LA TENTAZIONE1

 

Oltre al contenuto delle tre tentazioni, il brano del vangelo di Mt 4, 1-11 sottopone alla nostra indagine alcuni temi che è necessario approfondire prima di passare all’enucleazione del significato della prova cui Gesù vien sottoposto dallo Spirito; essi sono:

la tentazione

i quaranta giorni

il numero tre delle suggestioni demoniache

il Diavolo.

 

La tentazione

Lo Spirito spinse Gesù perché si trovasse di fronte all’Avversario e con lui si misurasse; nel battesimo di Giovanni, Gesù aveva ricevuto l’investitura di Figlio prediletto, nel deserto la sua Coscienza Umana, consapevole della grandezza raggiunta, subisce e supera la tentazione di servirsene per il proprio dominio personale. La tentazione nasce dalla presenza di una nuova luce nella coscienza, e dalla necessità che questa invada e occupi tutti gli strati, dalla carne allo Spirito, dell’individuo che ne ha ricevuto il dono. Il Figlio di Dio, spinto dallo Spirito, va incontro al Deviante, al Diavolo, non per distruggerlo, ma per angelicarlo, trasformarlo consegnandogli quelle parole che gli avrebbero permesso di ritrovare il suo centro. Nella tentazione tutto si svolge come se Dio non voglia nel suo Regno se non coscienze provate e temprate; Dio vuole che tutto sia verificato e confermato dal superamento della prova, e che la creatura riesca a dare tutto quello che può produrre di luce.

I quaranta giorni

«Dopo che ebbe digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame».

Il numero quaranta, nella simbologia religiosa, designa la fase caotica che precede una trasformazione, un mutamento di coscienza; fase densa di decisioni riguardanti la vita o la morte, la salvezza o la dannazione. Gli sciamani si sottopongono a un digiuno di quaranta giorni prima di incontrare la divinità. L’anima, nella tradizione egiziana, prima di conoscere la sua sorte, viene giudicata da un tribunale di quarantadue giudici, i quali valutano la responsabilità con la quale ha  usato il dono della vita. Gli Ebrei trascorrono quaranta anni nel deserto. Il diluvio dura quaranta giorni. Gesù è condotto al tempio quaranta giorni dopo la nascita, risuscita quaranta ore  dopo la morte. Il germe umano è sottoposto a una crisi di vita o di morte, quaranta giorni dopo il concepimento.

Il numero tre

Il numero delle tre prove lo troviamo nelle religioni e nel folklore. Elia dopo le manifestazioni del vento violento, del terremoto e del fuoco, ode la voce di Dio nell’aura leggera che segue ai primi tre fenomeni, nei quali «dl Signore non era» (1 Re 19, 9-14). Il folklore abbonda di leggende che parlano di tre prove, tre desideri, tre pretendenti. Nella vita del Buddha sono narrate le tre tentazioni dell’Illuminato: la prima, l’offerta della sovranità su quattro continenti e duemila isole, e la risposta: non voglio il potere, ma desidero far gridare di gioia il mondo intero. La seconda, l’invito ad abbandonare le austerità per fare opere buone, e la risposta: si consumi pure la carne se la mente diviene tranquilla e l’attenzione più ferma. La terza, l’invito a lasciare l’esistenza per entrare nella beatitudine, e la risposta: non voglio morire finché la pura religione della verità non sia divenuta popolare in tutta la sua pienezza.

Il numero tre, psicologicamente, è vissuto come il superamento della dualità in una superiore sintesi di unità. Il simbolismo del numero tre trova la sua piena espressione nei voti tradizionali del monaco. Monaco, nel senso profondo del termine, è «colui che ha raggiunto l’unità». Per meritare questo nome deve riportare una triplice vittoria: la povertà, la libertà dall’oro volgare, da tutti i legami inferiori dell’essere; la castità, l’interiorizzazione della donna per costituire in se stesso l’androgino; l’obbedienza, divenendo una sola cosa con la volontà divina.

Ora passiamo alle tre tentazioni di Cristo. Esaminandole con attenzione, notiamo una differenza di direzione tra la prima, la terza e la seconda. La prima e la terza son centrate sulla materia, sul potere: «Cambia le pietre in pane; ti darò tutti i regni della terra»; la seconda è invece diretta verso la fiducia esclusiva nelle forze divine: «Gettati giù dal pinnacolo del tempio, i suoi angeli ti sosterranno nella caduta». Nel primo gruppo la tentazione è nel rifiuto dello spirito, nel secondo nella rimozione della materia e delle sue leggi: «Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane». «I regni del mondo ti darò se, prostrandoti, mi adorerai» (Mt 4, 3.9).

La prima tentazione invitava Gesù a «fare del pane per se stesso», non solo il nutrimento per il corpo affamato, ma tutto ciò che nel pane è simboleggiato: le proprie idee, le proprie volontà, come i costruttori di Babele usando dei manufatti al posto delle pietre, prodotto della natura, pensarono di costruire un nuovo mondo basato sulla loro ideazione. La risposta di Cristo ricollega il pane, e quanto esso significa, alla parola di Dio. Negli interventi sulla materia l’uomo prima di tutto deve ricollegarla alla parola divina creatrice, nella quale è radicata.

La terza tentazione è l’invito all’amore del potere, dei possessi, e la risposta richiama all’esclusiva adorazione di Dio, senza la quale il potere, i possessi diventano idoli. La seconda tentazione è la suggestione di abbandonarsi totalmente a Dio, dimenticando le leggi e la realtà della materia.

Il Diavolo

Così a ben intendere nel vocabolo usato dall’evangelista per designare il Tentatore, il Diavolo, colui che attraversa la strada per far deviare il viandante, sono incluse due energie onnipresenti nell’umana coscienza: la tendenza a degradare la verità nella pesantezza della materia, stabilendo l’equazione tra la materia e l’assoluto; la tendenza verso una ricerca smisurata dello spirito disprezzando la materia. Satana e Lucifero, i Giganti e i Titani. Satana che vuole l’attività della materia e il disinteresse allo Spirito, Lucifero che spinge all’attività dello Spirito e alla dimenticanza della materia. Nel Figlio di Dio, Figlio dell’Uomo e di Dio, Signore del cielo e della terra, queste due energie vengono ristabilite in una sfera di unità e di vita, vengono redente e salvate in una pienezza d’incarnazione e di illuminazione.

 



1 Giovanni Vannucci, «La tentazione», 01a domenica di Quaresima, Anno A; in Risveglio della coscienza, 1a ed. Centro studi ecumenici Giovanni XXIII, Sotto il Monte (BG) ed. CENS, Milano 1984; Pag. 45-47.