il Vangelo della domenica e delle feste
seguito, se disponibili, dalle omelie di p. Vannucci o altri commenti

Domenica 19 agosto 2007
XX domenica del tempo ordinario - anno C

Vangelo
Luca 12, 49-57
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: <<Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! C'è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. D'ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera>>. Diceva ancora alle folle: <<Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade. Ipocriti! Sapete giudicare l'aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?>>.

Gesù, dopo l'entusiasmo iniziale del gioioso annuncio del regno, deve constatare che molti non comprendono e non accettano. Il fuoco dello Spirito sarà acceso solo dopo che egli riceverà il "battesimo", cioè il passaggio attraverso la morte e la resurrezione. Ormai la distinzione fondamentale fra le persone sarà fra quelli che sono maturi per comprendere e accettare il mondo nuovo e quelli che ancora sono legati a una visione del mondo accecata dall'influenza dell'Avversario. Per noi si tratta di porre la nostra gioia non nel successo materiale ma nella consapevolezza di essere Uno in Cristo con i fratelli.

 

Domenica 26 agosto 2007
XXI domenica del tempo ordinario - anno C

Luca 13, 22-30
In quel tempo, Gesù passava per città e villaggi, insegnando, mentre camminava verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: <<Signore, sono pochi quelli che si salvano?>>. Rispose: <<Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d'iniquità! Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi>>.

Gesù non parla per enunciare dottrine, ma per smuovere i cuori induriti perchè si facciano docili alla buona novella. Quando incontra i peccatori ha solo parole di tenerezza e di incoraggiamento, perchè sa che di questo hanno bisogno. Quando incontra persone fredde e interessate ai loro giochi mentali, come in questo caso, li scuote per indurli alla conversione. Molti di noi che riteniamo di essere buoni cristiani siamo fra i destinatari di questo vigoroso richiamo.

 

Domenica 2 settembre 2007
XXII domenica del tempo ordinario - anno C

Vangelo
Luca 14, 1. 7-14

Avvenne un sabato che Gesù era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo. Osservando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro una parabola: <<Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più ragguardevole di te e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: Cedigli il posto! Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. Invece quando sei invitato, va' a metterti all'ultimo posto, perché venendo colui che ti ha invitato ti dica: Amico, passa più avanti. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato>>. Disse poi a colui che l'aveva invitato: <<Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch'essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando dai un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti>>.

omelia di p. Vannucci

 

Domenica 9 settembre 2007
XXIII domenica del tempo ordinario - anno C

Dal vangelo secondo Luca, 14, 25-33
In quel tempo, siccome molta gente andava con lui, Gesù si voltò e disse: <<Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace. Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo>>.

Gesù ci avverte che non si può annacquare la sua richiesta nemmeno per compiacere le persone più care. Il Vangelo è una scelta di vita assolutamente impegnativa. Anche chi crede di avere buona volontà è invitato a fare i conti con se stesso per valutare se ha veramente compreso fino a che punto la proposta evangelica penetra alle radici della sua vita.

Domenica 16 settembre 2007
XXIV domenica del tempo ordinario - anno C

Dal vangelo secondo Luca, 15, 1-32
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro».
Allora egli disse loro questa parabola: «Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta.
Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.
O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta.
Così, vi dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto.
Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava.
Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni.
Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: E' tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso.
Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato» .

Perchè i peccatori non sembrano più interessati al messaggio di Cristo? Non ci capita forse di avere la sindrome del fratello maggiore? Anche di fronte a Dio, pretendiamo di essere trattati meglio dei "peccatori". La conversione non è rispettare le regole: è scoprire che Dio ci ama comunque, a qualsiasi punto ci troviamo del nostro cammino..

 

DOMENICA 23 SETTEMBRE 2007
XXV domenica del tempo ordinario - anno C

Dal vangelo secondo Luca, 16, 1-13

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli: <<C'era un uomo ricco che aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere amministratore. L'amministratore disse tra sé: Che farò ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ho forza, mendicare, mi vergogno. So io che cosa fare perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua. Chiamò uno per uno i debitori del padrone e disse al primo: Tu quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento barili d'olio. Gli disse: Prendi la tua ricevuta, siediti e scrivi subito cinquanta. Poi disse a un altro: Tu quanto devi? Rispose: Cento misure di grano. Gli disse: Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta. Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto. Se dunque non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona>>.

Questo brano di Luca, come gran parte della predicazione di Gesù, può essere visto come un commento al comando di "amare Dio con tutto il cuore". Non si tratta di fare grandi ragionamenti o sfoggio di sapienza interpretativa. Basta guardarsi dentro e domandarsi se amiamo davvero il nostro Padre dei cieli.

