienza umana.
Cristo non è venuto nel mondo per essere una bella
riproduzione, una bella immagine di Dio da essere
posta sugli altari all’adorazione dei fedeli. Egli è venuto per risvegliare in
noi la verità della figliolanza divina, per ricordarci la generazione divina
dell’umanità. Vi è un Padre comune che è nei cieli, non in un cielo, non nel cielo,
ma nei cieli, in tutto l’universo degli universi, nell’essenza stessa
dell’universo, e questo mio Padre, Egli ci ricorda, è vostro Padre. Se vostro Padre è Dio, voi siete esseri divini, se siete
esseri divini, dovete vivere di conseguenza della vostra generazione divina.
Prender coscienza di
questo fatto ci rende adoratori in spirito e verità. «In spirito» in quanto con Cristo s’inizia un nuovo ritmo di rivelazione
che ci fa sentire figli di Dio e fratelli, figli di un unico Padre, eredi di
un’unica eredità. «In verità»: prendendo pienamente coscienza di questo fatto,
cominciamo a comprendere che Cristo è insieme Dio per noi e noi per Dio,
l’Emmanuele. Dio in noi e noi in Dio, l’Io profondo di
ciascuno di noi, e l’Io di tutti gli io umani. «Non sono io che vivo, ma Cristo
che vive in me» (Gal 2, 20).
Comprendere questo è divenire ciò che Cristo è, e,
insieme, divenire ciò che ciascuno di noi è realmente. La generazione di Cristo
in noi è la nascita di ciascuno di noi a se stesso; essere cristiani non significa
essere seguaci di Cristo, ma essere seme, speranza di Gesù Cristo. Ciò che Egli
ha donato all’umanità, l’umanità deve restituirglielo.
L’adorazione in spirito e verità è
compiuta da quella parte di umanità che con disciplina severa di volontà, di
intelligenza, cerca di ricomporre il corpo divino che è stato dilacerato. Se
vogliamo che Cristo nasca in noi, dobbiamo distruggere ogni cristallizzazione
che di Lui le nostre coscienze hanno fatto ripetendo un modello di adorazione con Lui e da Lui abolito; se non sentiamo con
urgenza questa necessità è perché la nostra statura umana non può ancora
comprendere l’Uomo, creato a immagine di Dio. Cristo è l’Uomo, il Figlio
dell’Uomo e il Figlio di Dio, noi uomini siamo i vari
punti che intercorrono lungo la linea di cui Lui è il Principio e la Fine.
Prender coscienza di questo fatto e realizzarlo è adorare Dio in spirito e
verità.
1 Giovanni Vannucci, «Il nuovo tempio», 03a domenica di Quaresima, Anno A; in Risveglio della coscienza, 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1984; Pag. 51-53.