IL BATTESIMO DI FUOCO1
La successione degli episodi nel quarto
Vangelo, che riferisce
la predicazione del Battista lungo le rive del Giordano e il suo incontro con
Gesù Cristo (Gv 1, 19-34), è la seguente: Giovanni
purificava immergendo nell’acqua chi andava a lui pentito dei propri peccati.
Le autorità religiose di Gerusalemme gli mandarono degli inviati a chiedergli
chi egli fosse, e in nome di chi battezzava. Giovanni
risponde di non essere il Messia atteso, né un profeta, ma uno che grida:
«Raddrizzate le vie del Signore», il suo battesimo è la preparazione al battesimo
dello Spirito Santo che verrà amministrato da uno che
è già in mezzo al popolo. Il giorno dopo Gesù andò da
Giovanni, che ancora non lo conosceva, e gli si rivelò come «l’Agnello di Dio
che toglie il peccato del mondo», il peccato che insidia radicalmente l’uomo:
la ricaduta nel nulla. Lo riconobbe come l’Atteso perché Colui
che l’aveva inviato a battezzare gli aveva detto: «Tu va’ a battezzare
con l’acqua, quegli su cui vedrai discendere lo
Spirito e rimanere su di lui è Colui che libera dal peccato non più
simbolicamente con l’acqua, ma realmente con lo Spirito Santo». Giovanni vide
plasticamente, come colomba, discendere e posarsi su Gesù lo Spirito Santo, e
lo riconobbe e lo annunciò come «il Figlio di Dio».
Nelle narrazioni dell’incontro riportate
dagli altri evangelisti ci sono dei particolari che mostrano gli avvenimenti
sotto una luce differente, quasi delle contraddizioni; mi soffermo su di essi perché dal contrasto appare, così mi sembra, che
Giovanni ha colto il significato soprastorico dell’incontro del Battista con
Gesù, significato che diventa emblematico di quella interiorizzazione del
mistero di Gesù Cristo che caratterizza il
quarto Vangelo, sì da renderlo il Vangelo che indica le tappe da percorrere per il nostro personale incontro e la
nostra personale unione con la Parola che vuole incarnarsi in noi, per renderci
figli di Dio.
Negli altri evangelisti, lo Spirito
Santo scende su Gesù dopo che è stato battezzato. Matteo e Marco dicono che fu
a Gesù che i cieli si aprirono e che fu Lui a vedere lo Spirito Santo che scendeva.
Nel vangelo di Giovanni, non è negato, ma neppure
affermato che la discesa dello Spirito Santo abbia fatto seguito al battesimo
di Gesù, di cui l’evangelista non fa parola. Il punto in cui concordano è il fatto che il Battista inizia la sua
predicazione di penitenza che precede la manifestazione di Gesù come portatore
dell’immersione nello Spirito Santo; nella prospettiva dell’evangelista
l’episodio costituisce la rivelazione dell’uomo che dopo il suo ritorno alle
sue origini divine, il battesimo nell’acqua, scopre che il suo compito, unico e
inalienabile, è quello di divenire come Gesù, uomo dello Spirito Santo.
Soffermiamoci sulla predicazione del
Battista, quale è riportata dagli altri evangelisti;
ai Farisei e Sadducei, chiusi e sicuri nei loro
sistemi dottrinali e rituali, vengono rivolte delle dure parole: «Razza di
vipere, cambiate la direzione dei vostri pensieri. Cessate di dire: abbiamo Abramo
per padre. Dio può suscitare da queste pietre i figli di Abramo»
(Mt 3, 7-9); alla folla, agli esattori del fisco, ai
soldati vengono date queste indicazioni: «Chi ha due tuniche ne dia una a chi
non ne ha, non esigete niente di più del dovuto, non
fate violenza a nessuno» (Lc 3, 10-14). Il battesimo
del Battista è un vigoroso richiamo a Dio, sorgente dei valori che informano
l’attività umana. Ai dotti viene detto di rivedere
nella verità divina le loro teorie, agli altri di regolare i loro rapporti con
il prossimo non seguendo le proprie aspirazioni egoistiche, ma l’apertura di
coscienza che solo Dio può dare.
Il
battesimo nell’acqua è nella chiara presa di
coscienza delle origini divine dell’uomo, è il fermo distacco da tutte
le forze istintive e passionali. È la
nascita all’io cosciente e responsabile. Quando questo battesimo è portato
a compimento, l’uomo può accedere al secondo
battesimo, quello dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo scende come forza
distruttrice e rinnovatrice di tutto l’uomo che, in questo bagno purificatore e
trasfigurante, comprende con stupore gioioso di essere il figlio prediletto di
Dio. È la nascita dell’io spirituale, dell’io consapevole del proprio destino
sovrumano, la più alta coscienza personale.
Il
passaggio dall’io cosciente, quello che nasce nel battesimo dell’acqua, all’io
spirituale, quello che nasce dalla discesa dello Spirito Santo, è compiuto dal
battesimo del fuoco. Quello in cui l’uomo deve sperimentare
la passione, la morte, la totale purificazione della carne e del sangue, la
rinunzia a tutto ciò che viene dal basso per ritrovare l’unità nell’Origine
divina. Questo battesimo è indicato da Cristo: «Il Figlio dell’Uomo
dovrà soffrire, essere rinnegato e disprezzato dagli uomini prima di morire e
risorgere». La nostra risurrezione nella vita divina deve essere preceduta,
come quella di Cristo, dalla passione e dalla morte.
Questo è il battesimo nel fuoco che
media il superamento dell’io cosciente allo stato dell’io spirituale. L’io
spirituale, ultima tappa della realizzazione cristiana, richiede
il superamento dell’umano con l’eliminazione di ogni particolarismo, di ogni
separazione attraverso l’identificazione con il mistero divino, la «volontà del
Padre». Allora il cristiano, come Gesù Cristo, potrà salire «alla destra del Padre».
Questo ritorno alla destra del Padre, nell’esperienza religiosa cristiana, a
differenza di altre esperienze religiose, non è un
annientamento nell’Assoluto, ma uno stato attivo di coscienza universale, la
coscienza dei figli di Dio, arricchito dalla coscienza acquisita dall’io cosciente
unita e fusa nell’io spirituale.
1 Giovanni Vannucci, «Il battesimo di fuoco», 02a domenica del tempo ordinario - Anno A. In Risveglio della coscienza, 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1984. Pag. 95-97.