a fare a meno degli uomini,
gli uomini non potranno più
fare a meno di te”
Antico Monaco
Giovanni è nel Giordano con i suoi discepoli,
fra la terra della schiavitù e la terra della liberazione, fra l’Egitto e la
Palestina. Un giorno fissa lo sguardo su Gesù che passa.
Seguire Dio è da sempre un gioco di sguardi, non di
teoria, ne di parole o ragionamenti. Un fissare lo
sguardo, un fermarsi, un ascoltare, un vedere dove abita e a distanza di anni ricordarsi che ora era. quando
ti ha chiamato.
Un cristianesimo concreto, fatto di sguardi e di cammino,
di ricerca e di confidenze, di gambe e di mani,
di cuore e di occhi.
C’è un momento nella vita di ciascuno di noi, un momento
semplice e nascosto, ma anche grande e evidente, in
cui quel Dio, che prima non si conosce, diventa conosciuto e dove, come
Giovanni, dici: «Ecco l’ho trovato».
Una ricerca continua e costante quella
di Giovanni, fin dalla nascita; ma proprio quando pensava di aver trovato. Gesù, l’inafferrabile, gli confonde
le idee.
Giovanni pensava che nessuno avrebbe potuto togliergli la
gioia di veder crescere la fama di Gesù e lui diminuire, ma in un attimo si rende conto che è Lui in realtà che diminuisce.
Un giorno, non ci capisce più nulla tanto da mandare a
dire: “Sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”
Giovanni
aveva parlato alla gente di mietitura, Gesù ora parla di semina, Giovanni aveva
parlato di scure per abbattere l’albero alla sua radice, Gesù, invece, di
pazienza e di perdono.
Dio non basta accoglierlo, occorre
saper accogliere un Dio diverso da come te lo aspettavi.
È il Dio dei ribaltamenti, che dice: “chi pensa di essere il primo diventerà l’ultimo”. È
l’onnipotente che si fa semplice e umile.
Giovanni, uomo austero, fuori da
ogni moda, che non concentra l’attenzione su di sé, ma rimanda ad un altro, che
non predica sulle piazze ma nel deserto, che non va a cercare la gente ma è la
gente ad andare da lui.
Grida e vive nel deserto e nel silenzio, nel luogo dove
ognuno è ripulito dall’abitudine e ritrova il suo splendore e la sua forza
originaria, dove ci sono parole che
ti trasformano.
Giovanni dice “convertitevi”, richiamando un’esigenza
fondamentale per ognuno: l’esigenza di ri-ordinare la propria esistenza.
Giovanni, con la sua austera coerenza e il suo distacco da
ogni ambizione personale, sembra sbatterci in faccia la domanda: «chi sei?».
La gente andava da Giovanni a chiedere: “Cosa dobbiamo fare?”
La sua risposta è sempre stata pratica e riguardava la giustizia: «Non esigete niente di più
di quanto fissato»; la carità: «Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ce l’ha»; il rispetto: «Non maltrattate, ne estorcete niente a nessuno». Chiede di rimanere al
proprio posto, in un modo diverso.
Il Battista, mi ha aiutato a mettere
insieme la doppia anima che è dentro di me: quella di monaco e quella di
pellegrino: la lotta, l’impegno e la giustizia, che si abbracciano con il
silenzio e il raccoglimento.
“Dio concederà la pioggia per il seme, darà il pane prodotto
dalla terra... su ogni monte e colle scorreranno canali e torrenti di acqua fresca... Il Signore curerà le piaghe del suo
popolo”, questo dice Isaia, chiedendoci di gridare sui tetti le
ingiustizie di oggi, trovando nel deserto la sorgente della delicatezza e della
compassione.
Giovanni è figlio di Zaccaria, e
Zaccaria in ebraico significa: Dio ha un pensiero. Ecco il pensiero e il
sogno di Dio: trovare persone come Giovanni che non hanno
bisogno di protagonismo, ne di cercare proseliti e tantomeno
di rumore.
Prima di
partorire Giovanni, Elisabetta sua madre, rimane chiusa cinque mesi in casa per
la vergogna di essere incinta a quell’età, e suo padre Zaccaria resta muto per tre mesi per la sua mancanza di fiducia.
Ci vuole silenzio e umiltà quando Dio
si fa cosi vicino.