 

Domenica 30 settembre 2007

Dal vanglo secondo Luca, 16, 19-31

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: <<C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi>>.

Anche questo è un passo rivolto non ai lontani, ai quali Gesù si rivolge sempre con amore. Qui Gesù parla ai suoi seguaci, ai ricchi che stanno a rimpinzarsi e non condividono il dolore dei poveri che sono intorno a loro, eppure immaginano di essere persone religiose. Gesù insiste nel dire che non possiamo considerarci suoi discepoli se non cambiamo profondamente la nostra vita

Domenica 7 ottobre 2007
XXVII settimana del tempo ordinario

Dal vangelo secondo Luca 17, 5-10
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: <<Aumenta la nostra fede!>>. Il Signore rispose: <<Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare>>.

Omelia di p. Vannucci
Riportiamo alcuni brani:

"Ordinariamente, nella comune esperienza, confondiamo la fede con la pratica religiosa... La fede è un delicatissimo senso animico che rivela all’uomo la realtà trascendente nell’immanenza di ogni cosa; senso che rivela alla coscienza il segreto significato della manifestazione e le permette di equilibrare il richiamo che viene dal silenzio del passato e da quello del futuro. ... La fede è una tranquilla e costante sensazione di Dio, per cui l’uomo si muove nella vita con la naturalezza del pesce nell’acqua chiara, e vivendo in questa sensazione opera con sereno equilibrio e non si lascia sopraffare o turbare da cosa alcuna, per cui tutto ciò che è transitorio non occupa l’anima che di passaggio, senza turbarla o distrarla dal suo tranquillo abbandono di servo e di servo inutile. Nello stato di fede non solo tutto è possibile, ma è impossibile che qualcosa non sia possibile."

Domenica 14 ottobre 2007
XXXIII settimana del tempo ordinario
Vangelo
Lc 17, 11-19

Dal vangelo secondo Luca.
Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: <<Gesù maestro, abbi pietà di noi!>>. Appena li vide, Gesù disse: <<Andate a presentarvi ai sacerdoti>>. E mentre essi andavano, furono sanati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: <<Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?>>. E gli disse: <<Alzati e va'; la tua fede ti ha salvato!>>.

omelia di Giovanni Vannucci

Domenica 21 ottobre 2007
XXIX settimana del tempo ordinario

Vangelo
Luca 18, 1-8
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi: <<C'era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi>>. E il Signore soggiunse: <<Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?>>.

Omelia di p. Vannucci

Domenica 28 ottobre 2007
XXX settimana del tempo ordinario

Vangelo
Luca 18, 9-14
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: <<Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato>>.

Gesù è pieno di sconfinato amore per i peccatori ed è durissimo con gli uomini dell'istituzione religiosa. Forse c'è qualcosa nella sua buona notizia che non abbiamo capito bene...
Forse i suoi discepoli devono solo occuparsi del servizio reciproco e non attribuire patenti di santo o di peccatore...

FESTA DI TUTTI I SANTI, 1 NOVEMBRE 2007

Vangelo, Matteo 5, 1-12

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: <<Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli>>.

omelie di G. Vannucci : anno A, anno C

domenica 4 novembre 2007, XXXI del tempo ordinario

Dal vangelo secondo Luca 19, 1-10
In quel tempo, Gesù, entrato in Gerico, attraversava la città. Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: <<Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua>>. In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: <<E` andato ad alloggiare da un peccatore!>>. Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: <<Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto>>. Gesù gli rispose: <<Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo; il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto>>.

Gesù fa cose assolutamente sconvenienti nell'opinione del suo ambiente. Un pubblicano era considerato dalla teologia ufficiale come un peccatore che non avrebbe mai potuto essere perdonato. Entrare nella sua casa, o anche solo cambiare i soldi presso di lui, voleva dire diventare immondi... Gesù entra nella casa proib ita del peccatore e dichiara che insieme a lui è entrata la salvezza!

11 novembre 2007 XXXII domenica del tempo ordinario

Dal vangelo secondo Luca 20, 27-38

Dal vangelo secondo Luca.
In quel tempo, si avvicinarono poi alcuni sadducei, i quali negano che vi sia la risurrezione, e posero a Gesù questa domanda: <<Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se a qualcuno muore un fratello che ha moglie, ma senza figli, suo fratello si prenda la vedova e dia una discendenza al proprio fratello. C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette; e morirono tutti senza lasciare figli. Da ultimo anche la donna morì. Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie>>. Gesù rispose: <<I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell'altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui>>.

Omelia di G. Vannucci