I discepoli erano chiusi nella loro casa per timore
dei Giudei. Gesù venne in mezzo a loro e disse: «Pace a voi. Come il Padre inviò me, così io mando voi». Alitò su di loro, dicendo:
«Prendete lo Spirito Santo, a chi toglierete le colpe saranno tolte; a chi non
le toglierete saranno trattenute» (Gv 20,21-23).
Prima di passare a considerazioni di commento, fermiamoci
su un aspetto importante di questo episodio che ne
costituisce la chiave. Esso descrive il primo incontro del Risorto con i
discepoli: questi avevano tutti, eccetto Giovanni, tradito e abbandonato il
Maestro alla sua tragica sorte. Nell’incontro non una parola di rimprovero, di
condanna del loro operato, ma solo l’offerta di un
nuovo dono di vita: lo Spirito Santo, che li avrebbe resi portatori della misericordia
divina a tutti gli uomini. Ed è bene sottolineare
l’aspetto di questo dono: non è il potere di discriminazione tra i giusti e i
non giusti che viene loro concesso, ma l’onere gioioso di trasmettere il
perdono dello Spirito; esso attraverso di loro si diffonderà nel cuore degli
uomini: i cuori disposti ad accoglierlo troveranno una più intensa vita, i
cuori non disposti ne rimarranno esclusi. Chi l’accoglierà avrà la pace di
Cristo, della nuova vita; chi lo rifiuterà vivrà fuori dall’onda
di pace. Gesù conferisce ai discepoli lo Spirito Santo, la forza vitale della
nuova creazione, e lo fa alitando sul loro viso, come fece l’Eterno quando rese
anima vivente il primo uomo di creta.
Comunicando loro lo
Spirito Santo, congiungendoli mediante lo Spirito Santo col Padre, li rende
apostoli, inviati dallo Spirito che in loro è disceso. Portatori e irradiatori della nuova vita, come lo specchio che riflette
la luce del sole e ne è insieme portatore e irradiatore, portatori di una vita che è in loro ma non è
loro, la vivono e la manifestano, non la manipolano, ne sono il supporto, lo
strumento, nient’altro, la loro fondamentale preoccupazione sarà di vivere la
nuova vita, di illuminarsi della nuova vita. La luce e la vita si
comunicheranno a chi è pronto ad accoglierle, lasceranno nella non vita e nella
tenebra chi non vuole risvegliarsi.
In altre parole, gli inviati dello Spirito Santo non
hanno ricevuto l’investitura di erigere dei tribunali, ma la responsabilità di
illuminarsi della luce dello Spirito per irradiarla,
come dono di pace, a tutte le creature. Essi sono mandati nel mondo non per
giudicarlo, ma per comunicargli il nuovo soffio vitale della misericordia e
della pace. Chi accoglierà lo Spirito sarà liberato dal peccato della
separazione, della discordia, dell’opposizione; chi non l’accoglierà rimarrà
nella sua condizione di creatura distaccata da Dio e dalla redenzione. È lo
Spirito che toglie o trattiene i peccati, che lava o macchia ancora di più a
seconda che uno l’accolga oppure no.
«Prendete lo Spirito Santo, a chi toglierete le colpe
saranno tolte; a chi non le toglierete saranno trattenute»: sono parole che
additano un mandato, un impegno affidato agli uomini nei quali lo Spirito nuovo
di Cristo è presente. Spirito che, simile al respiro, domanda di venir accolto e vissuto, non teorizzato, ma respirato perché
discenda e ravvivi totalmente chi l’accoglie. Dal modo di vivere il dono dello
Spirito dipende la remissione o la non remissione dei peccati. Chi l’accetta
con fede, chi immette nel dono dello Spirito la parte migliore di se stesso e,
rinnegando tutte le separazioni egoistiche, assurge alla novità della vita
insufflata da Cristo, diviene luminosa realtà spirituale, l’arioso tempio
eretto nello Spirito. Per chi non ha questa fede, per chi questa fede non
sente, per chi non è pronto a morire per questa fede, il dono dello Spirito non
ha significato alcuno.
Noi che abbiamo vissuto il dramma della morte-risurrezione di Cristo e aneliamo a
una realizzazione spirituale, dobbiamo, scendendo nel profondo del nostro
essere, domandarci: crediamo nello Spirito? La risposta è impegnativa, perché
credere nello Spirito vuol dire attuare la nuova vita del Risorto, respirare il
suo respiro, rinnovarci nel suo alito creatore. Non si può vivere la vita di
Cristo senza morire al vecchio uomo, all’uomo plasmato di inerte
creta. Alla nuova vita si giunge attraverso la morte a tutte le vetustà, a
tutte le opposizioni che sono in noi, per immetterci nella nuova realtà della
vita portata da Cristo che ci forma e ci rende una sola cosa, attraverso
l’ardore dello Spirito, con il Figlio e con il Padre. Allora l’uomo apprende
ciò che è: nato di terra, terra; nato di spirito, spirito, e, puntando tutta la
sua energia nella sua terribile natura, raggiunge la conoscenza della
sostanziale realtà di essere spirito immortale,
spirito eterno. Figlio del Padre, l’uomo di creta si trasforma in uomo dello
Spirito.
Non giudicherà le opere degli uomini, ma tutti esorterà a raggiungere la nuova vita dello Spirito
insufflata dal Risorto nei suoi discepoli. Come lo Spirito Santo irradierà
pace, perdono, fiducia nella vita. Avrà in mano la chiave di tutte le chiavi,
la conoscenza di tutte le conoscenze perché conoscerà nel proprio mistero il
mistero che tortura l’anima del fratello che gli sta accanto; farà del tormento
del proprio fratello il proprio tormento, farà della gioia altrui la propria
felicità. Il peccato verrà annullato, la luminosa
realtà dello Spirito irradierà le anime. Non vi sarà più né
giudizio, né assoluzioni; né padrone, né servo; né medico, né ammalato; né
oppresso, né oppressore; non vi sarà più il male, essendo uno solo il male:
quello che soffre l’altro e che nessuno, per alcuna cosa al mondo, vorrà
causare all’altro.
Lo Spirito Santo non avrà preso possesso di tutti
finché ci sarà una coscienza da illuminare, una miseria da riscattare, un
dolore da consolare, un peccato da comprendere. Fino a quando l’uomo non
riconosca nell’uomo un fratello suo e, come tale, l’abbracci,
lo difenda e lo onori; fino a quando l’uomo sarà separato dall’uomo dalla
fazione, dalla parte, dal pregiudizio, dal preconcetto, dalla setta; fino a
quando l’uomo non identificherà il suo dolore nel dolore che piange al suo
fianco. Illuminare le coscienze, riscattare le miserie, comprendere il peccato,
liberare l’uomo da tutte le divisioni e separazioni, significa ritrovare lo
Spirito Santo oltre i rituali e le dotte interpretazioni e insufflarlo nella
vita perché abbia finalmente la pace di Cristo.
1
Giovanni Vannucci, «Il dono dello
Spirito», Anno A; in Risveglio della coscienza, 1a ed. Centro
studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1984; Pag. 66-68.